Un punto di vista anomalo sui cambiamenti climatici

Lunedì 22 febbraio, in occasione del nostro centodiciassettesimo evento, abbiamo presentato il volume “Clima, basta catastrofismi” insieme a Franco Battaglia (Professore di Chimica Fisica all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia), Nicola Scafetta (Professore di Oceanografia e Fisica dell’Atmosfera all’Università degli Studi di Napoli Federico II) e Franco Prodi (già Professore di Fisica dell’Atmosfera all’Università degli Studi di Ferrara). La serata è stata l’occasione per confutare molti dei cliché tipici dei più convinti “manifestanti climatici”: la temperatura della terra non è ai massimi storici degli ultimi secoli, i volumi dei ghiacciai non sono ai minimi, la popolazione di orsi polari non è in diminuzione, il livello dei mari non cresce con l’innalzamento delle temperature, le vie transalpine oggi innevate erano agilmente percorribili in passato, colture attualmente poco praticabili per via del freddo crescevano un tempo rigogliose grazie a climi più miti, i modelli climatologici dei catastrofisti hanno continuamente dimostrato di non essere predittivi e non c’è affatto consenso scientifico sul riscaldamento antropogenico del globo.

Ridurre il senso e la profondità del libro nello slogan del titolo, ancorché di effetto, sarebbe riduttivo perché inadatto a riassumere gli argomenti che vi sono esposti con rigore e metodo scientifico. Gli autori non ambiscono certo a vendere pillole di verità spicce o a semplificare temi complessi, ma al contrario ci presentano sette saggi che, pur riuscendo a mantenere uno stile divulgativo, hanno un tenore accademico e sono documentati da bibliografie e fonti importanti.

Franco Battaglia riassume le principali evidenze in merito a dati e fatti sul clima: dalle fake news sul supposto aumento del numero di eventi catastrofici come gli uragani, agli errori marchiani dei principali modelli climatici che da 45 anni falliscono sistematicamente e clamorosamente nel prevedere le temperature future.

Uberto Crescenti, geologo, dimostra come nelle epoche passate si siano succeduti ampissimi mutamenti in modo non correlato con l’attività umana: l’innalzamento del livello dei mari per oltre 100 metri, il periodo caldo romano o medievale, la ciclica espansione e ritiro dei ghiacci (ad oggi, i ghiacci al polo sud sono in espansione, in controtendenza con quanto accade al polo nord), la desertificazione del Sahara e molti altri fenomeni che rendono del tutto aleatoria qualsiasi valutazione relativa all’incidenza dell’attività umana sul clima.

Enrico Miccadei, studioso di geomorfologia, spiega come la sua disciplina, benché del tutto ignorata dai modelli matematici di previsione del clima, possa essere invece un fattore fondamentale nel determinare i cambiamenti climatici. All’inizio del Quaternario l’Italia era un territorio arido con flora e fauna simili alle attuali zone africane e centro-asiatiche, fatti ignorati o comunque non spiegati da molti dei “climatologi” dell’IPCC (International Panel on Climate Change).

Nicola Scafetta, fisico dell’atmosfera, mette a nudo la mancanza di rigore scientifico degli slogan sbandierati dall’IPCC, smentiti invece dalla controparte non governativa (NIPCC, Nongovernmental International Panel on Climate Change). I modelli climatici utilizzati, oltre a essere continuamente smentiti dalle osservazioni, si basano su misure incerte e definite secondo parametri arbitrari (immessi nei modelli per cercare di adattarli alle osservazioni passate, anch’esse incerte) senza che vi siano evidenze di correlazione dal punto di vista fisico o riprodotte in laboratorio. Infine, tali modelli non tengono conto di variabili che potrebbero invece essere determinanti (ad esempio di natura astronomica).

Luigi Mariani, storico dell’agricoltura, spiega come il clima abbia costantemente visto mutazioni profonde, chiaramente indipendenti dall’uomo, ma che hanno impattato sulle attività agricole umane. Ad esempio 125.000 anni fa il livello dei mari era 8 metri più alto di adesso, mentre la calotta glaciale groenlandese era del tutto scomparsa per effetto di temperature globali forse superiori a oggi di 4 o 5 gradi.

Mario Giaccio, economista specializzato nelle fonti di energia, ci racconta come le ideologie catastrofiste si ripercuotano, attraverso i media e l’opinione pubblica, su politica e società con conseguenze nefaste.

Infine, un ultimo saggio a firma collettanea riassume le motivazioni per cui oggi, con l’attuale conoscenza scientifica, è impossibile fare previsioni attendibili sul clima futuro, men che meno sostenere che l’attività umana sia la principale causa dei mutamenti in atto. Consigliamo quindi la lettura del libro riportando alla fine un estratto particolarmente significativo: “l’IPCC basa le sue previsioni del clima futuro sull’utilizzo di modelli matematici. Ma come è possibile fare previsioni del clima se non si conoscono tutte le cause che concorrono alla determinazione del clima? Oltre alle cause astronomiche su cui sono basati i ben noti cicli di Milankovic, altri fattori sono considerati importanti tra cui: l’attività del Sole, in particolare il numero delle macchie solari, la nutazione della Luna e il vulcanismo, i fenomeni geomagnetici controllati dall’attività profonda del nostro pianeta, l’attività degli oceani e i raggi cosmici. È quindi praticamente impossibile allo stato attuale delle conoscenze avere corrette informazioni sulle cause delle variazioni climatiche e quindi ottenere corrette valutazioni delle previsioni mediante modelli matematici”.

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