Milei, un anti-politico che mantiene le sue promesse

Milei, un anti-politico che mantiene le sue promesse

Lunedì 3 marzo abbiamo presentato, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, il libro di Javier Milei “La fine dell’inflazione”. Erano con noi Mario Macis, professore di Economia presso la John Hopkins Carey Business School, Paolo Manasse, professore di Economia presso l’Università di Bologna, Bernardo Ferrero, vice direttore di Storia Libera e Alessio Cotroneo, presidente dell’Istituto Liberale. Quello che Javier Milei ha fatto fino ad ora, sia per giungere alla Casa Rosada, il simbolo del potere federale in Argentina che come Presidente di uno stato tanto importante negli equilibri del continente sudamericano è stato semplicemente formidabile e, per certi punti di vista, fuori da ogni logica. Attraverso la spiegazione di questa sua opera, poi, emergerà un altro suo tratto distintivo, una caratteristica che lo rende, insieme a tante altre, davvero un unicum nel panorama politico globale, ossia il mantenimento delle sue promesse elettorali. Prima di essere eletto, il 19 novembre 2023, Javier Milei era uno stimato professore universitario di economia di osservanza liberale classica e di orientamento affine alla Scuola Austriaca, con echi libertari e, perfino, anarco-capitalisti. La sua campagna elettorale è stata caratterizzata sia dalla implacabile quanto argomentata distruzione del muro politico statalista, che in Argentina, da Peron alle sinistre, ha portato il Paese per ben due volte in default e sul baratro dell’ennesima crisi irreversibile, sia da una proposta tanto articolata quanto semplice nella sua sintesi : l’arretramento delle competenze dello stato in tutti i settori dove si era incistato. Questo programma prevedeva tutta una serie di impegni in caso di elezione, impegni molto dettagliati, per nulla generici quanto quelli dei suoi avversari e, lo diciamo con chiarezza, davvero di difficilissima attuazione. Prevedeva, soprattutto, che fosse attuata una rivoluzione copernicana, vale a dire la realtà di una politica, di uno stato, di istituzioni collettive che venivano spazzate via o, comunque, di molto ridotte, per restituire ai singoli cittadini argentini i loro spazi economici, sociali, quotidiani. Era un colossale impegno a snellire le competenze di una serie di organismi che vivevano sia sfruttando le risorse degli uomini e delle donne che producevano realmente sia infischiandosene delle perdite e degli sprechi. Questa strategia è stata pensata confidando nelle coordinate ideali del liberalismo e del liberismo più avvertiti, convinto risolutamente e fermamente che, accanto ai risultati, sarebbe aumentata la possibilità di ciascuno di usufruire finalmente della libertà personale. I risultati sono arrivati e sono stati eclatanti,e questo a dispetto delle resistenze del vecchio ordine, sia interno che fuori dal Paese, convinto, peraltro giustamente, che ogni successo, e sono stati e continuano ad essere davvero tantissimi, di Milei sia un colpo durissimo inferto alla statocrazia, al corrotto arco partitico tradizionale e all’essenza stessa di un sistema che per reggersi ha necessità di essere parassitario. Fuori dall’Argentina, Milei è trattato, dal mainstream, con condiscendenza, ostilità e indifferenza. Questo perché Milei ha colpito le gerarchie costituite dove davvero può far loro male, ottenendo successi e popolarità. Pensare di fare quello che Milei ha impostato come suo programma elettorale era folle, vincere combinando le sue idee alla sua comunicatività è stato un miracolo, ma l’assoluto merito dell’amministrazione dell’attuale Presidente argentino è aver fatto seguire alle dichiarazioni i fatti. Questo costituirà, d’ora in avanti, una pietra miliare, che consentirà a chiunque verrà dopo di lui di poter dire : “è possibile”. Fra i suoi successi va annoverata la lotta all’inflazione, male endemico e idra soffocante dell’economia argentina : Milei, sulla scorta dell’impostazione monetarista, ha sempre sostenuto che essa comporta la perdita del potere di acquisto della moneta, riducendola, in pratica, ad un fenomeno prettamente monetario. Quando la moneta viene stampata in eccessiva quantità e quando il mercato la rifiuta, otteniamo la svalutazione della moneta ed abbiamo ciò che è avvenuto con lo scioglimento del peso argentino. L’inflazione è causata, dunque, da un eccesso di offerta di moneta, come sosteneva Milton Friedman, e va curata, quando il problema è serio, con rimedi adeguati, rimedi che, nel caso di Milei, sono stati la svalutazione ufficiale e l’allineamento della moneta ancorandola con una base rappresentata dal dollaro. I dati dell’inflazione sono passati da numeri a tre cifre su base mensile a livelli di paese industrializzato, tipici delle economie di libero mercato. Milei ha in mente di abbattere la Banca Centrale Argentina nel lungo periodo, un obiettivo che sembra ancora, al momento, lunare. Ma anche l’abbattimento del numero dei Ministeri lo sembrava, come pure il pesantissimo taglio della spesa pubblica, le sforbiciate ai sussidi, la deregulation, le liberalizzazioni, l’uscita dell’Argentina dall’Agenda 2030 eccetera eccetera. Eppure sono tutti provvedimenti che sono avvenuti, sono realtà che, insieme a tante altre attuate da questa personalità fuori da ogni schieramento precedente, hanno impattato positivamente sulla vita di ogni cittadino argentino. Spiegare che l’inflazione è una forma nascosta di tassa e che quindi si configura come una modalità traslata per finanziare il fisco senza avere la decenza di dichiararlo a coloro su cui si applica è una conquista dal rilievo almeno pari agli sforzi fatti per abbatterla, coronati, peraltro, da un esito favorevole. I risultati sono importanti, ma per Milei ancora più importante è la lotta per la libertà, una lotta che non è mai differibile o negoziabile. read more