L’importanza del dissenso, una caratteristica liberale da conferire alle democrazie

Caro Direttore,

in occasione della trecentoseiesima serata di Lodi Liberale abbiamo presentato il libro “Le opinioni dissenzienti. Dieci casi” insieme all’Autore, Nicolò Zanon (Professore di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano), ad Antonio Baldassarre (Presidente Emerito della Corte Costituzionale), a Guido Camera (Avvocato e Presidente dell’associazione Italiastatodidiritto) e ad Andrea Bitetto (Avvocato). Il volume offre uno dei contributi più originali e coraggiosi al dibattito giuridico contemporaneo poiché non è soltanto una riflessione teorica sulla funzione della Corte costituzionale, ma anche un manifesto di libertà intellettuale: una difesa del dissenso come valore liberale e democratico, come strumento di verità e come segno di vitalità delle istituzioni.

Il punto di partenza è semplice, ma dirompente. In Italia, diversamente da quanto accade in altre grandi democrazie liberali, i giudici costituzionali non possono rendere pubbliche le proprie opinioni dissenzienti rispetto alle decisioni della Corte. La Corte “parla con una sola voce”, anche quando quella voce non è unanime. Zanon, con l’autorevolezza del giurista e l’onestà del magistrato, si chiede se questo silenzio non sia, in realtà, un impoverimento della nostra democrazia.

Il libro, scritto con rigore tecnico e limpidezza civile, ricostruisce la genesi e le implicazioni di questa anomalia italiana. Zanon sostiene che rendere visibili le opinioni di minoranza non minerebbe l’autorevolezza della Corte, ma la rafforzerebbe, rendendo trasparente il pluralismo interpretativo che esiste, e deve esistere, in ogni istituzione libera. Come nelle grandi Corti anglosassoni, dove la dissenting opinion è considerata un diritto e un dovere intellettuale del giudice, anche in Italia la pubblicità del dissenso potrebbe migliorare la qualità del dibattito giuridico e rafforzare la fiducia dei cittadini nella giustizia costituzionale.

Per Zanon, la forza della democrazia non sta nell’uniformità, ma nella possibilità di discutere senza paura. Il “mercato delle idee”, evocato da John Stuart Mill e ripreso dai giudici della Corte Suprema americana, è il luogo in cui la verità emerge dal confronto, non dall’imposizione. Applicare questo principio alla giurisprudenza costituzionale significa riconoscere che la verità giuridica non è mai definitiva: è frutto di un processo dialettico che si alimenta anche del dissenso.

Il libro alterna riflessione teorica e casi concreti. Nella seconda parte, Zanon presenta alcune “opinioni dissenzienti postume”, ossia le motivazioni che avrebbe voluto rendere pubbliche in occasione di alcune decisioni particolarmente controverse: dal “viaggio nelle carceri” della Corte costituzionale alla sentenza sull’eutanasia e il referendum, fino al “caso Ferri” sulle intercettazioni dei parlamentari. In ciascuno di questi episodi, l’autore mostra come dietro una sentenza si nascondano spesso interpretazioni alternative, ugualmente legittime, che avrebbero meritato di essere discusse.

Zanon non contesta l’istituzione di cui ha fatto parte, divenendone anche Vicepresidente, ma invita a renderla più matura, più aperta, più consapevole della propria funzione democratica. La sua tesi è che il dissenso non indebolisce la Corte, bensì la libera dal rischio dell’autoreferenzialità. Dove tutto è unanime, nulla è davvero pensato.

Dietro la riflessione giuridica si intravede una filosofia liberale della conoscenza: l’idea che la verità non sia monopolio di nessuno e che il potere, anche quello giudiziario, debba essere limitato dalla trasparenza. Come ricorda Zanon, citando la giurisprudenza americana, molte delle sentenze più giuste di oggi nacquero come dissensi isolati nel passato. Dare voce al dissenso significa, in fondo, “appellarsi all’intelligenza dei giorni futuri”.

Si tratta dunque di un libro politico nel senso più alto del termine. Parla di libertà, di pluralismo, di fiducia nella ragione pubblica. E ricorda che il diritto, per essere giusto, deve essere anche discusso. In tempi in cui il conformismo tende a sostituirsi al pensiero critico, Zanon ci ricorda che il coraggio di dissentire è una virtù liberale essenziale, tanto nel foro della coscienza quanto in quello della giustizia.

Con chiarezza esemplare e profondità teorica, questo libro restituisce alla cultura giuridica italiana una dimensione che troppo spesso si perde dietro il formalismo: quella del dialogo. Perché, come scrive l’Autore, “dividersi, senza violenza, su tesi contrapposte è uno dei segni più autentici della democrazia”.

 

Associazione Lodi Liberale

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