La scelta dell’economia libera: Ludwig Erhard

Lunedì 31 ottobre scorso, in occasione degli eventi dedicati agli statisti liberali, l’Associazione Lodi Liberale ha presentato “Benessere per tutti” di Ludwig Erhard. Erano presenti Rocco Buttiglione, Professore di Filosofia presso l’Istituto di Filosofia Edith Stein di Granada, Markus Krienke, Professore di Filosofia Moderna ed Etica Sociale presso la Facoltà di Teologia di Lugano e Direttore della Cattedra Rosmini e Vincenzo Alfano, Professore di Politica Economica presso l’Università di Napoli Parthenope.

Ludwig Erhard è stato uno degli artefici della ripresa economica e civile dell’allora Repubblica Federale Tedesca all’indomani della fine della seconda Guerra Mondiale. Il termine del conflitto aveva lasciato le macerie nelle strade, tra le città, ma soprattutto nella credibilità e negli animi prostrati della popolazione. La Germania, quale Paese sconfitto e responsabile dell’inizio della Guerra, si ritrovò a dover fronteggiare tutte le conseguenze della tragedia successiva ad una resa pressoché incondizionata. La necessità fu quella, all’indomani della firma apposta dall’Ammiraglio Dönitz per conto di un Paese prostrato e distrutto, di rendersi consapevoli di alcune impellenze inderogabili. Innanzitutto la presenza sul suolo nazionale di eserciti stranieri di liberazione che avevano ideologie ed interessi contrapposti. La Germania, infatti, aveva al suo interno le truppe dell’Armata Alleata, e perciò USA, Gran Bretagna e Francia da un lato, mentre, da est, la controffensiva sovietica, che si era spinta fino a Berlino. La situazione era potenzialmente esplosiva e sicuramente ostile alla nazione tedesca, ritenuta colpevole di una Guerra sanguinosa e spaventosamente onerosa per tutti. In questo quadro, lo scacchiere geopolitico presentava, come detto, una divisione del territorio che vedeva l’occupazione delle truppe comuniste dell’Armata Rossa ad est,  in quella che sarebbe divenuta la Repubblica Democratica Tedesca e gli Angloamericani ad ovest, ponendo le basi, di fatto, per quello che sarebbe divenuto uno dei fronti caldissimi della nascente Guerra Fredda. Senza contare il dramma dell’ex capitale Berlino, una città divisa ben prima dell’erezione del Muro nel 1961 dalla presenza di militari stranieri. Un Paese in ginocchio, quindi, portato nell’abisso da un regime nazista e da un Fuhrer che si erano dimostrati pronti a tutto, da un conflitto concentrato su di esso da parte di tutte le potenze vittoriose, devastato e lacerato nel profondo.

Di fronte a questa vera e propria tragedia, e mentre la zona della Germania occupata dai Russi entrava nell’orbita ideologica e militare di Mosca, emersero alcune grandi figure che sarebbero diventate i principali Padri della Repubblica Federale Tedesca. Fra questi, proprio Ludwig Ehrard, che occupò un ruolo determinante per le sorti del suo Paese ricoprendo la fondamentale carica di ministro del Tesoro prima e di Cancelliere poi. Se la Germania Occidentale seppe rialzarsi, porre le basi del famoso “Miracolo Tedesco”, crescere a livello economico e di considerazione sui mercati mondiali e su tutti gli scenari politici, se i talenti caratteristici del genio tedesco seppero orientarsi verso ambiti pacifici e costruttivi, tutto ciò non è esagerato attribuirlo anche all’opera ed alle intuizioni di Ludwig Erhard.

Erhard fu l’uomo giusto al momento giusto. Un uomo dotato del necessario sangue freddo e della indispensabile spregiudicatezza che,  proprio perché inserite in una personalità carismatica e coraggiosa, seppero guidare il suo ministero e la sua Cancelleria verso il passaggio dall’incubo dei detriti nelle vie e della produzione ferma ad un’economia competitiva e capace di divenire un sinonimo di professionalità e altissima qualità. Sicuramente il suo valore seppe accordarsi con quello di un altro grande Padre della Patria quale Konrad Adenauer, da cui peraltro, lo divisero spesso molte incomprensioni, come pure con quelle di altri protagonisti di questa per certi versi irripetibile stagione della politica tedesca. E tuttavia la sua figura si staglia nitida per la capacità che mostrò in più occasioni di saper riprendere in mano l’autodeterminazione decisionale, come emerse in quel famoso frangente in cui seppe ricondurre al suo Paese la sovranità sulle decisioni intorno ai cambi, atto compiuto in una notte ed all’insaputa degli occupanti. Il suo prestigio e la sua autorevolezza seppero fronteggiare le molte tempeste che la contingenza finanziaria e politica gli presentarono da gestire. Lo fece sempre con un’energia indomita, per il bene della sua amata Germania e per il riscatto del suo grande paese dalle vergogne di un recente passato. E non è azzardato istituire una similitudine con l’Italia del secondo dopoguerra, dove un altro grande liberale come Luigi Einaudi seppe ricoprire con fermezza, autorità e prestigio le cariche di Governatore della Banca d’Italia, di Ministro del Tesoro e di Presidente della Repubblica, ponendo le basi effettive per il miracolo economico degli anni Cinquanta e Sessanta. Ludwig Erhard veniva dagli ambienti accademici, ma seppe adattarsi come pochi alle esigenze storiche in cui si trovò ad operare e seppe farlo proprio in ragione del suo liberalismo sociale, della sua fiducia nelle virtù del mercato e della libertà. Di tutto questo troviamo testimonianza chiara e stentorea nel libro, che è, fin dal titolo, un auspicio reso possibile dall’economia libera, una realtà resa fattiva dall’opzione dell’Occidente lontano dalle soluzioni pianificate.

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