Lunedì 25 aprile abbiamo presentato il libro “La mia guerra per la libertà. La resistenza azzurra al fianco di Edgardo Sogno” di Piero Stroppiana, a cura di Michele Ferraro e Edoardo Pezzoni Mauri.
Erano con noi i due curatori ed Eugenio Capozzi (Professore di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa”).
Si tratta di un volume stimolante che racconta gli avvenimenti della Seconda guerra mondiale e della lotta al nazi-fascismo secondo la prospettiva di Piero Stroppiana, un partigiano, che ha vissuto la storia della liberazione in prima persona. L’autore iniziò a scrivere questa biografia di guerra nel 1996, mentre riordinava documenti contenuti nell’archivio dell’Organizzazione Franchi insieme al suo fondatore e comandate, Edgardo Sogno.
L’Organizzazione è ancora oggi ricordata come uno tra i più importanti gruppi partigiani che guidarono la resistenza liberale durante la Seconda Guerra mondiale. Di valori liberali, monarchici e visceralmente anticomunisti, era comandata da Edgardo Sogno, con il nome in codice di Franco Franchi. L’omonima formazione era composta da individui impegnati fondamentalmente in azioni di sabotaggio delle iniziative nazi-fasciste e il suo contributo fu determinante nella lotta per la liberazione dell’Italia.
Le vicende narrate nel volume partono dal 1939 e terminano con l’arrivo degli alleati a Torino nel 1945. Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò in guerra e iniziarono i bombardamenti che colpirono anche la casa dell’autore. Nel febbraio del 1941 egli fu obbligato ad arruolarsi come volontario.
Stroppiana, in alcuni suoi documenti del 21 giugno 1945, scritti quindi dopo pochi mesi dalla liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista, racconta due importanti operazioni di sabotaggio che aveva seguito in prima persona.
L’autore spiega come le informazioni che arrivavano dalle zone liberate dagli eserciti alleati riferivano di ordini di distruzione, provenienti dall’esercito tedesco, di tutte le apparecchiature industriali e civili. Il gruppo guidato da Edgardo Sogno fu il primo a rendersi conto della fondamentale importanza di avviare e coordinare operazioni di sabotaggio per garantire di salvaguardare il patrimonio industriale italiano e permettere così una rapida ripresa del Paese a guerra terminata. Un’esigenza che era, invece, poco sentita, come era solito ricordare Stroppiana parlando di “Resistenza intelligente”, dagli altri gruppi nella guerra per la liberazione.
Nei suoi scritti ricorre il ricordo delle principali linee di intervento dell’Organizzazione Franchi, le cui operazioni erano sempre orientate a una corretta e ottimale collaborazione con gli alleati e con le diverse formazioni partigiane nazionali, così da garantire un aiuto reciproco per il raggiungimento dell’obiettivo comune a tutte queste forze. Il supporto della Brigata Franchi sul fronte alleato fu fondamentale soprattutto nell’organizzazione dei campi per l’accoglimento dei lanci di rifornimento degli alleati e nella effettiva comunicazione con Radio Londra, che quotidianamente trasmetteva i suoi messaggi.
Nell’aprile del 1944 Stroppiana venne coinvolto nell’operazione e quindi nell’organizzazione del sabotaggio e contro sabotaggio degli impianti della RIV a Cimena nella quale in quel momento lavorava: da qui inizia l’avventura di Stroppiana come parte integrante della storia della resistenza liberale. Ed è proprio in questo momento che venne per la prima volta a contatto con il gruppo Franchi, verso la fine di luglio di quello stesso anno, per un supporto nell’organizzazione dell’operazione. I lavori di posa delle mine erano già stati portati a termine, compresa la realizzazione dei pozzi per l’ostruzione degli imbocchi, ma fu grazie alla Franchi che si riuscì a ottenere il materiale plastico, le micce detonanti e quanto necessario a completare l’opera e innescare l’esplosivo.
Racconta l’autore che per questa rischiosa operazione e per quella di protezione e salvataggio del complesso delle centrali elettriche SIP e AEM della Val Susa, dopo pochi mesi dalla sua entrata nel gruppo di Edgardo Sogno, acquisì una sempre più ampia responsabilità: dalla distribuzione dei moduli per i così detti “Personalausweis”, documenti di identità che sottraeva al comando tedesco di Torino, fino alla custodia del materiale esplosivo per le operazioni di sabotaggio e alla fabbricazione di 200 ordigni a pressione.
Leggere questo volume aiuta a conoscere la storia di queste straordinarie persone che per amore della libertà hanno aiutato a sconfiggere un regime autoritario come quello fascista, ma che non auspicavano l’instaurazione di un regime totalitario come quello comunista. La riflessione che emerge da questi racconti è che questi personaggi, fino ad ora poco conosciuti, ci portano a superare una serie di luoghi comuni che per decenni, a partire dalle scuole secondarie, fino alle università, hanno caratterizzato un’interpretazione a senso unico della resistenza, trascurando principalmente la componente liberale.

