Martedì 14 gennaio abbiamo presentato il libro di Nicola Porro “Le tasse invisibili. L’inganno di stato che toglie a tutti per dare a pochi” insieme all’autore e all’imprenditore Adriano Teso.
Il volume è un viaggio per certi versi inquietante nella fiscalità nel nostro Paese compiuto con uno stile chiaro e perfettamente comprensibile, lontano dalle frequenti e interessate astruserie che tanto spesso complicano perfino le cronache sulla tassazione in Italia. Visto che uno degli aspetti più presenti nelle varie sezioni del libro è proprio la denuncia della invisibilità ai contribuenti della maggior parte delle imposte che gravano sulle loro vite, una prosa intelligibile non può che rappresentare l’ideale coronamento a una esposizione viva e appassionata quale quella mostrata nell’opera. La questione fiscale è uno dei punti nevralgici del rapporto tra cittadino contribuente (un tempo suddito) e potere, coinvolgendo problematiche di profondo rilievo per l’esistenza quotidiana di tutti e per le riflessioni di filosofia politica e di economia ad essa collegate. Mostrare, ad esempio, che della maggior parte dei tributi il contribuente non abbia piena contezza significa evidenziare una gravissima ingiustizia, lontana dalla corretta impostazione che dovrebbe contraddistinguere ogni forma di associazione politica libera, democratica e rappresentativa.
Da sempre nella tassazione risiede la fonte di sostentamento per il potere, che senza di essa non può esistere. Grandi snodi della storia sono stati contraddistinti dalle problematiche di tipo fiscale e non di rado si è giunti alla rivolta, alla ribellione, quando il prelievo veniva percepito come iniquo o non adeguatamente controbilanciato dalla rappresentatività politica e decisionale. Nel nostro Paese la materia fiscale è ampiamente trattata dalle norme (Costituzione, Leggi, Codici), sia a livello nazionale che a livello locale. Ma un ampio margine di discrezionalità è lasciato alla volontà politica che non necessariamente si identifica con la volontà dei contribuenti (ossia, non dimentichiamolo mai, di coloro che fattivamente “contribuiscono” con i propri soldi a rendere operativo tutto il sistema). Ebbene, il libro analizza le modalità con cui la politica e la burocrazia si attivano per ottenere i mezzi per sostentarsi e per alimentare la gigantesca macchina statale. Queste modalità sono, innanzitutto, contraddistinte dalla coattività: non si può rifiutare la richiesta di imposta da parte dello stato.
Col passare degli anni il carico fiscale, per coprire una spesa pubblica divenuta esorbitante, ha assunto le proporzioni di un fardello insostenibile e, pertanto, si sono rese necessarie mimetizzazioni e nascondimenti della tassazione a carico di singoli, famiglie e imprese che consentissero la riscossione, per così dire, mascherata, inconsapevole. Moltissimi balzelli non sono affatto conosciuti, né ne sono pienamente note le reali entità o la loro percentuale all’interno di un’organizzazione fagocitante della nostra stessa libertà di scelta. Rendersi conto delle follie, dei paradossi, delle ipocrisie e delle scelte che quotidianamente vengono compiute con le nostre tasse senza che noi ne possiamo avere conoscenza, svelare le “narrazioni” accomodanti, gli inganni o le bugie in merito è assolutamente salutare.
Politica e burocrazia hanno capito che per ottenere il necessario per alimentare l’immenso apparato statale devono, oltre che occultare molte tasse che in caso contrario susciterebbero ferma opposizione, anche rivestire l’imposizione di finalità “etiche”. La nuova frontiera della tassa è la sua connotazione benevola, a fini edificatori o morali, nel solco di una sostenibilità o di una solidarietà. Questa operazione di abbellimento, vasta e complessa, è un tentativo di camuffamento di quelle che sono le vere caratteristiche di alcuni tributi, per niente “buoni”, “belli” o “corretti” ma, piuttosto, mistificatori.
L’Autore non manca di rilevare alcuni aspetti sconcertanti della complessa questione tributaria: tutta la rete di piattaforme informatiche che, di fatto, estrapolano di noi tutto quello che c’è da sapere per passare alla sottolineatura della bulimia legislativa non dissociata a prelievi autoritari e nascosti, passando poi a taluni prelievi che colpiscono un vastissimo numero di contribuenti avvantaggiando al contempo una ristretta cerchia di persone o categorie che di fatto utilizzano le forme di queste vere e proprie regalie per ottenere sostanze della propria esistenza.
È un grande piacere che il pamphlet sia corredato di alcune belle citazioni di pensatori di notevole interesse e sarebbe davvero educativo se la lettura dei loro estratti potesse servire come stimolo per affrontare la lettura delle loro opere. Autori come Alexis de Tocqueville, Francesco Ferrara, Amilcare Puviani, Cesare Cosciani, Luigi Einaudi o Sergio Ricossa, per citarne solo alcuni, meriterebbero questa attenzione, vista la condizione in cui versa la consapevolezza generale sugli aspetti tributari.
Conoscere, sapere, essere consapevoli. A questo può servire questo libro. Ma noi ci auguriamo che tutti i suoi lettori sappiamo apprezzare anche quello che a noi è parso come un intento di denuncia non disgiunto dall’ammonimento a non delegare ogni nostro compito, con una rassegnazione pari all’apatia generalizzata, a istituzioni che vanno invece sempre controllate, e, se necessario, riformate. Qui sta uno dei grandi messaggi dell’autentico liberalismo.

