Martedì 5 aprile abbiamo presentato, nell’ambito dei classici del pensiero liberale e libertario, il libro di Antonio Martino “Semplicemente liberale”. Erano con noi Raimondo Cubeddu, Senior Fellow dell’Istituto Bruno Leoni, Nicola Porro, giornalista e Francesco Perfetti, già Professore di Storia Contemporanea presso l’Università LUISS Guido Carli di Roma. Lodi Liberale ha voluto, così, ricordare Antonio Martino, grande liberale ed amico dell’Associazione, presso la quale era stato più volte ospite, donando ai fortunati uditori delle serate la sua competenza unita alla sua proverbiale arguzia. Ricorreva esattamente un mese dalla sua scomparsa, e la serata ha potuto testimoniare, attraverso gli interventi di molti amici, il cordoglio sentito verso un uomo che ha saputo coniugare la brillante originalità ad una conoscenza enciclopedica del pensiero liberale.
Antonio Martino è stato capace di modellare la propria esistenza sul proprio ideale, incarnando perfino nei difficili contesti politici, parlamentari e di governo la propria vocazione, la propria autonomia, le sue posizioni intransigenti nel campo dei princìpi. Ai princìpi liberali Antonio Martino non ha mai derogato, capace di osservare il consiglio datogli dal suo mentore Milton Friedman all’indomani della sua cooptazione nel primo governo Berlusconi. Avremmo potuto scegliere molti fra i titoli che la chiara e lineare penna del professore siciliano ha licenziato nella sua carriera, con uno stile capace di farsi comprendere da ogni lettore anche e soprattutto quando venivano affrontati i temo più ostici di politica economica e monetaria; abbiamo, tuttavia, voluto presentare questo libro uscito nel 2004, sia per il contenuto davvero prodigioso sia per il fatto di rappresentare quasi un condensato delle posizioni di Martino sia (ultimo, ma non ultimo) per definire, attraverso il titolo, l’ideale ritratto teorico e pratico di questo grande amante e difensore della libertà individuale di scelta : “Semplicemente liberale” . Antonio Martino era, sì, semplicemente liberale, senza aggiunte o sottrazioni, ma era anche articolatamente liberale. Nutrito dall’ambiente familiare (si ricordi il padre Gaetano, notissimo esponente liberale, ministro degli Esteri e artefice della Conferenza di Messina) oltre che dalla formazione intellettuale presso la celeberrima e gloriosa Scuola di Chicago, diventa allievo del Nobel per l’economia Milton Friedman, in un contesto dove la presenza di altri famosi professori e Premi Nobel, ma dove, primariamente, il clima culturale della ricerca universitaria nell’ateneo dell’Illinois ne plasma l’accuratezza non disgiunta da un’attenzione sempre viva per la limpidezza espositiva.
A Chicago, Martino diventa un economista, un monetarista ma soprattutto impara, accanto alla teoria, la centralità di un pensiero sempre calato nella realtà e non avulso da essa. Una necessariamente sintetica riproposizione di solo alcune fra le molte tematiche trattate nell’opera conduce il lettore alla condanna dell’inflazione e della spesa pubblica scriteriate, all’esaltazione della circolazione libera di merci, capitali, idee e persone, ma anche alla comprensione di essere in un’epoca di progressiva erosione delle libertà personali. Martino ha spesso acutamente rilevato la differenza tra intenzioni e risultati, come pure la frequentissima scelleratezza del settore pubblico. Il professore siciliano fu sempre un convinto sostenitore della necessità di una società improntata alla concorrenza ed alla certezza dei diritti. Così come fu sempre attento a rilevare sia che il diminuire degli spazi per l’individuo porta ad un pericoloso allargamento degli spazi per lo Stato sia che esiste un rapporto correlativo fra libertà economica e libertà politica. Il liberalismo di Antonio Martino fu sicuramente più ricco ed articolato, e lo stesso libro presentato ce ne fornisce testimonianza.
Lasciamo ai lettori il piacere indubbio di scoprirne l’interezza, come pure il godimento di una prosa tanto limpida e tersa. E lasciamo ai lettori di questo gioiello la gioia e forse lo stupore di apprendere che il liberalismo non è una filosofia politica elitaria o vagamente aristocratica, ma la risposta più adeguata, realistica e consona per una società che vuole progredire, svilupparsi, allargare la propria ricchezza ed il benessere di ognuno.

