Le “Lezioni di politica sociale” di Luigi Einaudi : un prontuario per la Repubblica, ieri e oggi

Lunedì 18 marzo scorso abbiamo presentato, in occasione delle serate dedicate ai Classici del pensiero liberale e libertario, “Lezioni di politica sociale”, di Luigi Einaudi. Erano con noi Paolo Silvestri, ricercatore di Filosofia del Diritto presso l’Università di Catania, Paolo Heritier, professore di Filosofia del Diritto presso l’Università del Piemonte Orientale ed Enzo Di Nuoscio, professore di Filosofia della Scienza presso l’Università del Molise. Questi scritti, di fatto vere e proprie “lezioni” che l’esule Luigi Einaudi impartì ai fuoriusciti italiani che nell’approssimarsi della fine della Seconda Guerra mondiale stazionavano in Svizzera, risentono proprio delle caratteristiche dell’oralità, con il loro andamento discorsivo e il loro intento esplicitamente pedagogico. Ed, al tempo stesso, fanno emergere la straordinaria prosa einaudiana, elegante ed al contempo precisa e chiara, limpida e diretta. In queste “Lezioni”, viene fuori un intellettuale che sa quello che deve dire e che sa bene come deve dirlo, comprendendo alla perfezione l’uditorio composito che ha di fronte, senza, per questo, perdere le sue qualità di alto scrittore. Questo libro tratta di molti argomenti e tocca diversi nodi che la prossima repubblica italiana dovrà, a breve, affrontare. Siamo, lo ricordiamo, negli anni che vanno dal 1943 al 1944, anni cruciali per il nostro Paese, diviso al suo interno in due tronconi e dilaniato da una Guerra civile sanguinosa, dalla presenza di diversi eserciti stranieri all’interno dei suoi confini e da una violenza diffusa che impediva, di fatto, quella normalità e quel tipo di vita che consegue alla pace. Luigi Einaudi, in questo periodo, è stato costretto ad andarsene dall’Italia, con una fuga a piedi che da Torino lo aveva portato in Svizzera, dopo aver affrontato un valico alpino alla veneranda età di settanta anni. E’ un Einaudi che, nonostante il tragico frangente, non cessa di nutrire fiducia e di comunicare tutta la sua energia, intellettuale e morale. La sua figura, prestigiosa nelle cerchie accademiche di tutto il mondo, comincia a stagliarsi come uno degli uomini su cui verrà ricostruita l’Italia alla fine delle ostilità, quando il fascismo ed il nazismo saranno sconfitti. Non a caso, al termine di questo ciclo di lezioni, il professore esiliato decide di rientrare in Italia e di cominciare, dalla Roma liberata dagli Alleati, quell’opera politica, economica, finanziaria ed ideale che porterà il nostro Paese ad uscire dalle macerie, per cominciare una stagione di rinascita e di rinnovamento sotto le insegne della democrazia rappresentativa parlamentare di forma repubblicana. Rileggendo dopo tutto questo tempo queste strabilianti “Lezioni”, si desumono immediatamente due tipi di reazioni : innanzitutto, la grande freschezza e l’incomparabile nitidezza di idee e suggestioni che, potremmo sintetizzare, in una sorta di prontuario di vita civile prossima ventura. La sua descrizione, giustamente famosa e di intatto valore, dell’economia di mercato e della politica sociale, intese come il necessario corollario ad una nazione in pace, ci fanno capire come l’economia libera, non pianificata e non sottoposta ai vincoli delle angherie delle autorità, non possa comunque esistere se non all’interno di una cornice di regole, di un contesto istituzionale e di diritto che presuppone l’esistenza, seppur mai eccessiva, di uno Stato che funga da garante, da regolatore dell’ordine e dei conflitti, di arbitro per le contese e di emanatore di leggi condivise. In questo senso, una visione che voglia intendere l’Einaudi di questo periodo come un sostenitore unilaterale del liberismo economico appare perlomeno fuori luogo. Einaudi si è sempre preoccupato della vita sociale, del quotidiano di ogni uomo, delle sofferenze e delle ingiustizie, dei molti problemi che vengono da una libertà lasciata a se stessa (soprattutto in quel particolare frangente storico e per i destini di un’Italia in ricostruzione materiale, economica, politica ed ideale) come pure delle molte questioni che fa sorgere un’uguaglianza indiscriminata e miope ed ha sempre cercato una serie di soluzioni basate sia sul sano buon senso sia sulla sua formazione cattolica sia sulle indicazioni di disciplinata politica economica che hanno caratterizzato i suoi successivi mandati come vero artefice della ricostruzione e del successivo boom economico. Alla base del suo impegno come parlamentare,Costituente, ministro del Bilancio, Governatore della Banca d’Italia e primo Presidente della Repubblica eletto sta tutto il suo immenso background di studioso e di intellettuale liberale, ma anche la sua dirittura morale e tutte le sue doti, divenute poi anche aneddotiche, di galantuomo e di civil servant. La seconda impressione, fra le tante che potrebbero essere sottolineate e alle quali rimandiamo ciascuno con una lettura o rilettura attenta, è la capacità di comprendere molte problematiche che avrebbero angustiato la nascente Repubblica, ma, in particolare, di aver sottolineato un aspetto su tutti. Einaudi in questo scritto, come pure in altri, si pone di fronte alla necessità del Welfare, ossia alla necessità, per chi era rimasto indietro, sostanzialmente di ri-allinearsi, per ripartire verso una nuova stagione della vita politica, sociale ed economica senza situazioni di eccessivo privilegio di nascita, di concentrazioni troppo sbilanciate quanto a potere e rendite di posizione, di monopolio al riparo dalla necessaria concorrenza e di riequilibrio dei cosiddetti “punti di partenza”. Ora, accanto all’auspicio che Einaudi rimarca per una politica sociale armonica e ben orientata, egli non manca di sottolineare come questa necessità non possa tramutarsi in assistenzialismo o in un continuo demandare allo Stato le funzioni e le responsabilità che devono essere prima o poi assunte dagli individui. In questo emerge il suo liberalismo più autentico come pure il senso ultimo del ruolo che dovrebbero alla fine assumere sia le persone che lo Stato. Perché il rischio, intuito da Einaudi esattamente ottanta anni fa, ma incredibilmente attuale, è che si possa rompere e lacerare quel punto di equilibrio che sempre deve essere tenuto presente da tutti gli attori in campo. Cittadini, politici, istituzioni, società. Ebbene, fra le molte lezioni einaudiane da tenere a mente, questa ha sicuramente dato ragione all’economista piemontese, che aveva preconizzato i rischi che il Welfare porta con sé, sia nelle tasche dei contribuenti che nelle menti dei fruitori troppo disinvolti.

 

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