Brevi cenni sull’universo : Adam Smith e la “Ricchezza delle nazioni”

Lunedì 23 marzo, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, abbiamo presentato “La ricchezza delle nazioni”, di Adam Smith. Erano con noi Maria Pia Paganelli, professore di Economia presso la Trinity University di San Antonio, Alessandro De Nicola, presidente di “The Adam Smith Society” Italia, Carlo Scognamiglio, economista e Adelino Zanini, già professore di Filosofia politica ed etica economica presso l’Università Politecnica delle Marche. Pensare di fornire anche un vago ed incompleto accenno a quest’opera fondamentale per la storia dell’analisi economica sarebbe una pretesa vana. Essa, infatti, è fondamentale non solo per il formidabile e geniale contenuto, ma anche e soprattutto per la storia ineguagliabile di ciò che rappresenterà per tutti coloro che verranno dopo di essa. Siamo, infatti, di fronte ad un testo che ha avuto sensazionali ripercussioni non solo per la storia dell’analisi economica, configurandosi come il grande manifesto della nascente rivoluzione industriale, ma anche per tutte le scienze sociali e per la stessa storia della civiltà occidentale. L’ “Indagine sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni”, infatti, secondo il suo titolo per esteso, è uno dei libri che, dal suo apparire, a Londra il 9 marzo 1776, ha avuto, in senso assoluto, le più ampie ripercussioni su tutti coloro che lo hanno accostato, e questo, oltre che per tutta una serie di motivi cui si proverà ad accennare, per la sua caratteristica di essere insieme un’eccezionale istantanea della fase aurorale del fenomeno probabilmente più rilevante della contemporaneità, la Rivoluzione Industriale unita al sorgere della conseguente economia di mercato, affiancata ad una poderosa e scientifica riflessione intorno ai moventi, all’essenza, ai motivi per cui il benessere e la ricchezza sorgono, si affermano, si radicano e diventano intime di alcuni contesti rispetto ad altri. Naturalmente, il libro è molto più complesso, più stratificato e più profondo, ma l’immediata fortuna che gli arrise, che ne fece fin da subito un riferimento basilare ovunque, può anche essere indicata nel fatto di essere la guida di una nuova era, scritta in un linguaggio perfettamente comprensibile e nel momento giusto. La “Ricchezza delle nazioni” è l’opera di una vita visto che in essa confluiscono le ricerche e le intuizioni del suo Autore per come elaborati lungo l’intera sua esistenza e visto che si pone in strettissimo contatti sia con i suoi componimenti giovanili mai pubblicati che, soprattutto, con l’altro importantissimo ed imprescindibile lavoro pubblicato nel 1759, ossia la “Teoria dei sentimenti morali”. Adam Smith, infatti, fu un erudito, un conoscitore della filosofia morale, del diritto, delle scienze, ma, primariamente, un osservatore attentissimo, un’impareggiabile figura in cui si unirono le migliori qualità dello scienziato sociale e del rigoroso metodologo. Come detto, risulterebbe vano oltre che presuntuoso cercare di ingabbiare un’opera tanto imponente in una serie di giudizi che la circoscrivano, ma quello che può essere fatto, anche al fine di dare un’idea del contenuto di questo ponderoso testo, è sintetizzare gli argomenti dei cinque capitoli. Nel primo, infatti, l’oggetto è il lavoro, che Smith elabora in una memorabile trattazione, che diverrà prototipica per il futuro oltre che gravida di conseguenze; nel secondo vengono presi in esame i fondi, la loro natura, il loro accumulo e il loro impiego; il terzo è un excursus storico-comparativo sulla prosperità, al fine di capire di più cosa rende ricca una nazione; nel quarto, sono i sistemi di economia politica ad essere presi in esame, vale a dire quelle direttive generali che un’autorità politica necessariamente limitata può porre in atto per assicurare il benessere; il quinto capitolo è un’interessantissima comparazione fra le fonti di reddito di un monarca e di una repubblica in rapporto al bene dei governati. Adam Smith, tuttavia, non ha parlato solo di aspetti economici all’interno della “Ricchezza delle nazioni”, visto che in essa troviamo riflessioni memorabili sulle condizioni della libertà, sulle sue declinazioni e, in ultima analisi, sulla sua necessità per la vita di tutti e di ciascuno. Il che ci porta a definire anche un altro aspetto che rende immortale questo libro : la sua multiprospetticità, la sua compenetrazione di diversissimi piani, perfino le sue digressioni, spesso articolate e di non immediatamente accessibili, sono tutte frutto di un’attenzione si potrebbe dire stupefatta e meravigliata per la bellezza della realtà e per la “ricchezza” dei suoi livelli. Affrontare la lettura di questo monumentale libro, che è un classico in uno dei sensi più pieni con cui si possa usare questa definizione, ci rende sicuramente migliori, perché quanto ha da dire non si confina in un contesto pur denso come l’Europa del XVIII secolo, ma non smette di poter essere udito con profitto a tutti i suoi lettori.

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