Economia e realtà: l’azione umana come chiave interpretativa nella visione di Ludwig von Mises

Lunedì 3 gennaio 2022 abbiamo presentato, nell’ambito del ciclo dedicato ai classici del pensiero liberale e libertario, il libro di Ludwig von Mises “L’azione umana”. Erano con noi Lorenzo Infantino, professore di Filosofia delle Scienze sociali presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma e Raimondo Cubeddu, professore di Filosofia Politica presso l’Università di Pisa. Con questo contributo, pubblicato nel 1949, la tradizione della Scuola Austriaca di economia, di cui von Mises fu formidabile esponente della terza generazione, si arricchì di un vero e proprio trattato, che se da un lato tocca le questioni più eminentemente metodologiche, da un altro non manca di mettere in luce gli esiti cui l’Autore era già giunto fin dagli anni Venti sul calcolo e sull’impossibilità di un’economia senza mercato, proprietà privata ed indicatori di scarsità come i prezzi.

Ecco, allora, la riflessione di Mises sull’azione come caratteristica centrale dell’ambito dell’umano e dell’economia in particolare. Quindi, il campo umano ed economico ci riportano un panorama segnato dall’azione umana, dal disequilibrio e non ad un irreale situazione di equilibrio tra i fattori e delle componenti. La realtà è dinamica e non statica, e giungere a porre questo assioma di immediata evidenza fu tra i molti meriti dell’analisi misesiana. Analisi che, sicuramente, affonda le sue radici nei primi esponenti della Scuola Austriaca, nella rivoluzione marginalista operata da Carl Menger nel 1870 e nelle grandi intuizioni del maestro diretto di Mises, Edward von Böhm-Bawerk, ma che, parimenti, ricevette proprio da Mises quello sviluppo e quell’inquadramento che lo rendono una delle conquiste più certe di questa corrente tanto importante nella storia del pensiero economico.

Approssimativamente, si può dire che in questa ponderosa opera della maturità confluiscono tutti gli esiti ed il senso dei molti lavori che l’hanno preceduta, tanto da poter affermare che essa rappresenta sicuramente la summa dei molti contributi mengeriani su moneta, credito, acuta lettura della storia europea all’indomani della fine del primo conflitto mondiale, il grande affresco sull’economia pianificata e sull’interventismo (destinati al fallimento), le riflessioni metodologiche sullo statuto stesso dell’economia. Ma anche, in evidente controluce, quasi in filigrana, la difesa della grande tradizione favorevole alla proprietà , al libero scambio ed alla pace che ne deriva, al pluralismo delle opinioni e alla tolleranza dei punti di vista come base per un dialogo paritario e per il progresso della conoscenza. Ed infine, la contestazione della mitologia dello stato cui Mises contrappone il mercato, luogo di libertà e dove esercitare una necessaria concorrenza. In quest’ottica, “L’azione umana” è anche un inno ad ogni ordine emergente dalle relazioni volontarie (mercato, certo, ma anche capitalismo, imprenditorialità come opposti alla sterilità degli organismi governativi).

Mises ha delineato una cattedrale che mette al centro dell’economia e della vita l’azione umana come attore, ma tale centralità è salvaguardata e posta in rilievo anche come necessario fine di ogni momento su questa Terra. Se l’azione umana è soggetto e fine, sarà fondamentale capire il senso strutturale della preferenza, come pure sarà fondamentale entrare in una prospettiva di umiltà antropologica, opposta alle pretese razionalistiche o perfettistiche. Detta prospettiva riconosce la condizione umana come ignorante, fallibile, perfettibile. In un mondo dominato dalla scarsità, dal disequilibrio, dall’incertezza. Tutto questo non conduce l’uomo all’inanita’, come giornalmente constatiamo, ma ad un perenne tentativo di superare i propri limiti per soddisfare bisogni e desideri.

Questa sintesi non ha lontanamente la pretesa di esaurire i moltissimi snodi e gli innumerevoli spunti che sono offerti dal davvero cospicuo libro qui presentato. Ci limitiamo, prima di concludere, a porgere alla riflessione dei nostri che Mises ha invitato tutti coloro che leggono i suoi lavori a prestare attenzione (e gratitudine, verrebbe da dire) all’importanza del mercato, a quanto l’umanità tutta deve alla cooperazione sociale volontaria (e ci permettiamo di mettere in rilievo proprio questo secondo aggettivo) e, perché no, al sicuramente imperfetto (ma tanto importante per quanto ha rappresentato e continua a rappresentare a dispetto di ogni tentativo di “irrigimentarlo”) capitalismo.

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