“L’ordine sensoriale” come mappa concettuale dell’opera di Friedrich August von Hayek

Lunedì 21 marzo abbiamo presentato, nel contesto dei classici del pensiero liberale e libertario, il libro di Friedrich August von Hayek “L’ordine sensoriale. I fondamenti della psicologia teorica”. Erano con noi Raimondo Cubeddu, Senior Fellow dell’istituto Bruno Leoni, Angelo Maria Petroni, professore di Logica e Filosofia della Scienza presso l’Università La Sapienza di Roma e Gilberto Corbellini, professore di Storia della Medicina presso l’Università La Sapienza di Roma.

“L’ordine sensoriale” fu pubblicato nel 1954, ma rappresenta il frutto di intuizioni elaborate da Hayek a partire dagli Anni Venti in un campo, fra i tanti, in cui la sua mente poliedrica spaziava i propri interessi, quasi incapace di definire o propendere per una specializzazione. Hayek è stato un figlio della Grande Vienna, di quel sistema educativo e culturale in grado di fornire una visione enciclopedica, insofferente verso ogni confinamento dell’intelletto e delle attenzioni in un’unica via. Il fervido e per certi versi straordinario contesto della capitale dell’Impero asburgico consentiva, a chi lo volesse, una formazione obliqua, multiprospettica, universalistica, permettendo, tanto per riportare il caso di Hayek, a colui che sarebbe diventato un premio Nobel per l’economia un itinerario formativo ricchissimo oltre che l’ascolto di formidabili esponenti delle più svariate discipline. Lui, e moltissimi altri come lui, seppero cogliere queste occasioni e, conseguentemente, modellare il proprio cursus studiorum ad una molteplicità tale di stimoli da arricchire indelebilmente, condizionandolo positivamente, tutto lo sviluppo delle proprie riflessioni.

Le idee delle varie generazioni di Austriaci o di sudditi dell’Impero ebbero questa particolarità come un segno caratteristico, ossia una formazione ricca, profonda, varia e versatile, capace di passare dal sapere scientifico a quello umanistico, dagli studi giuridici a quelli economici, dalle cognizioni sperimentali alle nuove scienze, dalla filosofia alle impostazioni metodologiche. In tutto questo straordinario scenario, von Hayek coltivò tra molti altre, una propensione per la riflessione intorno alla psicologia teorica e la portò avanti, sorprendentemente per i nostri occhi abituati ormai alla specializzazione come unica possibilità concessa alla conoscenza, insieme ad altre, soprattutto a quella verso cui avrebbe orientato maggiormente le sue attenzioni, ossia lo studio dell’economia. Lungo tutta la sua lunga esistenza di studioso, Hayek mostrò sempre e diffusamente questa versatilità, ma soprattutto questa inesauribile curiosità verso uno spettro di ambiti disciplinari davvero sorprendente, palesando un’originalità ed un acume nelle sue conclusioni davvero geniali. Friedrich August von Hayek si occupò, dunque, di psicologia teorica, di economia, di metodologia, di scienze sociali, di filosofia politica e di molto, molto altro, quasi a rifuggire come noiosa e fuori luogo ogni cristallizzazione delle competenze ed ogni sclerotizzazione delle idee in comparti rigidi.

Si può dire che “L’ordine sensoriale” costituisca, in un certo qual modo, la mappa teorica con la quale Hayek volle esemplare i suoi punti di vista concettuali, quasi una chiave per penetrare la complessità di un mondo tanto asistematico quanto rigoroso. L’opera si configura principalmente come la chiarificazione sia della complessa parabola intellettiva dell’Autore sia come un tentativo di pervenire ad alcune coordinate ricorrenti. Fra queste, la dimostrazione della limitatezza della razionalità umana, protagonista di uno scacco conoscitivo emerso dall’impossibilitaà da parte della mente di autoconoscersi pienamente.

Questa ed altre conclusioni innerveranno l’intera opera dell’economista viennese, ma è proprio dalle riflessioni in campo teorico presenti in questo libro che si deve partire per comprendere e giustificare il corpus di inferenze che Hayek trasse in seguito. È come se le intuizioni presenti nel libro potessero fungere da strumento euristico per scandagliare e provare a dare spiegazioni a tutta quella molteplice serie di elaborazioni cui Hayek pose il suo sguardo. In tal senso, e non solo, quest’opera merita un’attenzione speciale non solo, quindi, per sé stessa, ma anche per come può essere interpretata alla luce dell’intera opera hayekiana. E, sia consentita un’ultima suggestione, alla luce di una significativa coincidenza di date : nello stesso anno, il 1954, Hayek fece uscire anche “L’abuso della ragione” (“The Counter-Revolution of Science : Studies on the Abuse of Reason”), un’opera dove si critica la presunzione scientistica e razionalistica. Le conclusioni rigorosamente anti-intellettualistiche de “L’ordine sensoriale”, unite ad un’epistemologia improntata al senso dei limiti della razionalità dell’uomo, sia nell’autocomprendersi che nel comprendere il mondo esterno, ricevono una conferma ed insieme un’applicazione ne “L’abuso della ragione”.

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