Associazione Lodi Liberale

 Valori liberali

Valori liberali

L’Associazione Lodi Liberale si ispira ai valori del liberalismo. Crediamo nell’uguaglianza degli uomini davanti alla legge, ma contestualmente consideriamo la diversità una risorsa e un’opportunità di crescita nel confronto, non un problema. Crediamo che tutti gli individui abbiamo una conoscenza limitata e fallibile, perciò non confidiamo nel governo degli uomini ma nel governo della legge. Crediamo nella pluralità dei valori e che quindi nessuno, neanche lo stato, abbia il potere di imporre i propri valori a nessun altro, ma che ci siano valori minimi, propri della civiltà occidentale, che sono inderogabili... (Carta dei Valori Lodi Liberale)

Il Consiglio direttivo

Associazione Lodi Liberale
LORENZO MAGGI
LORENZO MAGGI
Presidente
JACOPO BOSONI
JACOPO BOSONI
Segretario
STEFANO BOSI
STEFANO BOSI
Consigliere
ANDREA FORTE
ANDREA FORTE
Consigliere
SOFIA MORAMARCO
SOFIA MORAMARCO
Consigliere

Chi cerca nella libertà altra cosa che la libertà stessa è fatto per servire

da "L'antico regime e la rivoluzione" - Alexis De Tocqueville (1805-1859)

Ultimi eventi Lodi Liberale

Eventi & News

  • Uomini e donne dentro Israele

    Ci sono libri che spiegano Israele attraverso mappe, risoluzioni ONU, date e trattati. E poi c’è “Lo scandalo Israele” di David Parenzo (Rizzoli editore),che sceglie un’altra via: raccontare volti, famiglie, vite spezzate o ricomposte dentro la quotidianità di un Paese che vive in bilico tra normalità e guerra.
    Il libro non nasce da un esercizio teorico. Nasce da un conflitto interiore. Parenzo lo dichiara senza ambiguità: è “ebreo e laico”, crede nella separazione tra Stato e religione, ma ama Israele perché lo sente come “seconda patria ideale”, “Occidente in Oriente”, “oasi di democrazia” . L’immagine che attraversa le prime pagine è potentissima: a Roma la tavola del venerdì sera è apparecchiata, la tovaglia di fiandra è quella buona; altrove, “Israele invece va a fuoco”. È la distanza tra pace privata e incendio pubblico.
    Da qui si dipanano sette storie. Non casi simbolici, ma esistenze concrete. Madri e padri che vivono con il telefono sempre acceso. Giovani che fanno il servizio militare sapendo che non è un rito astratto, ma una necessità. Famiglie che hanno conosciuto il terrorismo e, insieme, continuano a credere nella convivenza. Ogni racconto è un frammento di quel mosaico che l’autore, nelle pagine finali, definisce “uno spaccato di Israele che spesso è poco indagato”.
    Il punto centrale non è l’eroismo, ma la normalità sotto pressione. Israele appare come un Paese in cui si litiga, si vota, si protesta contro il governo, si discute di giustizia e di guerra. Parenzo non indulge in santificazioni: prende le distanze da Benjamin Netanyahu e dalla sua coalizione. Ma attraverso le storie personali mostra che ridurre tutto a una caricatura politica significa cancellare milioni di vite che non coincidono con un governo.
    Il libro è attraversato da una consapevolezza dolorosa: l’isolamento culturale di Israele in parte dell’opinione pubblica occidentale. Lo scandalo, allora, non è lo Stato ebraico in sé, ma la rimozione della sua complessità. Quando si dimenticano le storie – le famiglie, i bambini, le paure – restano solo gli slogan.
    Non a caso Parenzo chiude evocando Antonio Tabucchi e le “ragioni del cuore”. E aggiunge che, in questo caso, cuore e convinzioni coincidono. Non è solo un libro scritto “di pancia”: è una presa di posizione ragionata, che nasce dall’intreccio tra identità personale e principio democratico.
    Per Lodi Liberale, “Lo scandalo Israele” è interessante proprio per questo: ricorda che il liberalismo non è equidistanza sterile, ma capacità di riconoscere la dignità delle persone dentro i conflitti della storia. Le sette storie raccontate non risolvono il dramma mediorientale. Tuttavia, obbligano il lettore a guardare Israele non come simbolo, bensì come società viva, attraversata da dolore e da libertà.
    E forse è proprio qui la lezione più forte del libro: prima di giudicare uno Stato, bisogna ascoltare le sue persone. read more

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    Presentazione libro “Lo scandalo Israele”

    📖 Lunedì 2 febbraio 2026 – ore 21:00
    Presentazione del libro:
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  • L’ipocrisia di cui siamo circondati sta ledendo la nostra libertà

    Con” Ipocriti” (Cairo editore), Giuseppe Cruciani compie un’operazione necessaria: smascherare senza filtri il sistema morale dominante che oggi soffoca il dibattito pubblico. Non siamo di fronte a un semplice libro polemico, ma a un atto di rottura culturale contro un conformismo pervasivo che ha trasformato la sfera pubblica in un tribunale permanente.
    Il bersaglio è chiaro: l’ipocrisia come struttura del discorso contemporaneo. Un’ipocrisia che si traveste da inclusione, da rispetto, da sensibilità, ma che in realtà funziona come dispositivo di controllo. Si proclamano valori universali e si applicano in modo selettivo; si invoca la libertà solo quando non disturba; si difende la tolleranza a patto che nessuno metta in discussione l’ortodossia morale del momento.
    “Ipocriti” mette a nudo questo meccanismo con chiarezza implacabile. La cultura del politicamente corretto non è un semplice codice di buona educazione: è una grammatica del potere. Stabilisce cosa è dicibile, chi può parlare, quali parole sono ammesse e quali devono essere espulse. Non serve la censura formale quando l’autocensura è diventata riflesso condizionato.
    Cruciani coglie un punto essenziale per ogni liberale coerente: la libertà di parola non è un ornamento della democrazia, ma la sua condizione di esistenza. Quando il linguaggio viene sorvegliato, quando l’errore diventa colpa morale, quando la provocazione è equiparata alla violenza simbolica, la società non diventa più civile: diventa più timorosa, più uniforme, più fragile.
    Il libro attraversa i grandi temi del nostro tempo – identità, genere, immigrazione, religione, rapporto tra media e potere – mostrando come la narrazione dominante funzioni attraverso una doppia morale. Alcuni possono tutto; altri devono pesare ogni sillaba. Alcune sensibilità sono sacre; altre irrilevanti. Non è pluralismo: è gerarchia morale.
    La forza di “Ipocriti” sta nell’affermare che una società libera non può fondarsi sul silenziamento del dissenso. Il liberalismo non promette armonia, ma conflitto regolato. Non promette comfort, ma responsabilità. Non protegge dalle parole sgradite, ma protegge il diritto di pronunciarle.
    In questo senso, il libro è profondamente identitario per chi crede nella tradizione liberale classica. Difendere la libertà significa accettare che qualcuno possa dire ciò che non condividiamo. Significa rifiutare la tentazione di trasformare il dibattito pubblico in uno spazio sterilizzato, in cui il rischio è eliminato insieme alla vitalità.
    “Ipocriti” non è un invito alla maleducazione; è un invito alla coerenza. Se crediamo nella libertà, dobbiamo difenderla anche quando è scomoda. Se crediamo nel pluralismo, dobbiamo accettare la dissonanza. Se crediamo nella democrazia, dobbiamo tollerare la parola che disturba.
    In un’epoca che confonde la sensibilità con la censura e il rispetto con il silenzio imposto, il libro di Cruciani riafferma una verità elementare: la libertà non è negoziabile. E chi la difende senza attenuanti non è un provocatore. È semplicemente un liberale. read more

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