I limiti e le regole della libertà nella riflessione di James McGill Buchanan

La nostra Associazione, in occasione del nostro centodiciassettesimo evento, ha presentato lunedì 15 febbraio il libro di James McGill Buchanan “I limiti della libertà. Tra anarchia e Leviatano” con Giulio Urbani, ex ministro dei Beni e le Attività culturali e presidente del Museo nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, Raffaele De Mucci, professore di Sociologia Politica presso la LUISS Guido Carli di Roma ed Emma Galli, professore di Scienza delle Finanze presso l’Università di Roma “La Sapienza”.

L’Autore del libro vinse nel 1986 il premio Nobel per l’economia grazie ad i suoi contributi capaci di originare una vera e propria teoria della Scienza politica, la Public Choice o Teoria della Scelta pubblica, teoria che impiega strumenti e metodi della scienza economica per analizzare il comportamento degli attori che operano in politica. Le basi di questa teoria sono espressi nell’opera del 1962 “Il calcolo del consenso. Fondamenti logici della democrazia costituzionale”. Senza addentrarci nel merito di questo contributo, straordinariamente denso di illuminanti riflessioni sulla realtà del quadro politico, spogliato dalle visioni ideali e fuorvianti, sia concesso, tuttavia, sintetizzarne il senso, visto che esso costituisce la parte preliminare al libro presentato nella serata di lunedì, suo naturale completamento, e, per così dire, seconda parte. Il libro del 1962 è un’analisi positiva, spietata degli interessi e dell’egoismo che muovono coloro che operano sulla scena politica, dagli elettori ai politici stessi fino ai burocrati. L’esito cui giunge l’opera è inequivocabile : lo Stato ha fallito, ed ha fallito per motivi per così dire endemici, data la sua impossibilità di gestirsi  e di fornire servizi senza sprechi. La perentorietà del giudizio è ampiamente giustificata dalla grande serietà scientifica dell’opera e dal suo essere un contributo corroborato da un’amplissima serie di lavori supplementari di una vera e propria Scuola economica facente capo all’Universita’ della Virginia.

Per suggerire modalità che potessero uscire da quella che sembrava essere stata incasellata come un’empasse senza possibili vie di uscita, Buchanan scrisse nel 1975 “I limiti della libertà”. A tal proposito, giunge più che mai opportuna la chiarificazione fornita dal sottotitolo, che ne segna, per così dire, i paletti concettuali entro cui muovere le proprie proposte. Anarchia (cioè una soluzione che, a vario titolo, fa completamente a meno di ogni funzione correlata allo stato) e Leviatano (cioè l’estremo opposto, vale a dire il ricorso ad uno Stato massimo ed invasivo) sono egualmente rigettate, l’una per essere, essenzialmente, utopica e l’altro per presentare il fondamentale pericolo della perdita delle libertà individuali ed economiche. 

Buchanan propone ne “I limiti della libertà” di ricostituire l’organizzazione statuale in un processo di rifondazione che tenga conto di vincoli rigorosissimi alla spesa pubblica, alla pressione fiscale e al l’emissione stessa di moneta. Questi vincoli rigorosissimi vanno apposti alla nuova formulazione statuale auspicata da Buchanan mediante l’introduzione nella nuova Carta Costituzionale, così da rappresentare sorte di “prologhi in cielo” che non possono essere elusi o scavalcati.

Soggiace ad ogni parte di questo libro davvero stimolante l’intero lavoro compito ne “Il calcolo del consenso” ed invitiamo, pertanto, i lettori a non disgiungere le due sezioni della riflessione dello studioso americano ed ad affrontarle insieme, ne varrà sicuramente la pena. Non solo per la sbalorditiva lucidità (ed attualità) della fotografia di una politica che massimizza quanto più possibile i vantaggi derivati dalle sue posizioni e dalle sue possibilità, ma anche per i rimedi suggeriti, che si inseriscono in una tradizione, quella del Costituzionalismo liberale, così feconda, in molti suoi esiti, soprattutto nei Paesi anglosassoni. 

Buchanan ha ben chiara, in maniera disincantata e precisa, l’attrazione irresistibile esercitata dal potere sugli uomini, che tanto più in possesso di esso tendono ad ingrandirlo ed a rendersi autonomi dai controlli. Per questo pone delle barriere, dei limiti, degli argini, inseriti in quanto di più alto, e teoricamente ineludibile, deve far parte della vita di una comunità, ossia il contratto che vincola i suoi membri reciprocamente. 

Siamo così condotti all’interno di un’opera che fonde in una sintesi originalissima gli ultimi sviluppi di una critica realistica alla società politica con una versione del Costituzionalismo che assomma nuove modalità del contratto inter-individuale e teoria della legge. Buchanan mostra di essere partito dai duri esiti della sua opera del 1962 per proporre, positivamente, una modalità costruttiva sulla quale è sicuramente possibile discutere, ma che non può lasciare indifferenti.

Le riflessioni, infatti, sulla proposta definita ne “I limiti della libertà” non mancano di trattare buona parte dei grandi problemi che le società occidentali di libero mercato si trovano, nel delicato frangente storico di composizione scrittura del saggio, a dover affrontare e per ciascuna di esse (dalla soluzione anarchica alla difesa dei diritti e della proprietà, dai beni pubblici alla necessità delle regole e della loro osservanza) Buchanan non teme di fornire la sua prospettiva. In questo senso, “I limiti della libertà” rappresenta non solo un modello di liberalismo calato nella possibilità concreta di attuazione, ma anche uno stimolo teorico al confronto nella grande tradizione delle idee per la salvaguardia delle libertà individuali.

All’inizio del libro è riportata una significativa citazione di Frank H. Knight, il grande iniziatore della Scuola economica di Chicago, citazione che richiama proprio l’importanza delle regole, il  loro rispetto, la centralità delle strategie per consentire che esse siano rispettate. Tutto ciò, e molto altro ancora, può essere ritenuto al centro di questo libro, l’ottavo classico che abbiamo voluto quest’anno proporre all’attenzione del nostro pubblico.

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