Lunedì 26 luglio 2021, in occasione del nostro centoquarantesimo evento, ultimo per la stagione 2020-2021, abbiamo presentato il libro di Giuseppe Bedeschi “I maestri del liberalismo nell’Italia repubblicana”. Erano con noi, insieme all’Autore, professore emerito di Storia della filosofia presso l’Università “La Sapienza” di Roma, anche Carlo Scognamiglio, Presidente Emerito del Senato della Repubblica e Dino Cofrancesco, professore emerito di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Genova. L’analisi esposta nella premessa offre al lettore una chiave di lettura storica del libro ed alcuni importanti aspetti delle contrapposizioni in essere tra le forze ideologiche nel proporre un modello politico economico post-fascista. Ci si riferisce sostanzialmente alle tre maggiori forze in campo; quella socialista e marxista, quella cattolica e quella liberale ed alla dialettica storico-intellettuale che le ha viste contrapposte nel secondo dopoguerra.
Una contrapposizione, almeno fino agli anni essanta, essenzialmente fra liberali, insieme ad un’ampia parte del mondo cattolico ed ai partiti dell’area comunista e socialista, vòlti a sostituire lo statalismo fascista con uno statalismo di segno opposto e contrario. In sintesi, un cambio di toponomastica.
Oggi, dopo la caduta del muro di Berlino, possiamo finalmente comprendere, proprio in virtù dei tragici eventi umani ed economici venuti alla universale conoscenza, la portata fallimentare del pensiero socialista e marxista, seppure declinato in tutte le versioni possibili.
Non era invece così scontato nel dopoguerra contrastare un’ideologia che si presentava come nuova, senza legami con il fascismo del Regno d’Italia, con una proposta politica ed economica falsamente contrapposta alla precedente. Grazie a memorabili pagine di Benedetto Croce, Giovanni Sartori e Rosario Romeo comprendiamo le opportunità e la funzione della democrazia se d’indirizzo liberale ed al contempo ricevono confutazione le istanze, presenti nella teoria gramsciana, sull’incompiuta portata rivoluzionaria del risorgimento come causa del ventennio fascista.
In questa rassegna, che non pretende di essere una galleria completa, ma un affresco su grandi protagonisti tra loro molto differenti di una parte della nostra storia, troviamo altri importanti protagonisti del liberalismo repubblicano, quali Einaudi, Antoni, Maraini e Matteucci che con i loro studi hanno consegnato un fondamentale contributo alla creazione di una società che mantenesse in primis una capacità critica sulle idee e sulle istituzioni nascenti, indicando nei principi liberali il germe e la forma per modellare una società libera e nondimeno prevedendone le derive illiberali, inevitabili con le politiche d’intervento previste progressivamente dall’apparato politico e dal milieu culturale ed ideologico.
E’ di sicuro interesse storico la lettura di Gaetano Salvemini e Guido Calogero, e risulterebbe di sicuro fascino affrontare una discussione su una stagione che ha ritenuto, e per certi versi continua a ritenere, le teorie liberalsocialiste come genuinamente liberali.
La figura di Norberto Bobbio ha costituito, per lunghi anni, il riferimento intellettuale di buona parte dell’intellighentzia di matrice post-azionistica. Se per un verso sono indubbi i suoi meriti di studioso e di analista, d’altro canto è altrettanto doverosa, a nostro avviso, una revisione dell’innalzamento acritico compiuto da moltissimi intorno alle sue posizioni “militanti”. Il suo prolungato interesse per le democrazie popolari , la pubblicazione delle sua opera “ Politica e Cultura” smentita dall’invasione dei carri armati dell’Armata Rossa non intaccarono, infatti, la sua fiducia nel colloquio con il mondo marxista ed in questo, come in altro, pago’ un prezzo considerevole e consapevole all’atmosfera pressoché indifferenziata della sua epoca.
Nel libro, il capitolo finale è dedicato alla parabola intellettuale di Lucio Colletti, una parabola che lo ha portato, abbastanza inconsuetamente, da una posizione di marxismo estremo ad un approdo liberale. Questo tipo di “conversioni” hanno potuto verificarsi in molti scenari intellettuali europei e mondiali nel momento in cui il marxismo sembrò entrare in una crisi irreversibile ed in cui la società liberaldemocratica congiunta al libero mercato sembrarono avere partita vinta perfino nelle casematte del pensiero accademico. La storia successiva ci ha mostrato quanto fossero a volte illusori o momentanei questi cambi di orientamento. Ci permettiamo di suggerire, quale utile ed educativo contrappeso, un’opera dal sapore realistica e sconvolgente come “Ritorno dall’Urss” di Andre Gide. Le stagioni del liberalismo repubblicano italiano hanno dovuto, sicuramente, misurarsi e confrontarsi con un clima culturale per certi versi a senso unico. Il nostro auspicio è che si tenga presente come in quegli anni vi furono esempi di liberali italiani (pensiamo a Bruno Leoni, per fare un nome) di valore internazionale, dal prestigio e dalla fama noti fuori dai nostri confini, ma la cui stima sarebbe opportuno che prendesse finalmente piede anche nel nostro Paese.

