Bassani e Mingardi ci introducono alle idee del pensiero politico

lunedì 29 giugno abbiamo presentato, in anteprima nazionale, il libro “Dalla Polis allo Stato. Introduzione alla storia del pensiero politico” di Marco Bassani, professore di Storia delle Dottrine Politiche all’Università degli Studi di Milano, e Alberto Mingardi, Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni.

“Lo Stato reale, quello che quotidianamente ci si presenta, ha dimensioni ben più rilevanti rispetto a quelle pensate persino dal più pervasivo teorico della statualità”. Questo il senso delle parole con le quali il professor Luigi Marco Bassani ha chiuso e in un certo senso sintetizzato la nostra serata.

Il volume di cui abbiamo discusso è un vero e proprio un manuale universitario che ha la caratteristica unica di non appiattirsi sull’accettazione indiscussa di una prospettiva statalista, seppur fornendo un’esposizione articolata che non tralasci l’apporto completo di ognuna fra le più rilevanti tradizioni. L’intento è stato quello di non considerare ogni singolo contributo della lunga storia delle dottrine politiche come un un tassello in vista della costruzione di una società incentrata, dominata e finalizzata allo Stato. Gli uomini, dall’antichità greca fino ai giorni nostri, hanno sempre provato a risolvere le questioni poste dalla convivenza e sicuramente la soluzione progressivamente emersa con l’età moderna e contemporanea come la preponderante è quella che ha portato alla forma statuale. Tuttavia non si deve dimenticare che essa non è stata e non è la sola. Perciò, sia storicamente che teoreticamente, non possono essere dimenticate le alternative ed il peso che le critiche alla teoria dominante hanno rivestito e rivestono nel pensiero politico.

Il carattere del testo è quello di essere un’introduzione sintetica al vasto spettro dei più importanti autori che si sono alternati sulla scena del pensiero politico, tenendo ben ferma, tuttavia, la convinzione che la libertà umana rappresenti il fondamentale contributo dato alla storia e che l’idea di Stato, che nelle sue varie declinazioni ha progressivamente conquistato l’agone politico ed il consenso, va sempre tenuta presente come un esplicito avvertimento a non tralasciare mai la necessità della persistenza di visoni alternative.

Alberto Mingardi ha aperto la serata evidenziando la fondamentale ignoranza dei singoli del complesso delle nozioni economiche, sociali e giuridiche, una “non conoscenza” inevitabile, strutturale, per così dire, che invece di indurre alla prudenza vede lo Stato impegnarsi nell’accorpamento di metà del Prodotto Interno Lordo della stragrande maggioranza dei paesi occidentali nella vana pretesa che questo ne accresca la funzione salvifica. Questa pretesa risulta inadeguata, perché lo Stato è l’errore di cui pretende di essere la soluzione.

L’intervento di Marco Bassani è stato incentrato, a sua volta, sulla grave inadeguatezza della preparazione delle giovani generazioni, educate ad un pensiero unico in cui tutti i presunti strumenti della conoscenza ripetono ossessivamente che il mercato è il responsabile di ogni nefandezza, dove la mentalità anticapitalistica permea ogni interpretazione, che lo statalismo in tutte le sue forme è la modalità per risolvere tutti problemi, che la sfera pubblica è ontologicamente e moralmente superiore a quella privata.

In questo scenario senza contraddittorio e senza voci critiche, agli autori è parso necessario attivarsi per scrivere un manuale universitario al fine di fornire una visione più equilibrata, o quantomeno non così unilaterale. La scientificità ed il rigore con i quali vengono presentati tutti gli autori sono un portato ritenuto imprescindibile, e nemmeno in discussione.  Piuttosto ciò che rappresenta una novità nel panorama editoriale degli scritti simili è la scelta di non elevare inni di giubilo alla formazione ed al trionfo della statualità. Questa è una delle principali linee guida del lavoro, che unita alla centralità ed alla fecondità riservate al ruolo della libertà nel suo sviluppo secolare, definisce lo scritto come un tentativo di grande valore finalizzato a fornire alle giovani generazioni un punto riferimento aperto alla discussione, ma soprattutto al mantenimento di un focolaio di critica all’omologazione indistinta. Questo obiettivo si configura, quindi, non tanto come l’opposizione di una visione ad un’altra, ma piuttosto come un abito di più rigorosa scientificità. Uno dei grandi pericoli, infatti, della nostra epoca è l’accettazione indiscussa di una visione della politica che, tutt’al più, può essere variamente declinata. Il libro che è stato presentato propone di rimanere aperti al confronto, alle visioni alternative, al dissenso, se necessario. Per non cadere in quella spaventosa situazione, troppo spesso resasi reale, ed opportunamente ricordata nel capitolo sulle utopie e sulle distopie, citando il “1984” di George Orwell: “Il potere non è un mezzo, è un fine […] Il fine del potere è il potere […] il potere significa il potere sugli uomini. Sul corpo […] ma soprattutto sulla mente”.

Se è indubitabile il peso delle idee sulla vita delle persone, come ricordava John Maynard Keynes, è altrettanto indubitabile che esse devono essere libere e molteplici.

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