Uno sguardo equilibrato sulla Giustizia italiana ed i suoi eccessi, da Mani Pulite ad oggi

Nella nostra 177esima serata abbiamo presentato il libro di Carlo Nordio “Giustizia. Ultimo atto. Da Tangentopoli al crollo della magistratura” insieme  all’autore (Ex Magistrato), Stefano Parisi (Manager) e Tiziana Maiolo (Giornalista).

Est modus in rebus. Nella vita di ognuno così come in quella degli agglomerati umani, eccedere in qualche convinzione o in qualche atteggiamento o nella considerazione che si ha di qualcosa o di qualcuno non è mai una buona idea. L’estremizzare, infatti, equivale a caricare una molla che, rilasciando più o meno bruscamente l’energia accumulata, finisce immancabilmente con l’allontanare a lungo qualsiasi sistema dal proprio equilibrio. Nel caso delle collettività umane, ciò può causare danni materiali e sofferenze morali anche molto gravi. 

Si consideri, ad esempio, l’atteggiamento tenuto da gran parte della stampa, della politica e dell’opinione pubblica italiane nei confronti della magistratura a partire da quella tragica serie di eventi che passa sotto il nome di Mani Pulite. Nel giro di poche settimane ad inizio 1992, un ristretto gruppo di pubblici ministeri della procura milanese assurse a livelli di popolarità riservati sino ad allora solo alla nazionale di calcio, al cavallino rampante di Maranello e a quella che, anni prima, era stata la valanga azzurra di Thoeni e Gros. 

Da quel momento, un potere dello Stato divenne oggetto di un accanito tifo da stadio, al punto che parve naturale, anzi salutare, che quegli stessi P.M. decidessero di convocare una conferenza stampa durante la quale si schierarono apertamente contro un provvedimento legislativo in via di discussione in Parlamento. Fu allora che nel Paese cominciò a incrinarsi il delicato equilibrio tra istituzioni previsto dall’architettura costituzionale e il potere giudiziario (o meglio, una sua parte) cominciò, per così dire, auscire dagli argini previsti dalla Carta per esondare nelle aree di competenza del legislativo e dell’esecutivo. 

È proprio da quelle lontane ma attualissime vicende che prende l’avvio il saggio di Carlo Nordio. L’autore comincia con un informato excursus sulla deriva che da anni interessava il sistema partitico italiano che, apparentemente impegnato in una fisiologica competizione per la conquista del potere, aveva, in realtà, dato vita a un articolato meccanismo spartitorio ramificato in tutto il Paese e destinato a sottrarre risorse economiche vitali per la collettività, dirottandole verso le casse dei vari partiti. Bene fa, a questo proposito, l’ex PM a stigmatizzare, con motivazioni che invitiamo a leggere, la generalizzata convinzione che, se la sottrazione è destinata a finanziare la politica e non i conti di singoli malversatori, allora la sua gravità risulta in qualche modo stemperata. 

Nordio ricorda anche che fu la politica, incapace di sopravvivere a se stessa e al discredito nel quale era caduta, a spalancare la porta alle successive iniziative della magistratura proponendo e votando, in un accesso di populismo anti litteram, la abolizione della immunità parlamentare, ovvero dell’argine alzato dai Costituenti proprio a difesa delle prerogative del Parlamento. 

L’autore procede poi con il descrivere i metodi di indagine non sempre ortodossi e rispettosi dei diritti individuali che furono seguiti dai membri del Pool milanese (non ultima la forzatura procedurale cui si ricorreva per fare in modo che le richieste di provvedimenti giudiziari nei confronti degli indagati finissero tutte sul tavolo di un Gip noto per lo scarso interesse ad approfondire le motivazioni sottostanti e piuttosto propenso a concedere l’autorizzazione a procedere a prescindere). Scevri da tecnicismi, gli approfondimenti che l’autore effettua in relazione a questi aspetti sono davvero istruttivi, come lo sono i richiami alle sofferenze, personali innanzitutto, che queste pratiche causarono in moltissimi casi. 

Nordio approfondisce poi i casi in cui l’intervento della magistratura ha finito con l’impattare le dinamiche politiche del Paese. I casi, noti dalle cronache degli ultimi anni, sono stati e sono tuttora al centro di accese polemiche, se non altro perchéaccusati di incidere nella carne viva del gioco democratico. Ricorrendo alla sua pluridecennale esperienza, l’autore affronta con grande equilibrio e chiarezza questi episodi contribuendo a dare loro una preziosa prospettiva tecnica. 

Interessante anche l’excursus dell’ex P.M. sulle dinamiche che hanno caratterizzato e stanno caratterizzando la vita interna della magistratura e che hanno recentemente agitato (intorbidito potrebbe forse essere più aderente al vero) le acque fino a coinvolgere i più altri organi dell’istituzione, esponendo l’intero sistema a una grave crisi di credibilità.

Consigliamo quindi vivamente la lettura di questo volume a chiunque voglia davvero capire cosa è successo nel nostro paese negli ultimi 30 anni nei rapporti tra politica e magistratura.

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