Con “Ritorno a Sion”, Claudia De Benedetti, David Elber, Niram Ferretti e Ugo Volli offrono una sintesi limpida e documentata della storia del popolo ebraico e della nascita dello Stato di Israele, dalle radici bibliche fino ai giorni nostri. Il volume, introdotto da una prefazione di Fiamma Nirenstein, ha il pregio di combinare rigore storico e chiarezza divulgativa, offrendo un racconto accessibile ma non semplificato, capace di restituire al lettore la straordinaria continuità storica, spirituale e civile che lega gli ebrei alla loro terra.
Il titolo racchiude l’essenza del libro: la fondazione dello Stato di Israele non fu un atto arbitrario o coloniale, ma il compimento di un ritorno secolare. Gli autori mostrano come il legame tra il popolo ebraico e la Terra di Israele non si sia mai interrotto nei millenni, neppure durante l’esilio e le persecuzioni. È un ritorno a casa scrivono, e non una conquista: la rinascita di una nazione che non cessò mai di sentirsi tale.
Il saggio ripercorre con ordine e chiarezza la storia di questa fedeltà millenaria: dalle origini bibliche alla distruzione del Secondo Tempio, dall’epoca ottomana alle prime aliyòt ottocentesche, fino al sionismo moderno di Herzl, ai kibbutzim, alla Shoah e alla fondazione dello Stato nel 1948. Gli autori ricostruiscono con equilibrio il contesto politico e giuridico della nascita di Israele, mostrando come essa fosse coerente con i principi di autodeterminazione sanciti dal diritto internazionale dopo la Prima guerra mondiale.
Il volume ha un tono civile e razionale, lontano tanto dalla retorica apologetica quanto dal revisionismo ideologico. In un’epoca in cui il dibattito pubblico tende a ridurre Israele a simbolo o capro espiatorio, Ritorno a Sion restituisce la complessità dei fatti e la legittimità di una storia. È un libro che invita alla conoscenza prima del giudizio, e che ricorda come l’antisionismo di oggi sia spesso solo la nuova veste dell’antico antisemitismo: un odio che, mutando linguaggio, conserva lo stesso obiettivo, la negazione del diritto degli ebrei ad esistere come popolo libero nella propria terra.
Particolarmente efficaci sono le pagine dedicate alla dimensione culturale del sionismo. Accanto al progetto politico, si sviluppa un “sionismo dello spirito”, animato da poeti come Bialik, filosofi come Buber, Arendt e Scholem, scienziati come Einstein. La costruzione dello Stato ebraico, mostrano gli autori, è stata anche una rinascita culturale: università, teatri, letteratura, scienza, arte. Israele è oggi una delle democrazie più creative e dinamiche del mondo, e la sua eccellenza scientifica, economica e culturale è il frutto di quella libertà che solo una società aperta e pluralista può garantire.
Ugo Volli e i coautori non nascondono le tensioni e le sfide interne allo Stato ebraico: la coesistenza di religioni, le contraddizioni della politica, il difficile equilibrio tra sicurezza e diritti civili. Ma sottolineano che Israele resta, nel contesto mediorientale, l’unica democrazia compiuta, capace di garantire libertà di culto e di parola a tutti i suoi cittadini, e di accogliere la diversità come forza, non come minaccia.
La prospettiva del libro è chiaramente liberale: libertà individuale, stato di diritto, pluralismo e responsabilità come fondamento della civiltà ebraica e israeliana. L’idea di fondo è che il sionismo sia stato, prima di tutto, un progetto di emancipazione dell’individuo e del popolo, un atto di fiducia nella libertà umana. In questo senso, “Ritorno a Sion” è anche una difesa della modernità liberale contro il risorgere dei totalitarismi ideologici che negano la persona in nome dell’astrazione collettiva.
Con un linguaggio sobrio e una struttura chiara, il libro unisce divulgazione e impegno civile. È un testo che può essere letto tanto come sintesi storica quanto come riflessione morale. In tempi di propaganda e di odio, il merito degli autori è di restituire il senso profondo della parola “Sion”: non solo un luogo, ma un’idea di libertà e di responsabilità.
“Ritorno a Sion” non è un libro per specialisti, ma per cittadini: una lezione di storia e di civiltà che ricorda quanto la libertà, per essere difesa, debba essere prima compresa.
