Lunedì 3 febbraio, nel corso dell’ottantesima serata di Lodi Liberale, abbiamo presentato il libro di Ferruccio De Bortoli “Ci salveremo. Appunti per una riscossa civica” insieme all’autore (Giornalista), a Carlo Scognamiglio (Presidente Emerito del Senato della Repubblica) e a Elisa Serafini (Presidente del Forum Economia Innovazione).
Parlare in questi tempi non facili di questioni delicate e importanti come quelle concernenti un ampio e misconosciuto senso civico, fornire un affresco disincantato e al contempo proporre realistiche vie di uscita per provare a costruire un Paese migliore sembrava davvero un’impresa tanto vasta quanto destinata all’insuccesso. E invece esiste un’Italia che non vuole rassegnarsi alla volgarità imperante, alle urla becere presenti su tutti i media, a una rassegnazione alla decadenza e alla crisi, a un senso diffuso di inanità prima di tutto della volontà.
Perché il libro parla della possibilità concreta di venire a capo della situazione fortemente problematica in cui versiamo, una situazione affine a una danza su un abisso. La quotidianità politica, economica, legislativa e sociale ci si manifesta in tutta la sua sconcertante ruvidezza, quasi che tutti fossero impegnati in una competizione al contrario, a chi mostra il lato peggiore di sé. Assistiamo con un misto di sconcerto e apatia a una progressiva corsa verso un sempre più ampio imbarbarimento, sia in termini di entità coinvolte che di modalità espressive.
Lo stile dell’opera è invece palesemente lontano dalle indegne gazzarre che regnano nei cortili delle nostre istituzioni, dalle indecorose manifestazioni di irrispettosità che hanno finito per essere il basso livello troppo spesso ascoltato e troppo spesso accettato. L’Autore ci conduce attraverso la messe di decine di esempi angoscianti che popolano l’inciviltà italica, un percorso che è una catarsi e che ci induce a riflettere, ad esempio, sul nostro grado di sopportazione. Posti, infatti, di fronte ai tanti, troppi casi di cui profondamente vergognarci, sale spontaneo anche il chiedersi i motivi per i quali permettiamo tutte queste indegnità. E la risposta più naturale, quasi un portato inevitabile di un contesto così traviato, è che in essi troviamo, evidentemente, lo specchio dei nostri comportamenti più imbarazzanti.
Non è sicuramente corretto fare un ragionamento generico o parlare di astrazioni quando si dovrebbe parlare di individui e, infatti, nel libro non si fa del moralismo dalla cattedra, né si critica per puro spirito distruttivo, colpendo con facile mira i molti difetti degli abitanti di questo Paese. Quello che si fa è provare a capire perché in Italia generalmente le regole non solo non rivestono più alcun significato, ma sembra se ne sia smarrito perfino il senso. Quanto si cerca di indagare è la perdita della consapevolezza di dover dare prima il buon esempio piuttosto che pretenderne gli effetti. La lente dell’autore si sofferma poi sui problemi di una società in cui il potere è gestito da anziani e nella quale lo spazio lasciato ai giovani è ben poco. Dove spesso e volentieri gli stessi che pretendono servizi efficienti qui sono i primi a non pagare le tasse in Italia, mantenendo talvolta solidi conti all’estero. Dove il merito, l’applicazione e lo studio sono misconosciuti, generando nelle giovani generazioni un frequente desiderio di espatriare per veder riconosciuti i propri talenti e veder realizzati i propri sogni. Dove il ruolo delle donne non è autenticamente paritario e spessissimo si presta a più di un’ambiguità, non essendo ancora pienamente accettato il ruolo della donna lavoratrice.
In una parte dell’opera è però scritto: “Siamo migliori di quello che sembriamo”. È assolutamente vero e ciascuno di noi, magari confusamente, lo avverte. Ma dobbiamo dare seguito alle nostre consapevolezze e concretizzare l’auspicio di De Bortoli unendo le nostre riscosse civiche.

