Separare per meglio giudicare, un dibattito aperto

Separare per meglio giudicare, un dibattito aperto

Che rilevanza ha la questione della separazione delle carriere tra Giudici e Pubblici Ministeri nel quadro generale del dibattito sulla riforma della giustizia penale? Il breve saggio di Benedetto cerca di rispondere a questa domanda non banale, se valutata nell’ottica di coloro che non operano professionalmente nel mondo del diritto e della giustizia, e sono portati a ritenere che la polemica sul punto sia una mera disquisizione di principio lontana dai problemi concreti di funzionamento della giustizia e dalle esigenze del paese e dei cittadini. La distanza tra i problemi e la loro comprensione generale, in termini di rilevanza, è da sempre un punto cieco del diritto e dell’apprezzamento sociale delle sue questioni. In questo senso, e verso questa direzione, il saggio introduce, in modo piano e comprensibile, i risvolti e gli snodi determinanti implicati dalla separazione delle carriere. Lo fa ripercorrendo rapidamente, e per estrema ma necessaria sintesi, la storia del processo penale italiano e delle riforme che lo hanno interessato nel recente passato repubblicano e, in modo più allargato, il diverso orizzonte concettuale che contrappone il nostro sistema processuale penale a quello della esperienza di common law. Uno sforzo informativo minimo richiesto al lettore per afferrare, tra le pieghe della cronaca e delle vicende particolari di processi e pressioni politiche, il senso più profondo, ma forse meno evidente, della necessità culturale di distinguere, nella giurisdizione penale, il ruolo, la funzione e la carriera del pubblico accusatore da quella del Giudice chiamato a decidere. read more

L’anarchismo libertario di Murray Newton Rothbard

L’anarchismo libertario di Murray Newton Rothbard

Lunedì diciotto settembre abbiamo presentato, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, “Contro l’egalitarismo”, di Murray Newton Rothbard. Erano con noi, Roberta Adelaide Modugno, professore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi Roma Tre, Arianna Liuti, dottore di ricerca in Scienze politiche presso l’Università degli Studi Roma Tre e Greta Mastroianni Greco, dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi Roma Tre. Questo volume raggruppa tre saggi che, in ordine cronologico, sono intitolati “La tutela dell’ambiente nel libero mercato” (1970), “Libertà, disuguaglianza, primitivismo e divisione del lavoro” (1971) e “L’egalitarismo come rivolta contro la natura” (1973). In questi anni, la società americana stava vivendo un periodo di profonde mutazioni, di notevoli cambiamenti, di incontestabili lacerazioni, di evidenti crisi e di altrettanto palesi tensioni. In questo contesto, che vede l’ampliarsi della spesa pubblica e, conseguentemente, del ruolo dello stato nella vita degli individui, che registra l’intensificarsi delle battaglie per i diritti civili, la contestazione studentesca, il conflitto in Vietnam e che, quindi, scava ulteriormente il fossato tra la politica e la società civile, si inserisce la parabola intellettuale di Murray Newton Rothbard e lo fa in una modalità di cui questi tre saggi possono costituire una validissima testimonianza. Infatti, essi giungono alla fine di quel periodo in cui l’Autore elabora e rende esplicite le proprie coordinate teoriche, quelle stesse che costituiranno i nuclei espressi in “Power and Market”, in “For a New Liberty. The libertarian Manifesto”, fino alla raccolta di saggi “Egalitarianism as a Revolt against Nature”, nuclei del pensiero libertario per come Rothbard li elaborò e pubblicò proprio tra 1970 e 1974. Inevitabilmente, anche nelle opere sistematiche più strutturate di Rothbard, o perlomeno in quelle che costituiscono il movimento di rinascita delle idee liberali rigorose, debitrici dell’eredità e del retaggio della tradizione americana dei Founding Fathers e di una visione tipicamente allergica al centralismo e alla presenza invasiva di governi che pervadono gli ambiti propri delle attività individuali, ebbene anche nelle opere più organiche di questo periodo troviamo i temi affrontati in questi saggi : l’ecologia di mercato, di fronte al sorgente ambientalismo, la questione del lavoro, inserito in un’ottica di libertà di impresa e di tutela, conseguentemente, della disuguaglianza, e il conflitto tra l’eguaglianza dei diritti, da un lato, e l’egualitarismo utopico ed antiumano dall’altro. Ma quello che, soprattutto, si può ravvisare, è l’intuizione che una società improntata sull’anarco-capitalismo possa cercare di risolvere il dilemma del potere. Ci riferiamo non solo ai problemi empirici e quotidiani connessi con l’esercizio della coercizione, ritenuta necessaria anche dal liberalismo classico, ma con la proposta di superamento della prospettiva stessa ricorrendo alla forza ed alla continua originalità propulsiva del libero mercato. Questi tre saggi, in questo inevitabili specchi della preoccupazione e della sensibilità del loro Autore in questo periodo, partono da un’analisi spietatamente critica delle logiche stataliste e delle ideologie loro soggiacenti, ma si aprono, di seguito, sulla possibilità di un loro superamento, basato, su un riorientamento, su un cambio totale di prospettiva, su un’inversione copernicana. Rothbard non si limita alla pars destruens, ma prova a fornire una pars construens, un’alternativa focalizzata su alcuni punti fermi ed imprescindibili : il rispetto assoluto della proprietà privata, di sé e dei beni legittimamente acquisiti, oltre che l’assioma di non aggressione (“nessuno può aggredire la persona o la proprietà altrui”), il tutto incardinato nello scrigno della visione giusnaturalistica rinnovata. Se a queste coordinate aggiungiamo la fiducia piena e completa nei valori e nelle virtù di un mercato autenticamente libero e nella parallela, necessaria, retrocessione dell’impianto statuale al rango di possibile preferenza fra molte e non di monopolista, otteniamo, seppur a livello di semplice accenno, il senso di una modalità diversa non solo dai suoi contemporanei, ma, ancora, dalla nostra vaga postmodernità. La lettura di Rothbard ha, anche, questo effetto, ossia quello di offrire davanti a noi la possibilità di una fuga dai lacci della coercizione. Nei suoi confronti si sono alzate, e continuano ad alzarsi, molte critiche, talvolta giustificate da un percorso non sempre lineare e tuttavia contro Rothbard non può sicuramente essere evocata l’accusa di essere freddo, asettico e convenzionale. Rothbard si staglia come chi sorregge un lume nella tempesta, e quindi rischia di veder spegnere la fiammella, o come chi tiene ben salda una luce nella notte, indicando generosamente il cammino pur attirando insetti molesti. read more

Il vecchio mondo è nel Mondo Nuovo

Il vecchio mondo è nel Mondo Nuovo

Lunedì quattro settembre scorso abbiamo presentato, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, “L’antico regime e la Rivoluzione” di Alexis de Tocqueville. Erano con noi Giovanni Giorgini, professore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Bologna, Mario Tesini, professore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi di Parma e Roberto Giannetti, professore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Pisa. Siamo di fronte ad uno dei testi più rilevanti ed originali della storiografia politica e sociale, un vero e proprio spartiacque sia nella trattazione intorno al macro evento “Rivoluzione francese” che nella storia del pensiero critico intorno ad un’intera età, con implicazioni dalla portata talmente significativa da uscire dai limiti pur ampi e profondi relativi all’oggetto del componimento. E pur trattandosi di un’opera non terminata causa l’aggravarsi delle condizioni di salute di Tocqueville e la morte sopraggiunta prematuramente, siamo comunque in presenza di una serie di intuizioni, oltre che di un ideale filo che lega le varie parti dell’opera, di valore assoluto. Questo libro, che cerca di studiare la Rivoluzione nelle sue componenti, nelle sue cause, nelle sue istanze interne e nelle sue ripetizioni, non si presenta come una cronaca di quel complesso di momenti, situazioni, accadimenti che sancirono della Rivoluzione quello stigma di frattura epocale tra un’epoca ed un’altra, tra un mondo ed un altro, quanto piuttosto uno studio della stessa mediante l’individuazione delle cause politiche, sociali e culturali che condussero i francesi e la nazione al tipo di esiti che, di fatto, si verificarono. L’opera presenta una complessità formale e sostanziale davvero rilevante e nello spazio di una necessariamente breve recensione, come l’uso e l’opportunità nello specifico chiede di fare, non si può certo pretendere di esaurire nemmeno lontanamente la sua ricchezza, vastità e  profondità. Ogni capitolo, infatti, di cui è composta l’opera può presentare spunti di indagine e motivi di riflessione di qualità tale da essere di per sé stessi oggetto di discussione. E le stesse tesi di fondo, come pure le coordinate critiche che al lavoro soggiacciono, potrebbero, per originalità e proprietà di esposizione, costituire a loro volta lo scenario di ulteriori riflessioni, quali sempre Tocqueville è in grado di suscitare. Ci limiteremo, allora, ad un resoconto di semplice commento dell’impianto strutturale dell’opera, per notare come, nel primo libro – dei tre di cui è costituito “L’antico regime e la Rivoluzione” – l’Autore rilevi la contraddizione dei giudizi iniziali sulla Rivoluzione e come essa sia stata impropriamente definita come un evento teso a distruggere il potere religioso, ma, anzi, come la Rivoluzione stessa abbia un’impronta marcatamente politica secondo modalità di tipo religioso. Solo questo basterebbe sia a ridefinire molte interpretazioni accettate anche ai nostri giorni che a presentarsi come uno strumento di indagine nuovo, ossia una categoria di lettura che mescola sapientemente piani interpretativi differenti per definirsi come una chiave ermeneutica nuova, feconda e capace di aprire orizzonti. Nel secondo capitolo si assiste alla disamina del periodo che ha preceduto la Rivoluzione come a quel  momento che, amministrativamente, politicamente, giuridicamente e socialmente, è in grado di spiegare la Rivoluzione stessa, che è un evento dalle caratteristiche molto meno “rivoluzionarie”, se si passa il gioco di parole, di quanto comunemente si ritenga. Il terzo libro si occupa del XVIII secolo, ossia dell’immediata prossimità dell’evento, e di esso vorremmo ricordare, fra le molte perle, la rilevanza data alla componente intellettuale nello svolgersi degli accadimenti.  read more