Apertura versus Chiusura : un’antinomia della storia umana

Lunedì 6 ottobre, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, abbiamo presentato “Open”, di Johan Norberg. Erano con noi Gilberto Corbellini, professore di Storia della medicina presso l’Università La Sapienza di Roma, Giovanni Carrada, divulgatore intorno alle tematiche scientifiche ed all’innovazione e Armando Massarenti, filosofo ed epistemologo.Non a tutti giungerà familiare il nome di Johan Norberg, scrittore e divulgatore svedese vivente, nato a Stoccolma nel 1973 e paladino, oltre che diffusore e sostenitore, delle tematiche liberali, del libero scambio e del commercio globale. Se il suo successo come scrittore in Scandinavia e nei paesi anglosassoni gli ha aperto le porte della frequentazione televisiva, è, peraltro, plausibile che in un Paese come il nostro, non esattamente orientato verso le posizioni autenticamente libere e, piuttosto, incardinato in visioni stataliste di retroguardia, a difesa dello status quo di ciascuno degli opposti schieramenti, è plausibile, si diceva, che ai più Johan Norberg dica poco o nulla. Ma questo giovane autore ha già al suo attivo una cospicua serie di contributi, tutti nel solco di una divulgazione di profilo alto delle istanze del libero mercato e della globalizzazione. Che hanno ragioni molto forti, a dispetto dei molti critici, tanto numerosi quanto di fatto inabili nel poterne fare a meno, nella teoria e nella pratica; ma che si possono valere, primariamente, delle regioni desunte dall’evidenza e dall’esperienza. Inoltre, risulta pressochè impossibile oggi prescindere dai risultati eclatanti delle società che si sono basate e servite degli strumenti del libero mercato, dello stato di diritto, della proprietà privata e del sistema di tutele, garanzie e conquiste che è emerso a partire dal sorgere dell’età liberale e della Rivoluzione Industriale. Norberg dal 2007 è Senior Fellow del Cato Institute di Washington, uno dei think tank più prestigiosi a difesa delle ragioni della libertà individuale, e la sua voce non manca di farsi sentire, in ciascuno degli agoni in cui è impegnato fin dagli inizi della sua carriera, con acume, preparazione e brillantezza polemica.Inoltre, è membro della Mont Pelerin Society, l’associazione intellettuale fondata da Friedrich August von Hayek per difendere la società libera ed aperta, quella di mercato e fondata sulle libertà individuali.  Le sue tesi sono riproposte nel suo ultimo libro, appunto “Open. The Story of Human Progress”, che è stato pubblicato proprio nel 2025 dalla casa editrice Rubbettino con la fondamentale collaborazione ed il contributo di Lodi Liberale. Quest’opera, dunque, rappresenta, di fatto, il primo libro edito interamente grazie al contributo decisivo della nostra Associazione e questo aspetto si configura come un traguardo di grande valore, di cui essere, a ben ragione, orgogliosi. Questo libro, poi, inaugura la collana “I semi della libertà” e in essa verranno pubblicati altri libri promossi da Lodi Liberale, un ulteriore modo per lasciare un segno concreto nel panorama della promozione editoriale liberale. Questo libro, in particolare, ha una serie di tesi forti, fra le quali la principale è rappresentata dalla convinzione che l’apertura, le società e le istituzioni contraddistinte dalla predisposizione allo scambio, alle relazioni, ai traffici, alle libertà individuali, alla tutela dei diritti e alla garanzia della possibilità di interagire e confrontarsi con realtà diverse e anche lontane rappresenti un importantissimo fattore di avanzamento umano. Di converso, la chiusura, le società e le istituzioni contraddistinte dall’autarchia, dal rifiuto delle relazioni, dominate dal protezionismo economico e dall’impossibilità del confronto con mondi diversi, vengono ritenuti, dall’Autore, altrettanti fattori di regresso e di involuzione, portando i membri di questi stati ad una più ridotta possibilità di accesso e di scelta e, quindi, di benessere. Gli ultimi duecento anni hanno visto salire in maniera esponenziale l’aspettativa di vita, passata da meno di trent’anni a più di settanta ed ad una impressionante riduzione della povertà, passata da un livello del novanta per cento al nove per cento. Eppure, anche la nostra civiltà, che dovrebbe essere ovunque consapevole di questo progresso, è percorsa da tentazioni ricorrenti, da una sorta di fascino sinistro che ciascuno di noi sembra provare verso il tribalismo, l’autoritarismo, la chiusura delle menti e dei commerci, tutti aspetti la cui inefficacia e la cui pesante negatività per tutti rappresentano un’evidenza storica incontrovertibile. A dispetto di tutto questo e delle pesantissime conseguenze che tutto questo bagaglio di disgrazie ha sempre portato nelle esistenze di ciascune e nella storia di ciascuna società, le paure e i pericoli spesso inducono molti a non ricordare o a non riconoscere i fondamenti che hanno reso possibile la straordinaria condizione di cui beneficiano. Questi fondamenti sono rappresentati dalla libertà, dalla possibilità di esplicare le proprie idee, da un contesto concorrenziale, meritocratico e premiante, da una cornice dove il governo si limita a proteggere tutte le esplicazioni individuali, che portano a nuove scoperte, a nuove tecnologie, a rinnovati modelli di impresa e che non ingerisce nella vita economica e nelle singole convinzioni di ogni persona. Con istituzioni quanto più possibile aperte, i problemi vengono risolti meglio ed in maggior numero e quindi fra apertura istituzionale e risoluzione dei problemi esiste una correlazione causale. Dimenticarlo è un errore imperdonabile e la sua conseguenza è ripiombare nel baratro dell’arretratezza.

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