L’Epistolario di Adam Smith, una via intima all’allargamento della sua comprensione

Martedì 21 gennaio 2025 abbiamo presentato, in occasione delle serate dedicate al pensiero liberale e libertario, le “Lettere” di Adam Smith. Erano con noi Maria Pia Paganelli, professore di Economia presso la Trinity University di San Antonio (Texas), Adelino Zanini, professore di Filosofia politica e di Etica economica presso l’Università Politecnica delle Marche e Fabrizio Simon, ricercatore di Storia del pensiero economico presso l’Università degli Studi di Palermo,

Si tratta della prima edizione in lingua italiana del corpus delle Lettere inviate, nell’arco di anni che va dal 1740 al 1790, anno della morte di Adam Smith, dall’Autore o a lui indirizzate da parte di amici, congiunti o persone che si trovarono, a vario titolo, ad aver a che fare con lui in molte circostanze. Questa edizione delle “Lettere”, traduce nella nostra lingua sia l’edizione della Corrispondenza della “Oxford University Press” che quella delle opere smithiane della “Glasgow Edition”. Gli sviluppi della ricerca intorno agli episodi biografici del filosofo scozzese, notoriamente e volutamente discreto, hanno evidenziato un progresso nella conoscenza dell’esistenza di questo genio metodico e tranquillo, arricchendo il suo profilo di aspetti molto più sfaccettati rispetto alla, praticamente, coeva biografia di Dugald Steward, quel “Resoconto della vita e delle opere di Adam Smith” (1793), elogiativa e tuttavia irrinunciabile ancora oggi. Non ripercorreremo il corso delle opere che, negli oltre duecentotrenta anni che ci separano da quella biografia archetipa, per così dire, si sono affaticate per ricostruire fasi o periodi di una vita non certo tumultuosa. Eppure, non una vita piatta o sciatta o noiosa, bensì un’esistenza molto interessante, la vita di un grande esponente di un’epoca formidabile e di un contesto socio-culturale, la grande stagione dell’Illuminismo Scozzese, nella quale l’uomo “Adam Smith” emerge con caratteri distinti, con caratteristiche precipue e con sfumature estremamente interessanti. Tutto questo è testimoniato dal cospicuo corpus delle sue Lettere, da lui inviate con discreta frequenza a familiari, amici, semplici conoscenti o da lui ricevute nei cinquant’anni che vanno dalla sua permanenza ad Oxford, vincitore di una borsa di studio che era riservata ai più meritevoli per affinare la loro formazione, fino all’anno della sua morte. E’ un’esistenza contraddistinta dallo studio, dall’attenzione alle questioni culturali, da quella profondità speculativa che ci fornirà tutto quell’originalissimo reticolato di coordinate filosofico-morali che stanno alla base, compenetrandosi, alle altrettanto sbalorditive analisi che, nel 1776, con la pubblicazione dell’Indagine sopra la natura e le cause della Ricchezza delle Nazioni, ci consegneranno uno dei libri più importanti del pensiero, il contributo che sta a fondamento dell’economia modernamente intesa. Leggendo le sue uniche due opere pubblicate, ossia la “Teoria dei sentimenti morali” del 1759 e la “Ricchezza delle Nazioni”, del 1776, se ne ricava l’impressione di un filosofo morale che arricchisce le sue posizioni attraverso le sue intuizioni economiche e di un economista, storico e scienziato sociale che riveste di senso i propri assunti mediante la riflessione etico-morale. A corredo e a suffragio di questa lettura della parabola intellettuale di Adam Smith è possibile evocare  anche il suo Epistolario, che si presenta come il complesso e variegato affresco di un universo di relazioni, contatti, dissertazioni, confronti, pareri, giudizi ed altro ancora. E’ un grande arsenale, capace di restituirci un’immagine molto vivida del filosofo scozzese ed è uno strumento che si presenta come indispensabile per gettare una luce più precisa su ogni aspetto delle ricerche intorno a lui. Il nucleo principale dell’edizione presentata è costituito da trecento quattro lettere, cui sono aggiunte cinque importanti Appendici, dove spicca, per interesse e valore, un Memorandum di Adam Smith sul problema dell’indipendenza delle colonie americane. Con l’arbitrarietà che è imposta dalla necessità di operare una scelta su cui convergere una riflessione in questo autentico mare magnum, cercheremo di fornire un resoconto di una lettera in particolare, fra le altre, indirizzata al suo grande amico David Hume e datata 6 luglio 1766. Smith si trovava a Parigi, durante il suo viaggio in Francia al seguito, come precettore, del giovane Duca di Buccleuch, Henry Scott e scriveva a Hume che, a Londra, aveva appena concluso l’estenuante esperienza con Jean-Jacques Rousseau (esperienza che, lo ricordiamo, aveva visto Hume ospitare l’esule ginevrino e che aveva visto Rousseau, a causa delle sue manie, credersi perseguitato dal suo ospite, finendo per insultarlo e per calunniarlo). Ebbene, Smith, se da un lato, abbandonando la consueta prudenza, non esita a definire Rousseau “un gran mascalzone”, d’altro canto consiglia a Hume di non raccogliere le provocazioni e gli sgarbi che Rousseau aveva lanciato in una lettera di denuncia. Con saggezza, consiglia a Hume di lasciare perdere “questo pedante ipocrita”, di non rispondergli “ridendoci sopra”, ignorandolo, facendo quindi il contrario di ciò che lui si aspetta venga fatto. In questo consiglio di prudenza, Smith mostra di aver compreso il personaggio Rousseau ed evidenzia quell’acume introspettivo e psicologico di cui si renderà capace in tutti gli ambiti dove gli fu concesso di renderlo produttivo. Questa lettera testimonia, inoltre, la grande familiarità ed il credito di stima e di attenzioni di cui godevano Hume e lo stesso Smith presso i circoli più avanzati della cultura illuministica francese, dal barone d’Holbach a d’Alembert fino a Turgot. Leggere l’Epistolario smithiano riveste, dunque, un grande interesse per comprendere meglio Adam Smith, ma anche per avere una formidabile panoramica sul mondo intellettuale del XVIII secolo.

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