Sopravvivenza dell’educazione plurale come sopravvivenza della libertà

Sopravvivenza dell’educazione plurale come sopravvivenza della libertà

Martedì 26 marzo scorso, in Sala Rivolta, a Lodi, abbiamo presentato, alla presenza di un folto quanto interessato pubblico, il libro di suor Anna Monia Alfieri “Pluralismo educativo. Una scelta ancora possibile”. Erano con noi a discuterne, l’Autrice, suor Anna Monia Alfieri, rappresentante delle Scuole Marcelline italiane, Andrea Favaro, ricercatore di Filosofia del Diritto presso l’Università degli Studi di Verona, Claudio Masotti, presidente di Agesc Lombardia e Giuseppina Vignati, direttrice della Scuola Diocesana di Lodi. Il libro si articola in una Prefazione di Dario Antiseri, grande conoscitore delle tematiche scolastiche, educative e pedagogiche del nostro Paese oltre che pensatore cattolico liberale che è stato tra i maestri dell’Autrice, prefazione che risulta estremamente necessaria per costituire una dotta quinta contestuale al lavoro, ampio e riccamente documentato, di suor Anna Monia. In detta Prefazione, infatti, Antiseri ribadisce la centralità del Cristianesimo per la formazione e per il dipanarsi dell’Occidente, ma soprattutto ricorda, quasi come un imprescindibile memento,  il valore fondante dei concetti cristiani quali persona, coscienza, singolarità, eguaglianza di ciascuno davanti a Dio, umanità, anima spirituale, religiosità e credenza intima come distinti dalla sfera dello Stato per la creazione e la sopravvivenza della nostra civiltà. In un passo decisamente significativo, però, Antiseri si chiede, anche sulla scorta dei migliori scrittori ed analisti delle idee di ispirazione cristiana, “[…] un’Europa desacralizzata che pare aver dimenticato le idealità cristiane, quando esplicitamente non le rifiuta o addirittura le calpesta, questa Europa è ancora Europa ?” Ed è questa domanda, con il suo portato e con le considerazioni successive che riflettono sulla secolarizzazione in atto oltre che sulla perdita di identità, che si dovrà tenere presente nell’analisi del libro in oggetto, una domanda che cercheremo di riprendere anche al termine per conferire una direzione di senso. Il libro di suor Anna Monia, dunque, è, come anticipato, una formidabile istantanea dei problemi scolastici tout court del nostro Paese ed, insieme, la drammatica cronaca di una morte apparentemente annunciata, vale a dire la libertà di scelta educativa. In un contesto, infatti, in cui le Scuole Pubbliche Paritarie (non deve mai essere dimenticato, infatti, che i due aggettivi procedono insieme, essendo tutte le Scuole Paritarie inserite nel quadro delle Scuole pubbliche per statuto e programmi, differendo per quello che, con un termine che dovrebbe stare ancora a cuore dei cristiani, si chiama “carisma” oltre che per una gestione quanto possibile attenta e responsabile) stanno morendo a velocità impressionante (invitiamo a visionare gli inoppugnabili quanto rabbrividenti dati) e, con esse, stanno morendo la libertà di scegliere alternative educative diverse, stanno morendo impostazioni pedagogiche differenti, sta morendo un contesto che garantisce la pluralità scolastica. Se la Scuola è solo di un tipo, se essa è contraddistinta dal monopolio, non sarà possibile dotare gli individui che la frequentano di opzioni diverse, non sarà possibile fornire che un modello, non avremo che un unico modo per farli accostare ai problemi, alle idee, alle sfide, eliminando la discussione, la critica, la discussione per perseguire l’omologazione, l’opportunismo e l’abbassamento degli standard. Una Scuola come quella a cui sembrano destinati i nostri figli ed ancor più i loro figli, è una Scuola che viola i princìpi stessi della nostra Costituzione e che calpesta la Legge di riferimento sulla Parità scolastica prossima al venticinquesimo anno di età. Ma se questi aspetti sono indubbiamente molto gravi, lo sono ancora di più alcuni altri aspetti : che dette violazioni siano compiute giornalmente dalle stesse istituzioni che dovrebbero farle rispettare, che il ceto politico non sia per nulla o quasi consapevole della gravità di quanto avviene, che la tematica educativa non venga tenuta nel debito conto, non comprendendo nemmeno lontanamente quanto sia importante per la nostra società e quanto da essa dipenda la nostra sopravvivenza, che la libertà di scelta venga soffocata dalla pratica continuata del disinteresse e dell’indifferenza da parte di tutti i decisori (di tutti gli schieramenti), che l’educazione in Italia si avvii verso il monopolio, che sia progressivamente sempre più difficile far sentire le ragioni di chi dissente da questo stato di cose, che agli studenti non venga garantito il diritto di apprendere in un contesto diversificato, che ai genitori non stia più per essere reso possibile operare una scelta per i propri figli, che ai docenti sia reso inevitabile solo un unico approdo. Da sempre, scegliere una Scuola Pubblica Paritaria significa pagare due rette : quella che viene dalle tasse e quella che deve chiedere l’Istituto Paritario a cui si decide di mandare il proprio figlio o la propria figlia. Questo è palesemente iniquo, senza contare che la Costituzione e la Legge non prevedono questo, anzi lo vietano esplicitamente. La rassegna compiuta nel libro è quella di una fotografia impietosa quanto salutare, una deriva che dura da molto tempo e che il periodo del COVID ha brutalmente acuito. Non staremo a riprendere cifre e numeri, sebbene è anche da essi che il contributo deriva la sua forza. Insistiamo, piuttosto, su un paio di aspetti conclusivi. Il primo è che il libro, pur mostrando una situazione drammatica, nutre ancora alcune speranze. Speranze fondate anche sulla delineazione di quanto fatto in Europa, dove, persino nella laicissima Francia, viene garantito il diritto alle famiglie di far apprendere i propri figli da sistemi educativi alternativi rispetto a quelli gestiti direttamente dallo Stato. Senza contare, inoltre, la definizione di un piano possibile di Scuole Paritarie effettivamente libere ed autonome, capaci di costituire un’alternativa grazie al sistema dei voucher distribuiti alle famiglie. Qui la tangenza con le soluzioni di alcuni settori del liberalismo economico, in special modo la Scuola di Chicago, è evidente. Sia consentita, infine, una considerazione che riallaccia la domanda inquietante di Dario Antiseri (“[…] questa Europa è ancora Europa ?”) con il quadro emerso da questo studio sulla Scuola italiana compiuto con una passione pari alla sua competenza dall’Autrice : un’Europa senza la tutela della diversità educativa e senza la garanzia del pluralismo e della libertà di scelta è un’Europa che, di fatto, è destinata a morire. L’auspicio è di rendercene tutti consapevoli e che i decisori non diano più la pessima impressione che le cose, per parte loro, vanno bene così. read more