Democrazia ed autorità in don Luigi Sturzo

Lunedì 28 giugno 2021, in occasione del nostro centotrentaseiesimo evento, abbiamo presentato il libro di Flavio Felice “I limiti del popolo. Democrazia ed autorità politica nel pensiero di Luigi Sturzo” insieme all’autore (Professore di Storia delle dottrine politiche all’Università degli Studi del Molise), Rocco Buttiglione (Professore di Filosofia presso l’Istituto Editore Stein di Granada) e Antonio Campati (Ricercatore in Filosofia Politica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano).

Don Luigi Sturzo rappresenta certamente uno degli attori politici italiani ed europei più importanti del Novecento e la sua vasta opera, iniziata nei primi anni del XX secolo, è proseguita per alcuni decenni con importanti approfondimenti della struttura democratica anglosassone sia inglese che statunitense.

La lettura dell’opera di Flavio Felice ci stimola a una precisa e dirimente analisi del pensiero politico di Don Luigi Sturzo che è fondamentale per capire la condizione attuale di crisi profonda delle istituzioni italiane. Questo saggio è, infatti, un’opportunità di riflessione e di analisi sulla condizione di un paese come l’Italia, verificando le cause della deriva populista degli ultimi anni e proponendone una soluzione alternativa ispirata ai principi liberali e cristiani.

Con la sua straordinaria convinzione del posto che l’individuo deve avere nella società, il cristianesimo ha creato e avviato l’ampliamento della partecipazione popolare alle scelte politiche. E si dovrà dare atto che la visione della Chiesa, considerata molto spesso come istituzione meramente conservatrice, ha molto spesso espresso uomini con una visione realmente riformatrice.

Questa spinta riformatrice ha profonde radici. Nasce dalla comprensione e dalla convinzione che la ragione, il primato della persona e l’assunzione di responsabilità siano tra gli elementi fondanti delle società. E perciò solo restituendo agli individui il peso dei loro diritti naturali e fondando la struttura dello Stato sui principi liberali di limitazione e divisione dei poteri sarà possibile, attraverso la partecipazione attiva alla politica, contrastare le derive collettiviste, interventiste e populiste tipiche delle democrazie rappresentative di questo frangente storico.

Il pensiero di Sturzo non è puramente teorico o scritto per essere interpretato secondo necessità, bensì profondamente concreto. Indica con precisione la strada da perseguire all’inizio di un secolo che sarà purtroppo devastato dalle ideologie stataliste, in tutte le loro eventuali declinazioni, e che hanno fatto sempre leva sul termine “popolo” per darsi giustificazione.

Definire la libertà per via costituzionale non è condizione sufficiente per preservare le proprie libertà. Serve, piuttosto, una costante attività di partecipazione popolare come argine critico alle pretese del potere.

Per Sturzo, nel solco di un altro grande pensatore cattolico liberale come Lord Acton, qualsiasi potere ha la tendenza innata a corrompersi e per evitarlo è necessario prima riconoscere l’importanza delle libertà dell’individuo, della proprietà privata e il ruolo della famiglia; quindi incoraggiare la libera iniziativa sia economica che sociale tenendo ferma la chiara divisione dei poteri dello Stato. Con la consapevolezza che solo con la costante partecipazione alla vita pubblica sia possibile una continua verifica dei limiti da opporre all’espansione dello Stato.

Questi sono solo alcuni dei moltissimi motivi per leggere questo denso e illuminante volume, approfondendo così la conoscenza di questo grande sacerdote, amministratore illuminato, pensatore fecondo e vero e proprio punto di riferimento per chi è convinto che liberalismo e cattolicesimo siano pienamente compatibili in linea teorica e pratica, costituendo così una valida guida dell’azione politica.

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