Lunedì 2 maggio scorso abbiamo presentato, nell’ambito della rassegna dedicata ai classici del pensiero liberale e libertario, il libro di Douglas North “Capire il processo di cambiamento economico”. Erano con noi Jacopo Marchetti, Postdoctoral Fellow Research presso l’Università del Piemonte Orientale, Salvatore Rizzello, professore di Economia Politica presso l’Università del Piemonte Orientale e Alberto Vannucci, professore di Scienza Politica presso l’Università di Pisa.
A livello di analisi estremamente basilare, l’opera è divisa in due parti : una prima parte, che si occupa di capire come fattivamente possa configurarsi e spiegarsi un aspetto molto importante di cui tenere conto come il cambiamento economico ; una seconda parte, poi, che indica, significativamente sia le linee di tendenza che le vie da percorrere auspicabilmente. Come si vede, e senza entrare in maniera troppo dettagliata all’interno di una trattazione molto ricca, stratificata ed in alcune parti, non temiamo a dirlo, anche complessa, ci troviamo di fronte sicuramente ad una prospettiva di ricerca molto interessante, che si pone in un solco originale e molto personale nella lettura dei cambiamenti economici e delle scienze sociali in genere.
Douglas North è ormai assurto al rango di classico ed i suoi contributi vengono richiamati in molti ambiti come chiavi interpretative di notevole interesse. La sua definizione di società umane come “non-ergodiche”, ossia come non immutabili di fronte alle istituzioni e alle categorie interpretative, il suo punto di vista sulle scienze cognitive (stimolante, per esempio, il raffronto che si potrebbe operare con un’altra grande visione delle scienze cognitive e del processo mentale come quella dell’Hayek de “L’ordine sensoriale”), e, di conseguenza, la sua posizione in merito all’approccio razionale (ritenuto uno fra molti e non certo il solo o il più importante) come pure quella che sembra una sua chiara scelta di campo per non omologare, metodologicamente e fattivamente, le scienze esatte alle scienze della società. Il campo del comportamento umano, inoltre, non è, non può essere e, verrebbe da dire, non deve essere, modellato sia su quello della società stessa che sui canoni delle scienze esatte. In questo libro, North fornisce il proprio modo di intendere il processo di crescita economica e di cambiamento politico; si tratta di un modo di intendere questi processi che gli fa dire come le conoscenze acquisite in questi campi alterano i campi stessi, modificano i contesti e, di fatto, creano altre problematiche.
Questo, tuttavia, lungi dall’essere un aspetto negativo, è, anzi, un’opportunità che, quando sfruttata, genera risposte che accrescono le sperimentazioni, l’apertura verso la plurità, ,il cambiamento adattativo. Questo potrebbe essere il senso è il verso che ha consentito l’ascesa del mondo occidentale e del suo modello di sviluppo e di cambiamento aperto e plurale. L’Autore americano non esita a calare le sue riflessioni, infatti, nella riflessione storica e nella dimensione del vissuto, come pure non esisterà, alla fine dell’opera, ad indicare le strade da seguire, seppure con un tipo di prescrittività consigliata, non certo imperativa. La lezione di North, infatti, è quella di un pensatore molto cauto, che pondera e pesa tutti i possibili fattori, rigettando semplificazioni di comodo o spiegazioni univoche. La realtà viene percepita distintamente e teoricamente come molto ricca, ricchissima, quasi insondabile, ed ogni approccio monocausale non viene nemmeno lontanamente tenuto in considerazione.
C’è una serietà metodologica istintiva per così dire, ed essa poggia su un approccio verso la realtà che sa tenere in debito conto i contesti, le molte causalità, le molte storie, la mentalità. Tutto questo ci consegna un pensatore scrupolosi, che aborre i traspiranti brutali e che pareggia esplicitamente per una visione gradualistica e riformista. Le sue analisi non millantano soluzioni iperboliche né vogliono vendere le fumisterie che troppo spesso circondano tutti gli ambienti intellettuali. Il suo lavoro è basato su una metodica, professionale, paziente ricerca, che non propala soluzioni artefatte o ricette populiste, ma un’etica del lavoro pluriprospettico e, perciò rispettoso della grande diversità presente nel mondo. La realtà, insomma, verrebbe da dire con Shakespeare, è molteplice, è complessa, ed è correlata. Come utile richiamo in questo frangente storico invitiamo, a titolo esemplificativo del tipo di metodologia usata da North, alla lettura del capitolo sull’ascesa e sulla caduta dell’Unione Sovietica: ci saprà dire molto su North e qualcosa sulla fase che tutti stiamo vivendo, compresi i possibili approdi futuri verso cui giungere.

