Ogni volta che la politica appare incapace di decidere, lo sguardo dell’opinione pubblica si sposta inevitabilmente verso un giudice. Una legge controversa? Sarà la Corte costituzionale a pronunciarsi. Un conflitto istituzionale? Toccherà alla magistratura risolverlo. Una questione eticamente sensibile? Si attende una sentenza più che un voto parlamentare. È il segno di una democrazia più matura oppure dell’indebolimento della politica? È una domanda che attraversa gran parte delle democrazie occidentali e che “I signori del diritto. Il potere più irresponsabile”, di Raimondo Cubeddu e Pier Giuseppe Monateri, con prefazione di Nicolò Zanon, affronta con rigore e profondità.
Il libro prende in esame un fenomeno che negli ultimi decenni è diventato sempre più evidente: il diritto ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione fino a occupare spazi che un tempo appartenevano quasi esclusivamente alla politica. Non si limita più a fissare le regole del gioco democratico, ma interviene sempre più spesso nella definizione delle grandi scelte collettive. Gli autori invitano così a riflettere su un cambiamento che riguarda da vicino tutte le democrazie contemporanee: l’espansione del potere dei giuristi e il conseguente spostamento del baricentro decisionale dalle assemblee rappresentative alle sedi giudiziarie.
Pier Giuseppe Monateri descrive la nascita di quella che definisce una vera e propria ‘repubblica dei giuristi’. Giudici, pubblici ministeri, costituzionalisti e interpreti del diritto non vengono rappresentati soltanto come applicatori delle norme, ma come protagonisti sempre più influenti nella definizione delle politiche pubbliche. Il rischio individuato è che il diritto smetta di essere il limite del potere per trasformarsi esso stesso in una forma di potere, affidando a soggetti privi di investitura elettorale decisioni destinate a incidere profondamente sulla vita della collettività.
Raimondo Cubeddu amplia ulteriormente la prospettiva riportando il lettore alla grande tradizione del liberalismo classico. Attraverso il pensiero di David Hume, Carl Menger, Friedrich Hayek e soprattutto Bruno Leoni, il diritto viene presentato come un ordine che nasce dall’evoluzione della società, dalle consuetudini e dalle relazioni spontanee tra gli individui, più che dalla volontà del legislatore o dall’interpretazione creativa del giudice. È una concezione che restituisce centralità alla società civile e richiama una delle intuizioni più feconde del pensiero liberale: le istituzioni più solide sono spesso quelle che nessuno ha progettato integralmente.
È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del volume. “I signori del diritto” non si limita a richiamare l’attenzione sui rischi dell’attivismo giudiziario, ma riporta al centro una domanda che attraversa tutta la tradizione liberale, da Montesquieu a Bruno Leoni: chi controlla chi esercita il potere di interpretare le leggi? La separazione dei poteri nasce precisamente per evitare che una sola funzione dello Stato possa prevalere sulle altre. Quando questo equilibrio si altera, il problema non riguarda soltanto il funzionamento delle istituzioni, ma investe direttamente la qualità della libertà dei cittadini.
La prefazione di Nicolò Zanon colloca questa riflessione nel quadro dello Stato di diritto, ricordando come la forza di una democrazia costituzionale non risieda nel governo dei giudici, ma nel governo delle regole. Una distinzione che può apparire sottile, ma che rappresenta uno dei cardini della tradizione liberale: nessun potere può dirsi davvero legittimo se non riconosce limiti al proprio esercizio.
Il merito del libro consiste anche nel trasformare un tema spesso confinato agli specialisti in una questione di interesse generale. Le pagine di Cubeddu e Monateri mostrano come il rapporto tra politica, diritto e magistratura non riguardi soltanto gli operatori della giustizia, ma ogni cittadino chiamato a vivere in una società libera. Dietro il dibattito sul ruolo dei giudici si nasconde infatti una domanda ancora più ampia: chi deve assumere le decisioni fondamentali di una comunità politica e attraverso quali meccanismi di responsabilità democratica?
“I signori del diritto” invita così a guardare oltre le polemiche del momento per riflettere sul delicato equilibrio tra libertà, rappresentanza e legalità. Perché il diritto è una delle più grandi conquiste della civiltà occidentale. Ma continua a essere una garanzia di libertà soltanto finché rimane il limite del potere, senza trasformarsi esso stesso nel potere che non conosce più limiti.
Valori liberali
L’Associazione Lodi Liberale si ispira ai valori del liberalismo.
Crediamo nell’uguaglianza degli uomini davanti alla legge, ma contestualmente consideriamo la diversità una risorsa e un’opportunità di crescita nel confronto, non un problema.
Crediamo che tutti gli individui abbiamo una conoscenza limitata e fallibile, perciò non confidiamo nel governo degli uomini ma nel governo della legge.
Crediamo nella pluralità dei valori e che quindi nessuno, neanche lo stato, abbia il potere di imporre i propri valori a nessun altro, ma che ci siano valori minimi, propri della civiltà occidentale, che sono inderogabili... (Carta dei Valori Lodi Liberale)

