Associazione Lodi Liberale

 Valori liberali

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L’Associazione Lodi Liberale si ispira ai valori del liberalismo. Crediamo nell’uguaglianza degli uomini davanti alla legge, ma contestualmente consideriamo la diversità una risorsa e un’opportunità di crescita nel confronto, non un problema. Crediamo che tutti gli individui abbiamo una conoscenza limitata e fallibile, perciò non confidiamo nel governo degli uomini ma nel governo della legge. Crediamo nella pluralità dei valori e che quindi nessuno, neanche lo stato, abbia il potere di imporre i propri valori a nessun altro, ma che ci siano valori minimi, propri della civiltà occidentale, che sono inderogabili... (Carta dei Valori Lodi Liberale)

Il Consiglio direttivo

Associazione Lodi Liberale
LORENZO MAGGI
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Presidente
JACOPO BOSONI
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Segretario
STEFANO BOSI
STEFANO BOSI
Consigliere
ANDREA FORTE
ANDREA FORTE
Consigliere
SOFIA MORAMARCO
SOFIA MORAMARCO
Consigliere

Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire

da "L'antico regime e la rivoluzione" - Alexis De Tocqueville (1805-1859)

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Eventi & News

  • Il sistema giudiziario sta guarendo?

    Con “Il sistema colpisce ancora”, Alessandro Sallusti e Luca Palamara tornano su una vicenda che ha segnato in modo profondo la credibilità della magistratura italiana negli ultimi anni. Se “Il Sistema” aveva raccontato dall’interno il meccanismo di correnti, nomine e relazioni incrociate che regolano la vita del Consiglio Superiore della Magistratura, questo nuovo volume si concentra sulle conseguenze di quella rivelazione: sulle reazioni dell’apparato, sulle dinamiche di difesa corporativa, sulle persistenze di un modello di potere che, nonostante lo scandalo, sembra riprodursi.
    Il libro è costruito come un dialogo tra Sallusti, giornalista e osservatore politico, e Palamara, ex magistrato ed ex presidente dell’ANM, divenuto simbolo dello scandalo che nel 2019 ha travolto il CSM. Il punto di vista è dichiaratamente interno: Palamara parla da protagonista caduto, ma anche da testimone di un sistema che, a suo dire, non è stato scalfito nella sostanza. Non si tratta dunque di una semplice memoria difensiva, bensì di una narrazione che ambisce a mostrare la continuità di un metodo di gestione del potere giudiziario.
    Il cuore del libro sta nell’idea che lo scandalo non abbia prodotto una vera riforma, ma solo una redistribuzione degli equilibri interni: le correnti, le logiche di appartenenza, le trattative sulle nomine, lungi dall’essere superate, si sarebbero semplicemente riorganizzate. Il “sistema” non sarebbe crollato, ma si sarebbe adattato. Da qui il titolo: il sistema “colpisce ancora”, nel senso che reagisce, si protegge, si ricompone.
    Dal punto di vista liberale, l’interesse del libro non risiede tanto nelle singole accuse o nelle polemiche contingenti, quanto nella questione di fondo: il rapporto tra potere giudiziario e responsabilità. Una democrazia costituzionale si fonda sull’equilibrio tra poteri, ma questo equilibrio presuppone trasparenza, controllo e possibilità di critica. Quando il potere giudiziario tende a sottrarsi al giudizio pubblico, appellandosi alla propria funzione di garanzia, si crea una tensione che mina la fiducia nelle istituzioni.
    Sallusti incalza Palamara su questo punto, mettendo in luce le ambiguità di un sistema che da un lato rivendica autonomia e indipendenza, dall’altro mostra dinamiche interne fortemente politicizzate. Le pagine dedicate alle nomine dei capi degli uffici giudiziari, alle relazioni con la politica, alle interferenze mediatiche, offrono uno spaccato che va oltre la vicenda personale dell’autore. Emerge l’immagine di una magistratura attraversata da correnti che non sono semplici associazioni culturali, ma veri centri di potere.
    Il libro non è neutrale, né pretende di esserlo. La voce di Palamara è inevitabilmente segnata dalla propria esperienza di esclusione e condanna disciplinare. Tuttavia, anche tenendo conto di questa prospettiva soggettiva, resta una domanda che attraversa l’intero testo: quanto è realmente cambiato dopo lo scandalo? La risposta che gli autori suggeriscono è scettica: le riforme non avrebbero inciso sulle logiche profonde di funzionamento del CSM.
    In questo senso, “Il sistema colpisce ancora” si inserisce in un dibattito più ampio sulla riforma della giustizia italiana. Non offre soluzioni tecniche dettagliate, ma sollecita una riflessione politica: l’indipendenza della magistratura è un presidio irrinunciabile dello Stato di diritto, ma non può trasformarsi in autoreferenzialità. Infatti l’autonomia, in una prospettiva liberale, è inseparabile dalla responsabilità.
    Il merito del libro sta nell’avere riportato l’attenzione su un nodo strutturale della democrazia italiana. Anche chi non condivide tutte le tesi degli autori non può ignorare il problema sollevato: la percezione diffusa che esista un circuito chiuso di potere, difficilmente penetrabile dall’esterno. La crisi di fiducia verso la giustizia non nasce solo da errori giudiziari, ma dall’impressione di opacità nelle dinamiche interne.
    Sallusti e Palamara consegnano dunque al lettore un testo che è insieme testimonianza e atto d’accusa. Non è un saggio accademico, ma un racconto politico-istituzionale che interroga il funzionamento reale della giustizia italiana. Per chi guarda alle istituzioni con sensibilità liberale, la questione non è difendere o attaccare la magistratura, ma chiedere che ogni potere – anche quello giudiziario – resti sottoposto a regole chiare, trasparenti e verificabili.
    In definitiva, “Il sistema colpisce ancora” non chiude il dibattito aperto dallo scandalo del CSM; al contrario, lo riapre. E ricorda che la credibilità dello Stato di diritto non dipende dall’infallibilità dei suoi protagonisti, ma dalla capacità delle istituzioni di correggere sé stesse senza chiudersi in difesa corporativa. read more

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  • Uomini e donne dentro Israele

    Ci sono libri che spiegano Israele attraverso mappe, risoluzioni ONU, date e trattati. E poi c’è “Lo scandalo Israele” di David Parenzo (Rizzoli editore),che sceglie un’altra via: raccontare volti, famiglie, vite spezzate o ricomposte dentro la quotidianità di un Paese che vive in bilico tra normalità e guerra.
    Il libro non nasce da un esercizio teorico. Nasce da un conflitto interiore. Parenzo lo dichiara senza ambiguità: è “ebreo e laico”, crede nella separazione tra Stato e religione, ma ama Israele perché lo sente come “seconda patria ideale”, “Occidente in Oriente”, “oasi di democrazia” . L’immagine che attraversa le prime pagine è potentissima: a Roma la tavola del venerdì sera è apparecchiata, la tovaglia di fiandra è quella buona; altrove, “Israele invece va a fuoco”. È la distanza tra pace privata e incendio pubblico.
    Da qui si dipanano sette storie. Non casi simbolici, ma esistenze concrete. Madri e padri che vivono con il telefono sempre acceso. Giovani che fanno il servizio militare sapendo che non è un rito astratto, ma una necessità. Famiglie che hanno conosciuto il terrorismo e, insieme, continuano a credere nella convivenza. Ogni racconto è un frammento di quel mosaico che l’autore, nelle pagine finali, definisce “uno spaccato di Israele che spesso è poco indagato”.
    Il punto centrale non è l’eroismo, ma la normalità sotto pressione. Israele appare come un Paese in cui si litiga, si vota, si protesta contro il governo, si discute di giustizia e di guerra. Parenzo non indulge in santificazioni: prende le distanze da Benjamin Netanyahu e dalla sua coalizione. Ma attraverso le storie personali mostra che ridurre tutto a una caricatura politica significa cancellare milioni di vite che non coincidono con un governo.
    Il libro è attraversato da una consapevolezza dolorosa: l’isolamento culturale di Israele in parte dell’opinione pubblica occidentale. Lo scandalo, allora, non è lo Stato ebraico in sé, ma la rimozione della sua complessità. Quando si dimenticano le storie – le famiglie, i bambini, le paure – restano solo gli slogan.
    Non a caso Parenzo chiude evocando Antonio Tabucchi e le “ragioni del cuore”. E aggiunge che, in questo caso, cuore e convinzioni coincidono. Non è solo un libro scritto “di pancia”: è una presa di posizione ragionata, che nasce dall’intreccio tra identità personale e principio democratico.
    Per Lodi Liberale, “Lo scandalo Israele” è interessante proprio per questo: ricorda che il liberalismo non è equidistanza sterile, ma capacità di riconoscere la dignità delle persone dentro i conflitti della storia. Le sette storie raccontate non risolvono il dramma mediorientale. Tuttavia, obbligano il lettore a guardare Israele non come simbolo, bensì come società viva, attraversata da dolore e da libertà.
    E forse è proprio qui la lezione più forte del libro: prima di giudicare uno Stato, bisogna ascoltare le sue persone. read more

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