Lunedì 10 ottobre, nella nostra 192esima serata, abbiamo presentato libro “Leviatano sanitario e crisi del diritto. Cultura, società e istituzioni al tempo del Covid-19”, composto da più saggi curati da Carlo Lottieri.
Erano con noi il curatore, Professore di Filosofia del Diritto presso l’Università di Verona, Roberto Festa, Professore di Filosofia della Scienza presso l’Università di Trieste e Riccardo Manzotti, Professore di Filosofia Teoretica presso la IULM di Milano.
Il libro è composto da scritti di studiosi di filosofia, diritto, epidemiologia e sociologia. I saggi raccolti nel volume colletaneo offrono punti di vista molto diversi tra loro su quanto è avvenuto a partire dall’avvento della pandemia Covid-19, ma tutti lo fanno con l’onestà e il rigore di che cerca di comprendere meglio la realtà e le dinamiche dei cambiamenti avvenuti.
Il volume riflette anche circa le profonde trasformazioni che la giurisprudenza, la società, la politica e la cultura hanno conosciuto a partire dalla pandemia. La risposta istituzionale che è stata data dinanzi al diffondersi del coronavirus Sars-Cov-2, infatti, non soltanto ha avuto un enorme impatto sulla vita di tutti i giorni e sulle attività economiche, in Italia come in tutto mondo, ma soprattutto ha ridefinito le regole della convivenza all’interno della società.
Nella prima parte del volume denominata “Conoscenza, politica e responsabilità” ci sono i contributi di Maurizio Manzin, con un capitolo intitolato “Salus omnia vincit, come immunizzarsi dal diritto”, Sara Gandini e Andrea Miconi che si interrogano circa “La velleità di sapere Sull’epidemiologia scientifica e i media experts”, Sergio Belardinelli con “Il Covid-19 e la crisi di fiducia”, Riccardo Manzotti che riflette circa “La responsabilità delle neuroscienze e delle scienze cognitive nella riduzione della persona a corpo” e Roberto Festa con “La politica come pratica esperta di fronte alla pandemia”.
Nella seconda parte, intitolata “Diritto e potere al tempo dell’emergenza” abbiamo i contributi di Daniele Velo Dalbrenta che spiega “Quel che resta (della certezza) del diritto dopo il Covid-19”, Andrea Favaro con “Dall’esperienza di un’«emergenza» alla giustificazione di un «autoritarismo»: limiti ed eccezioni”, Aldo Rocco Vitale che racconta “La pandemia come problema biogiuridico e biopolitico”, Tommaso Gazzolo con “Distanziamento sociale Un esercizio e l’ultimo capitolo del curatore Carlo Lottieri, intitolato “Sotto il segno dell’ignoranza e della paura Diritto e politica tra amministrazione dell’emergenza e cambiamenti istituzionali”.
Secondo Riccardo Manzotti, a seguito della pandemia, gli individui si sono trovati a vivere isolati senza un tessuto sociale di riferimento e hanno accettato modifiche dei propri diritti in nome di quello che l’autore definisce come presunto stato di eccezione. La scienza, sempre secondo Manzotti, non sa che cosa sia una persona e non ha idea di che cosa siano i valori che danno senso all’esistenza e quindi non è la disciplina corretta cui rivolgersi per prendere decisioni che riguardano i valori esistenziali. La persona è un principio in grado di scegliere i propri valori. Il compito della scienza e della filosofia, invece, è trovare questo principio all’interno della natura, non ridurre la persona a una visione esclusivamente della materia.
Roberto Festa, teorizza, invece, la pratica “inesperta” della politica nelle sue scelte. Secondo lui la politica della pandemia, cioè l’insieme delle decisioni politiche prese dai governi per limitare le conseguenze sanitarie, economiche e sociali della pandemia Covid-19, offre un’eccellente occasione per far luce sul complesso rapporto tra politica e scienza. La politica, infatti, dovrebbe essere, secondo Festa, una pratica “esperta”, cioè un’attività che si avvale in modo corretto dell’opinione degli esperti e dovrebbe, quindi, cercare di accrescere la qualità delle decisioni politiche e non il contrario come spesso avviene. Festa considera anche i notevoli ostacoli che si mettono in mezzo all’attuazione della politica come pratica “esperta” e mostra che questi ostacoli si sono manifestati in modo evidente nelle politiche adottate durante la pandemia dal governo italiano.
Carlo Lottieri, invece, sostiene che la risposta alla pandemia ha ridefinito le regole della convivenza civile e ci ha condotto entro un nuovo universo nel quale diritti e libertà appaiono notevolmente indeboliti. Secondo Lottieri, Alexis de Tocqueville, ci insegna che i rivoluzionari francesi prima con il giacobinismo e poi con la dittatura di Napoleone Bonaparte, hanno potuto fare ciò che hanno fatto perché la monarchia aveva aperto loro la strada, così i politici di oggi, secondo lui, hanno potuto violare ogni nostra libertà grazie a quelle costituzioni che ci avrebbero dovuto proteggere. Il curatore del volume sostiene, anche, che vi è stata la drammatica complicità delle grandi multinazionali tecnologiche e come definisce lo stesso autore degli oligarchi della Silicon Valley nella pessima gestione della pandemia. Tuttavia, sempre secondo Lottieri, non tutto è perduto se, entro un quadro sociale e culturale del tutto imprevedibile solo pochi anni fa, si possono avere riflessioni libere e analisi completamente fuori dagli schemi come quelle raccolte in questo volume. Nonostante la pandemia, infatti, non è venuta meno l’esigenza di pensare e confrontarsi.

