Lunedì 16 maggio scorso, nell’ambito della rassegna sui classici del pensiero liberale e libertario, abbiamo presentato le “Cato’s Letters” di John Trenchard e Thomas Gordon. Erano con noi Paolo Luca Bernardini, professore di Storia Moderna presso l’Università degli Studi dell’Insubria, Gianfranco Fabi, giornalista indipendente ed editorialista al Sole 24 ore, e Guglielmo Piombini, scrittore ed editore.
Questo testo, redatto tra 1720 e 1723 (quindi, ormai tricentenario, pur mantenendo una freschezza ed un fascino inalterati), ci testimonia un ambiente stimolante, un grande laboratorio di incubazione per il futuro affrancamento anche intellettuale della nazione americana e per le idee che portarono i coloni a rendersi indipendenti dalla madrepatria inglese.
I due Autori, che scrivevano sotto lo pseudonimo di Catone il Giovane, personaggio della storia romana, tanto ostile alla dittatura di Cesare da darsi la morte, erano un inglese di Londra Trenchard ed uno scozzese di Kirkudbright Gordon, e le occasioni della, loro collaborazione furono molteplici. In particolare, per quanto concerne le “Cato’s Letters”, si intendono le raccolte di articoli e lettere per giornali di tendenza whig del periodo, dove vengono affrontate, da angoli visuali offerti dalla contemporaneità, riflessioni intorno alla concezione di libertà, all’organizzazione civile e religiosa oltre che su varie altre tematiche.
Gli americani, attraverso gli organi di informazione soprattutto del New England, videro in questi scritti il lascito liberale classico inglese, insieme con gli scritti di John Locke. Sulle “Cato’s Letters” si formò idealmente ed intellettualmente la nazione americana, ed è alle riflessioni che nel Nuovo Mondo vennero compiute intorno ad essi che poté fondarsi la difesa della natura della libertà politica. Questi scritti, insieme a Montesquieu, Blackstone, Locke, appunto, Beccaria, Algernon Sidney, gli Scozzesi ed altri, stanno alla base del primordiale retaggio che gli americani presero dall’Europa, quella lezione di libertà personale, di difesa della proprietà e di salvaguardia della sicurezza e del diritto consuetudinario che vedremo esemplati nei Padri Fondatori, nella Dichiarazione di Indipendenza e in tutta la complessa stratificazione di filosofia politica e del diritto che contraddistingue il sorgere degli Stati Uniti. È alle “Cato’s Letters” che ci si deve riferire se si vuole avere una giusta prospettiva verso cui orientare le motivazioni della ribellione americana verso l’iniqua e rapinatoria madrepatria.
Questo testo ha preparato la Rivoluzione Americana, ha messo le idee di Locke sul terreno dell’agire pratico e quotidiano e si è trasformato nel vessillo delle libertà degli individui contro l’assolutismo paternalista regio, in un’opposizione ferma e convinta sulla scorta dei principi dei diritti civili e naturali. Esaminando l’antologia presentata durante la serata, antologia che l’editore Liberilibri di Macerata ha, ancora una volta, meritoriamente posto all’attenzione del pubblico italiano, non può che emergere un inevitabile apprezzamento verso una trattazione che è naturaliter liberale e simpliciter dalla parte dei coloni : libertà di parola e libertà pubblica, diffidenza verso il potere illimitato, verso il governo e l’autorità illimitata ed arbitraria, cui opporre la libertà dell’individuo, appunto, ed una Costituzione scritta che tutela ogni persona primariamente dalla naturale invadenza del potere. Potremmo aggiungere la grande fiducia neo confronti del popolo e nel suo giudizio, i corretti criteri di uguaglianza e disuguaglianza tea gli uomini, la centralità di un commercio libero , i vincoli da imporre ai governanti. Ci sia consentito riprendere quasi integralmente i titoli degli ultimi due capitoli, prima del cosiddetto “addio di Catone”, ossia dell’ultimo articolo prima dell’interruzione di questo cicli di articoli il 27 luglio del 1723.
Per prima cosa, l’idea che la proprietà debba essere posta come primo principio e soprattutto come limite invalicabile dal potere. Ed, infine, la suggestione per la quale il potere, ogni potere, ed ogni misura di esso, va tenuto sotto controllo per evitare che si trasformi in invasivo. Se noi consideriamo gli straordinari (anche se non sufficientemente rilevati nel clima intellettuale patrio) risultati della Rivoluzione Americana, la sua formidabile creazione di una Nazione speciale proprio perché impostata sulla libertà e sul controllo del potere, possiamo comprendere e valutare l’importanza di questo testo che ne ha fatto, insieme ad altri, da guida. Allo stesso modo, il pensiero non può che dirigersi verso il fatto che l’Europa abbia scelto piuttosto l’altra Rivoluzione, quella Francese, per improntare di sé lo sviluppo della propria storia. L’esempio americano è sempre rimasto al di là dell’Oceano, e, salvo poche e sparute rappresentanze, l’atteggiamento verso di esso ha oscillato dall’aperta ostilità al totale disinteresse. L’auspicio è che la lettura di questa antologia (ma, verrebbe da dire, dell’edizione integrale delle “Cato’s Letters”) possa stimolare la comprensione che “un altro mondo è possibile” e che quest’altro mondo potrebbe essere un esempio da adottare alla nostra disastrata situazione.

