Rosario Romeo, grande storico liberale

Con _”Rosario Romeo. Uno storico liberaldemocratico nell’Italia repubblicana”, Guido Pescosolido restituisce alla memoria pubblica la figura di uno dei maggiori storici e intellettuali liberali del Novecento italiano. Il volume è insieme una biografia intellettuale e un saggio di storia delle idee, che ricostruisce con rigore e chiarezza il percorso umano, accademico e politico di Rosario Romeo (1924–1987), allievo di Federico Chabod, biografo di Cavour, parlamentare liberale e voce autonoma della cultura italiana del dopoguerra.

Pescosolido, che fu suo allievo e ne eredita il metodo e la sensibilità storica, descrive Romeo come un liberaldemocratico nel senso più alto del termine: un uomo che unì al rigore della ricerca la passione civile per la libertà e la responsabilità individuale. La sua carriera accademica – da storico del Risorgimento a rettore della LUISS – fu segnata da una costante fedeltà a un principio: la storia non è mai neutra, ma deve essere onesta. E l’onestà dello storico, per Romeo, consisteva nel non piegare la ricerca a un fine politico, ma nel cercare la verità, anche quando essa contraddice i miti dominanti.

Il libro segue con attenzione la formazione di Romeo nel contesto della storiografia del dopoguerra, dominata dall’egemonia marxista e dal progressismo di sinistra. In quel clima, Romeo scelse una strada controcorrente: difendere il Risorgimento come momento fondativo della libertà italiana e come espressione di un liberalismo politico e morale che la cultura comunista tendeva a screditare. Il suo monumentale Cavour e il suo tempo – capolavoro della storiografia del Novecento – non fu soltanto la biografia di uno statista, ma il ritratto di una classe dirigente capace di coniugare libertà e ordine, economia e diritto, individuo e istituzione.

Pescosolido mostra come in Romeo convivessero il rigore dello storico e la tensione civile del cittadino. La sua militanza nel Partito Liberale non fu una parentesi, ma la prosecuzione, in altro modo, della sua visione della libertà: un valore fragile, che va difeso dalle semplificazioni del populismo e dal moralismo delle ideologie. In un’Italia che già allora mostrava tratti di antipolitica e di delegittimazione delle élite, Romeo difese l’idea che la democrazia liberale vive solo se è sorretta da competenza, misura e senso dello Stato.

Il saggio di Pescosolido restituisce anche il profilo umano di Romeo: un intellettuale alieno dal protagonismo, schivo, ma capace di esercitare un’influenza profonda su generazioni di studiosi. La sua laicità non era scetticismo, ma fiducia nella ragione; il suo liberalismo non era ideologia, ma metodo morale e conoscitivo. Romeo fu, come scrive l’autore, “un erede diretto della tradizione cavouriana ed einaudiana”, convinto che il progresso non nasca dall’uguaglianza imposta, ma dal merito e dalla libertà.

Il libro di Pescosolido non è solo un tributo affettuoso: è anche una critica implicita al presente. Nella cultura politica odierna, frammentata e priva di riferimenti morali, la lezione di Romeo appare quanto mai attuale. La sua difesa della libertà come equilibrio tra istituzioni e individuo, la sua avversione per ogni forma di messianismo politico, la sua fiducia nel pluralismo della società civile sono principi che parlano con forza anche all’Italia di oggi.

Con una prosa limpida e una ricostruzione documentata, Pescosolido riesce a mostrare come la storiografia di Romeo non fosse mera erudizione, ma un atto di libertà. In un tempo in cui la storia tende a farsi propaganda, egli rivendicava la distinzione tra conoscenza e ideologia, tra ricerca e militanza. Per questo il suo liberalismo – serio, etico, antiretorico – resta una delle eredità più alte della cultura italiana del dopoguerra.

“Rosario Romeo. Uno storico liberaldemocratico nell’Italia repubblicana” è dunque un libro necessario: perché ricorda che la libertà non si difende solo nelle istituzioni, ma anche nel modo in cui si scrive e si insegna la storia. Romeo rappresenta la figura dello storico come cittadino, e del cittadino come uomo libero: due ruoli che la modernità ha spesso separato, ma che il liberalismo autentico riconosce come inseparabili.

In un’epoca di revisionismi superficiali e di passioni ideologiche, la lezione che emerge da queste pagine è semplice e profonda: la libertà non ha bisogno di dogmi, ma di uomini responsabili. Guido Pescosolido ce lo ricorda restituendoci, con equilibrio e passione, la voce di uno dei grandi interpreti liberali della nostra storia nazionale.

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