Caro Direttore,
in occasione della trecentoventitreesima serata di Lodi Liberale abbiamo presentato il libro “La politica, il tempo e l’incertezza” insieme all’Autore, Raimondo Cubeddu (Senior Fellow dell’Istituto Bruno Leoni), a Pier Giuseppe Monateri (Professore di Diritto civile all’Università di Torino) e a Fabio Pammolli (Professore di Finanza e Scienza dei dati al Politecnico di Milano). Si tratta di un saggio di straordinaria lucidità teorica che affronta un nodo essenziale della riflessione politica moderna: come può la politica agire in un mondo dominato dall’incertezza, dal mutamento e dalla complessità, senza cedere alla tentazione del controllo totale o alla rassegnazione fatalistica?
Cubeddu parte da un presupposto che è anche un atto di onestà intellettuale: la conoscenza umana è limitata, e la politica non può pretendere di dominarla. L’incertezza non è un’anomalia da eliminare, ma la condizione permanente dell’agire umano. Da qui discende una delle tesi centrali del libro: il pensiero liberale – da Hume a Hayek, da Popper a Mises – è l’unico che abbia saputo costruire una teoria politica capace di fare i conti con l’ignoranza strutturale dell’uomo e con il carattere aperto e imprevedibile dei processi sociali.
Nel mondo liberale descritto da Cubeddu, la politica non deve essere il luogo della pianificazione onnisciente, ma quello della prudenza istituzionale: un insieme di regole che consentano agli individui di agire, sperimentare e correggersi, senza che nessuno possa imporre dall’alto la propria idea di bene comune. L’autore difende l’idea di una politica che si riconosce come limitata, e proprio per questo è razionale: una politica che non pretende di eliminare il rischio, ma di renderlo sopportabile attraverso istituzioni aperte e processi evolutivi.
Il libro si colloca nella grande tradizione del liberalismo scettico e anti-costruttivista. Cubeddu riprende la lezione di Hayek sulla “presunzione di conoscenza”, ricordando che ogni progetto politico che voglia determinare il futuro dell’uomo finisce per ridurlo a ingranaggio di un disegno collettivo. In un mondo incerto, la libertà è l’unico strumento di adattamento e di progresso: solo lasciando spazio all’iniziativa individuale e alla sperimentazione sociale è possibile generare ordine e innovazione.
Ma La politica, il tempo e l’incertezza non è soltanto una riflessione metodologica. È anche una critica profonda alla deriva tecnocratica della politica contemporanea, che, in nome della sicurezza e della prevedibilità, cerca di trasformare l’azione pubblica in amministrazione del rischio. Per Cubeddu, questa pretesa di “governare l’incertezza” è la nuova forma di utopia illiberale: il tentativo di sostituire la responsabilità personale con la tutela burocratica, la scelta con la pianificazione, la libertà con la certezza apparente.
Il tempo, in questa prospettiva, non è solo una variabile cronologica, ma una dimensione etica. Il liberalismo, ci ricorda l’autore, è una filosofia del tempo aperto: riconosce che il futuro non è scrivibile e che l’uomo deve assumersi il rischio della propria libertà. La politica che ne deriva è una politica della responsabilità, non della promessa; del limite, non dell’onnipotenza.
Cubeddu affronta inoltre il tema della crisi dello Stato moderno, stretto tra la perdita di sovranità e la richiesta crescente di protezione. La risposta liberale non può essere il ritorno alla sovranità chiusa, ma neppure la resa alla tecnocrazia globale: deve essere, piuttosto, la difesa del pluralismo e della società aperta, in cui l’incertezza diventa spazio di scoperta e non di paura.
In questo senso, La politica, il tempo e l’incertezza è anche un libro profondamente morale. Ricorda che la libertà non è una condizione di comodità, ma di responsabilità: vivere in una società libera significa accettare che il futuro non sia garantito, ma costruibile attraverso le scelte di individui imperfetti.
Con il rigore del filosofo e la chiarezza del divulgatore, Cubeddu offre una riflessione di grande attualità: in un’epoca che sogna di eliminare l’incertezza con l’algoritmo o con la pianificazione, egli riafferma il valore della libertà come condizione necessaria del progresso umano. La sua è una lezione di modestia epistemica e di fiducia nella creatività individuale.
In definitiva, questo libro è un invito a riscoprire il senso profondo del liberalismo come teoria del limite e del tempo aperto: una filosofia per uomini liberi, consapevoli che l’incertezza non è una minaccia da evitare, ma la prova della nostra umanità.
Associazione Lodi Liberale
