lunedì 26 gennaio scorso abbiamo organizzato un incontro sul tema “Buono scuola e libertà educativa”, avendo come relatori Don Bruno Bordignon (ex segretario nazionale delle scuole salesiane), Padre Giovanni Giovenzana (rettore del Collegio San Francesco) e Francesca Scotti (coordinatrice provinciale della FISM di Lodi). Crediamo fermamente che per il futuro del nostro paese la libertà educativa sia un aspetto fondamentale, troppo spesso dimenticato o frainteso. Quando si affronta questo tema si deve innanzitutto tenere ben presente che, al di là dei pregiudizi, non esiste alcuna contrapposizione tra scuole pubbliche e scuole private, ma che invece è pubblica una qualunque scuola, statale o paritaria, che svolga un servizio educativo nei confronti delle giovani generazioni di studenti, indipendentemente dal fatto che essa sia di proprietà dello Stato o di associazioni private.
Il diritto di scegliere la scuola dove mandare i propri figli, scegliendo contestualmente in questo modo anche un progetto educativo collegato, dovrebbe essere un diritto inalienabile di ogni genitore. Oggi questo diritto non viene affatto garantito nella realtà perché le famiglie che decidono di mandare i propri figli in una scuola paritaria pagano l’istruzione due volte: una prima volta con le proprie tasse che vanno a finanziare l’istruzione statale e una seconda volta con la retta scolastica versata alla scuola paritaria. È del tutto evidente che in questa situazione sono principalmente le famiglie benestanti a potersi permettere di scegliere liberamente l’alternativa educativa realmente preferita. Per questo motivo l’introduzione del buono scuola su scala nazionale costituirebbe una vera e propria “carta di liberazione” per i meno abbienti, che acquisirebbero in questo modo la concreta libertà di scelta.
Il meccanismo sarebbe molto semplice: si dovrebbe calcolare, per ogni ordine di scuola, il costo complessivo sostenuto dallo Stato e lo si dovrebbe dividere per il numero di ragazzi che hanno l’età corrispondente a quel tipo di scuola, ottenendo così il costo pro capite per quel tipo di istruzione. Questo importo diventerebbe il valore di un buono, non negoziabile, consegnato alle famiglie che potrebbero quindi decidere in piena libertà a quale scuola, statale o paritaria, iscrivere il proprio figlio. Se i genitori decidessero per una scuola paritaria il buono servirebbe a coprire la retta scolastica, se invece optassero per una scuola statale il buono andrebbe a determinare – sommandosi a quelli delle altre famiglie che avrebbero compiuto la stessa scelta – lo stanziamento annuale destinato alla scuola statale.
In questo modo si creerebbe una vera concorrenza tra istituti scolastici per attirare gli studenti e ciò, necessariamente, stimolerebbe l’innovazione e il miglioramento dell’offerta didattica. Spesso ci si dimentica che la competizione è la più alta forma di collaborazione, infatti la parola deriva da cum-petere, ovvero cercare insieme la soluzione migliore a un problema ed è per questo che la concorrenza sul mercato è un vero e proprio processo di scoperta in cui, in maniera non pianificata e impersonale, emergono i modi più efficaci ed efficienti di soddisfare un bisogno. Questo meccanismo opererebbe perfettamente anche in un settore strategico come quello dell’istruzione fornita ai nostri figli. Oltre a migliorare l’efficienza degli istituti esistenti, lo strumento del buono scuola potrebbe inoltre incentivare lo sviluppo massiccio di un’imprenditoria nel campo dell’istruzione, il che migliorerebbe ulteriormente l’offerta educativa.
Concludendo, se una scuola statale è una buona scuola, essa non ha nulla da temere dal meccanismo del buono e dalla conseguente competizione che si creerebbe. Se invece è una scuola gestita male, allora è bene che la concorrenza ne determini la chiusura oppure la costringa a migliorare. Solo grazie alla scuola libera si può arrivare ad un sistema efficiente che formi i nostri ragazzi affinché siano in grado di competere nel mondo globalizzato di oggi. Dunque il sistema del buono scuola sarebbe enormemente più compatibile con le regole di una democrazia libera rispetto al sistema attuale, restituendo libertà di scelta alle famiglie, garantendo loro pari opportunità e ponendo in essere un insieme di incentivi alla ricerca di una maggiore efficienza e di una maggiore innovazione.
Crediamo quindi che non si debba avere paura della libertà in nessun campo e questo vale, a maggior ragione, in un settore fondamentale come quello dell’istruzione. Per questo siamo convinti che il tema del buono scuola dovrebbe tornare prepotentemente al centro del dibattito politico.

