Associazione Lodi Liberale

 Valori liberali

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L’Associazione Lodi Liberale si ispira ai valori del liberalismo. Crediamo nell’uguaglianza degli uomini davanti alla legge, ma contestualmente consideriamo la diversità una risorsa e un’opportunità di crescita nel confronto, non un problema. Crediamo che tutti gli individui abbiamo una conoscenza limitata e fallibile, perciò non confidiamo nel governo degli uomini ma nel governo della legge. Crediamo nella pluralità dei valori e che quindi nessuno, neanche lo stato, abbia il potere di imporre i propri valori a nessun altro, ma che ci siano valori minimi, propri della civiltà occidentale, che sono inderogabili... (Carta dei Valori Lodi Liberale)

Il Consiglio direttivo

Associazione Lodi Liberale
LORENZO MAGGI
LORENZO MAGGI
Presidente
JACOPO BOSONI
JACOPO BOSONI
Segretario
STEFANO BOSI
STEFANO BOSI
Consigliere
ANDREA FORTE
ANDREA FORTE
Consigliere
SOFIA MORAMARCO
SOFIA MORAMARCO
Consigliere

Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire

da "L'antico regime e la rivoluzione" - Alexis De Tocqueville (1805-1859)

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Eventi & News

  • I nuovi scenari geopolitici globali

    Il titolo del libro di Gianni Vernetti, libro che abbiamo presentato a Lodi Liberale nella serata del 2 marzo , richiama volutamente il celebre studio di Peter Hopkirk, “Il Grande Gioco”, dedicato alla competizione geopolitica tra l’Impero britannico e quello russo nell’Asia centrale dell’Ottocento. Vernetti riprende quella formula storica per descrivere una nuova stagione di rivalità tra potenze, in cui la dimensione geografica e strategica dell’Eurasia torna a essere decisiva. “Il nuovo Grande Gioco” non è la replica di quello ottocentesco, ma un confronto più complesso tra modelli politici, potenze regionali e interessi globali.
    Il libro nasce da un lungo viaggio compiuto dall’autore attraverso alcune delle aree più sensibili del sistema internazionale contemporaneo. Vernetti attraversa regioni che negli ultimi anni sono tornate al centro della geopolitica mondiale: dall’Asia centrale al Caucaso, dal Medio Oriente all’Indo-Pacifico. Questo itinerario non ha soltanto valore narrativo, ma diventa il filo conduttore dell’analisi. Ogni tappa del viaggio permette di osservare come si ridefiniscano gli equilibri tra Stati, come si intreccino interessi energetici e rotte commerciali, e come si manifesti la competizione tra democrazie e potenze autoritarie.
    La prospettiva dell’autore è quella di chi ha conosciuto direttamente la politica internazionale. Già parlamentare e sottosegretario agli Esteri, Vernetti osserva le trasformazioni dell’ordine globale con uno sguardo che unisce esperienza diplomatica e curiosità analitica. Il risultato è un libro che alterna reportage, ricostruzione storica e riflessione strategica, mantenendo sempre al centro il rapporto tra geografia e potere.
    L’idea di fondo è che la fase inaugurata dopo la fine della Guerra fredda sia ormai conclusa. Per molti anni si è pensato che la globalizzazione economica avrebbe progressivamente attenuato le rivalità geopolitiche, favorendo una convergenza tra sistemi diversi. Gli eventi degli ultimi anni – dalla crescente assertività della Cina alla guerra russa contro l’Ucraina – hanno dimostrato il contrario. Il mondo sta entrando in una nuova stagione di competizione tra potenze, nella quale il controllo delle infrastrutture, delle risorse energetiche e delle rotte commerciali torna ad assumere un’importanza centrale.
    In questo quadro, Vernetti individua alcuni protagonisti fondamentali del nuovo confronto strategico. La Russia rappresenta l’esempio più evidente di potenza revisionista, determinata a ridisegnare con la forza i confini dell’ordine europeo. La Cina, invece, agisce con strumenti più complessi: espansione economica, investimenti infrastrutturali, influenza tecnologica. Il progetto della “Belt and Road Initiative diventa uno degli strumenti attraverso cui Pechino cerca di costruire una propria sfera di influenza lungo le grandi direttrici eurasiatiche.
    Il viaggio dell’autore mostra come queste dinamiche non restino astratte, ma si traducano in scelte concrete per molti Paesi situati tra Europa e Asia. Stati dell’Asia centrale, del Caucaso o del Medio Oriente si trovano spesso a navigare tra potenze concorrenti, cercando di mantenere margini di autonomia in un contesto sempre più competitivo. In questo senso il “Grande Gioco” contemporaneo è più frammentato di quello ottocentesco, ma non meno decisivo.
    Una parte significativa del libro è dedicata anche al ruolo dell’Europa. Vernetti sostiene che il continente non possa più permettersi di restare spettatore delle trasformazioni geopolitiche in corso. Per molti anni l’Unione europea ha potuto concentrarsi soprattutto sull’integrazione economica, contando sulla protezione strategica garantita dall’alleanza atlantica. Oggi, tuttavia, la competizione globale richiede una maggiore consapevolezza politica e strategica.
    Da questo punto di vista, il libro assume una posizione chiaramente atlantista. La cooperazione tra Europa e Stati Uniti rimane, per Vernetti, il principale pilastro della stabilità internazionale. La difesa dell’Ucraina, in questa prospettiva, non è soltanto una questione regionale, ma una prova della capacità dell’Occidente di difendere i principi fondamentali dell’ordine internazionale: sovranità degli Stati, rispetto delle frontiere, rifiuto della guerra di aggressione.
    Il merito principale del libro sta proprio nella capacità di collegare osservazione diretta e riflessione strategica. Il viaggio diventa lo strumento attraverso cui leggere un mondo che sta cambiando rapidamente, e in cui la dimensione geopolitica torna a imporsi con forza. Vernetti invita il lettore a guardare oltre le illusioni della stabilità post-guerra fredda e a riconoscere che la competizione tra potenze è tornata al centro della politica internazionale.
    “Il nuovo Grande Gioco è dunque un libro che combina racconto e analisi per restituire al lettore italiano una consapevolezza spesso assente nel dibattito pubblico: la libertà e la sicurezza delle società democratiche dipendono anche dagli equilibri geopolitici che si costruiscono oltre i loro confini. In un’epoca in cui l’ordine internazionale appare sempre più incerto, comprendere queste dinamiche non è soltanto un esercizio accademico, ma una necessità politica. read more

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  • Il sistema giudiziario sta guarendo?

    Con “Il sistema colpisce ancora”, Alessandro Sallusti e Luca Palamara tornano su una vicenda che ha segnato in modo profondo la credibilità della magistratura italiana negli ultimi anni. Se “Il Sistema” aveva raccontato dall’interno il meccanismo di correnti, nomine e relazioni incrociate che regolano la vita del Consiglio Superiore della Magistratura, questo nuovo volume si concentra sulle conseguenze di quella rivelazione: sulle reazioni dell’apparato, sulle dinamiche di difesa corporativa, sulle persistenze di un modello di potere che, nonostante lo scandalo, sembra riprodursi.
    Il libro è costruito come un dialogo tra Sallusti, giornalista e osservatore politico, e Palamara, ex magistrato ed ex presidente dell’ANM, divenuto simbolo dello scandalo che nel 2019 ha travolto il CSM. Il punto di vista è dichiaratamente interno: Palamara parla da protagonista caduto, ma anche da testimone di un sistema che, a suo dire, non è stato scalfito nella sostanza. Non si tratta dunque di una semplice memoria difensiva, bensì di una narrazione che ambisce a mostrare la continuità di un metodo di gestione del potere giudiziario.
    Il cuore del libro sta nell’idea che lo scandalo non abbia prodotto una vera riforma, ma solo una redistribuzione degli equilibri interni: le correnti, le logiche di appartenenza, le trattative sulle nomine, lungi dall’essere superate, si sarebbero semplicemente riorganizzate. Il “sistema” non sarebbe crollato, ma si sarebbe adattato. Da qui il titolo: il sistema “colpisce ancora”, nel senso che reagisce, si protegge, si ricompone.
    Dal punto di vista liberale, l’interesse del libro non risiede tanto nelle singole accuse o nelle polemiche contingenti, quanto nella questione di fondo: il rapporto tra potere giudiziario e responsabilità. Una democrazia costituzionale si fonda sull’equilibrio tra poteri, ma questo equilibrio presuppone trasparenza, controllo e possibilità di critica. Quando il potere giudiziario tende a sottrarsi al giudizio pubblico, appellandosi alla propria funzione di garanzia, si crea una tensione che mina la fiducia nelle istituzioni.
    Sallusti incalza Palamara su questo punto, mettendo in luce le ambiguità di un sistema che da un lato rivendica autonomia e indipendenza, dall’altro mostra dinamiche interne fortemente politicizzate. Le pagine dedicate alle nomine dei capi degli uffici giudiziari, alle relazioni con la politica, alle interferenze mediatiche, offrono uno spaccato che va oltre la vicenda personale dell’autore. Emerge l’immagine di una magistratura attraversata da correnti che non sono semplici associazioni culturali, ma veri centri di potere.
    Il libro non è neutrale, né pretende di esserlo. La voce di Palamara è inevitabilmente segnata dalla propria esperienza di esclusione e condanna disciplinare. Tuttavia, anche tenendo conto di questa prospettiva soggettiva, resta una domanda che attraversa l’intero testo: quanto è realmente cambiato dopo lo scandalo? La risposta che gli autori suggeriscono è scettica: le riforme non avrebbero inciso sulle logiche profonde di funzionamento del CSM.
    In questo senso, “Il sistema colpisce ancora” si inserisce in un dibattito più ampio sulla riforma della giustizia italiana. Non offre soluzioni tecniche dettagliate, ma sollecita una riflessione politica: l’indipendenza della magistratura è un presidio irrinunciabile dello Stato di diritto, ma non può trasformarsi in autoreferenzialità. Infatti l’autonomia, in una prospettiva liberale, è inseparabile dalla responsabilità.
    Il merito del libro sta nell’avere riportato l’attenzione su un nodo strutturale della democrazia italiana. Anche chi non condivide tutte le tesi degli autori non può ignorare il problema sollevato: la percezione diffusa che esista un circuito chiuso di potere, difficilmente penetrabile dall’esterno. La crisi di fiducia verso la giustizia non nasce solo da errori giudiziari, ma dall’impressione di opacità nelle dinamiche interne.
    Sallusti e Palamara consegnano dunque al lettore un testo che è insieme testimonianza e atto d’accusa. Non è un saggio accademico, ma un racconto politico-istituzionale che interroga il funzionamento reale della giustizia italiana. Per chi guarda alle istituzioni con sensibilità liberale, la questione non è difendere o attaccare la magistratura, ma chiedere che ogni potere – anche quello giudiziario – resti sottoposto a regole chiare, trasparenti e verificabili.
    In definitiva, “Il sistema colpisce ancora” non chiude il dibattito aperto dallo scandalo del CSM; al contrario, lo riapre. E ricorda che la credibilità dello Stato di diritto non dipende dall’infallibilità dei suoi protagonisti, ma dalla capacità delle istituzioni di correggere sé stesse senza chiudersi in difesa corporativa. read more

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