L’Europa vista dalla Svizzera

Lunedì 14 giugno 2021,  in occasione del nostro centotrentaquattresimo evento, abbiamo presentato il libro di Tito Tettamanti “Quale Europa? Una polemica liberale” insieme all’Autore (Avvocato e Finanziere), Antonio Foglia (Economista e Banchiere) e Alessandro De Nicola (Avvocato e Presidente di The Adam Smith Society).

Il libro raccoglie una notevole serie di interventi dell’autore, lungo un arco di tempo che va dal 1997 al 2020, che potremmo sintetizzare attorno a due assi principali: il primo riguardante l’identità elvetica (Tito Tettamanti è uno dei principali finanzieri e uomini d’affari svizzeri, capace, nella sua carriera, partendo dalla natia Lugano, di spaziare da New York a Londra, senza mai dimenticare l’orgoglio di appartenere alla formidabile repubblica confederata) e il secondo attorno alle complesse problematiche riguardanti il rapporto fra la Svizzera, l’Europa di Bruxelles e il mondo.

Sotto questi due aspetti, la riflessione di Tettamanti assume un valore estremamente interessante, fornendo al lettore italiano il punto di vista di un liberale che vive e opera in un Paese “tanto vicino e tanto lontano”, vale a dire in quella Svizzera capace da secoli di coniugare benessere economico, rispetto della diversità politica e amministrativa e federalismo concorrenziale. E se anche la Svizzera non è un laico paradiso terrestre (nessun luogo lo è mai stato, a dispetto dei sognatori di tutti i tempi) e anzi mostra, anche nelle parole dell’Autore, più di un aspetto da riformare, ciò nondimeno essa è innanzitutto riformabile, potendo contare su una struttura politica orientata per costituzione alle dimensioni quanto più locali possibili, per la cura dell’individuo, del contesto e delle libertà personali.

Il libro si arricchisce, inoltre, dei contributi di personalità ospiti, legate dall’amicizia con l’Autore e desiderose di fornire il loro punto di vista sulle molte tematiche sollevate dagli scritti del medesimo. Al di là della dicotomia “filoeuropeista-euroscettico”, vi sono rappresentati punti di vista estremamente stimolanti, attraverso molte angolature e mediante visuali che sorpassano l’apparente logica dello scritto di occasione.

In un’età che sembra ampliare alcune nefaste caratteristiche degli Stati nazionali nella struttura del Sovra-Stato Europa, le parole di Tettamanti ci costringono a pensare, ci muovono a una riflessione che non deve essere puramente apparente. I dubbi, le preoccupazioni, le critiche che egli evidenzia sono sicuramente mossi da quella interiore anima politica elvetica che guarda con giusto sospetto tutti i tentativi (e sono molti, dall’esterno e dall’interno) orientati a metterne in pericolo l’autonomia, la peculiarità, la grande storia. Ma sarebbe auspicabile che molti dei suoi dubbi, nella sostanza e nello specifico, diventino anche i dubbi, gli interrogativi e le resistenze di noi europei e di noi italiani in particolare. Troppo spesso, infatti, assistiamo a un filoeuropeismo acritico, ad atteggiamenti e posizioni pregiudizialmente arroccate sulle tesi dell’Unione a prescindere, in un apriorismo che non giova sicuramente a nessuna causa.

Ben venga, dunque, il libro di Tito Tettamanti, se esso conduce a chiederci davvero a “Quale Europa” stia portando la classe politica e finanziaria che fa capo a Bruxelles e a Francoforte. Se essa sia un’Europa liberale o meno, o addirittura se essa, lo diciamo con un intento che vuole essere di provocazione salutare, sia libera o meno.

Esercitare il dubbio e manifestare sempre una mentalità critica rappresentano caratteristiche che fanno parte di un habitus liberale e vorremmo che esse potessero sempre essere di casa nell’Europa culturale che le ha fatte nascere. Il nostro auspicio è anche che esse possano essere dirette sempre verso le istituzioni europee, verso le loro decisioni, ma soprattutto verso un orientamento accentratore molto lontano da quanto di più tipico vive ancora in molte parti del nostro continente.

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