Quali sono i nuovi diritti che la globalizzazione informatica e la diffusione di internet hanno creato nella nostra società? Si tratta di novità normative legate allo sviluppo di un mondo tecnologico impensabile fino a pochi anni or sono oppure si riconnettono a consolidati principi già sanciti agli albori delle costituzioni contemporanee? Di questo e molto altro parla il libro di Tommaso Edoardo Frosini “Liberté Egalité Internet” che abbiamo presentato lo scorso 29 febbraio insieme all’autore (Professore di Diritto Pubblico Comparato presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli) e a Claudio Martinelli (Professore di Diritto Pubblico Comparato presso l’Università di Milano Bicocca).
E’ fuori dubbio che internet abbia profondamente mutato, in brevissimo tempo, l’idea stessa di libertà come è stata intesa sino ad oggi e il suo esercizio concreto. La possibilità per chiunque di diffondere pensiero, notizie ed informazioni nel mondo intero e con pochissimi mezzi ha amplificato all’infinito le possibilità di comunicazione delle idee. Conseguenza ne è che la cosiddetta “libertà informatica” sia rapidamente assurta al rango di diritto fondamentale della persona, meritevole di essere costituzionalmente riconosciuto e garantito. Alcune nuove costituzioni di recente promulgazione, come quelle di diversi paesi sudamericani, hanno voluto includere espressamente i nuovi diritti informatici nei propri testi normativi. Anche in ordinamenti maggiormente legati alla propria tradizione giuridica come quello italiano, la legislazione si è comunque adeguata a quella che ormai è divenuta una “normalità” tecnologica del quotidiano. Da qui il concetto di “cittadinanza digitale”, con le sue regole ed i suoi istituti (si pensi al procedimento amministrativo telematico o al processo telematico) esteso fino alla cosiddetta “democrazia elettronica”, caratterizzata dal suo essere non delegata ma immediatamente e direttamente partecipativa e che, per quanto ai suoi albori, sarà destinata a prendere sempre più piede nel prossimo futuro.
Per tutte queste ragioni l’accesso alla rete, oltre che inalienabile diritto di libertà dell’individuo, è divenuto, secondo l’autore, una vera e propria “pretesa soggettiva a prestazioni pubbliche”, che l’ordinamento deve garantire al cittadino, al pari della sanità o dell’istruzione.
E’ fuori dubbio quindi che le tecnologie hanno rappresentato e continuano a rappresentare un punto fermo nello sviluppo delle libertà. La velocità e l’assoluta facilità di accesso alla platea mondiale garantita dalla rete ha parimenti determinato il pericolo, per Stati a regime totalitario, di un’incontrollabile diffusione di libere idee ed informazioni. Ed è noto come tali Paesi limitino od impediscano il libero utilizzo o accesso ad internet, considerato quale diretta minaccia al potere costituito. Frosini parla di “muri virtuali eretti al posto dei muri di pietra”, che confermano la spiccata “vocazione liberale” di internet, sebbene anche nei Paesi di maggior apertura democratica (e tradizione liberale) si sia assistito e si assiste ad usi impropri della censura telematica.
Pur interrogandosi sul diritto degli Stati di regolamentare con leggi proprie uno spazio virtuale come internet – che potrebbe essere invece considerato un sistema idoneo addirittura a fondare un proprio ordinamento giuridico – l’autore illustra come, sotto un profilo normativo, negli anni si è sviluppata una articolata normativa, supportata anche da importanti decisioni giurisprudenziali, volta a tutelare i diritti dei soggetti che potrebbero essere violati da altri utenti della rete, anche nell’esercizio di attività consentite.
Tra i casi più noti e dibattuti a livello internazionale vi è sicuramente quello di Wikileaks, ma le maggiori criticità che possono investire ognuno di noi emergono dai problemi di tutela della privacy e – strettamente connessa a questa – dal cosiddetto “diritto all’oblio”, ossia la pretesa che vengano eliminate dalla rete informazioni vetuste (compresi casi di cronaca) riguardanti un determinato soggetto. In questo senso diverse decisioni giurisprudenziali, compresa la nostrana Corte di Cassazione, pur non riconoscendo la possibilità di un controllo diretto da parte dell’individuo sulle informazioni giornalistiche che lo riguardano, hanno sancito l’importante principio in base al quale il decorso del tempo muta l’autenticità e la veridicità della notizia, pur garantendo la libertà di cronaca. Se pertanto la notizia, a distanza di tempo, non viene rettificata o contestualizzata, può divenire (anche se vera) falsa, con tutte le conseguenze giuridiche del caso. Nello stesso tempo si è assistito alla promulgazione di diverse sentenze in materia, tra cui il celebre pronunciamento della Corte di Giustizia UE ricordato come “Google Spain”, che ha imposto ai motori di ricerca l’applicazione della normativa europea sulla protezione dei dati personali, agevolando in questo modo il diritto all’oblio.
Ma questa problematica sta già cedendo il posto al suo esatto contrario, ossia il diritto “al ricordo” o all’eredità digitale. Cioè la pretesa del soggetto che tutto quanto lo riguardi o egli abbia prodotto in vita che sia presente in rete venga conservato a sua memoria. Sebbene qualche isolato tentativo di regolamentare il problema sia già stato tentato, la questione rimane aperta. Così come molte altre che il futuro di internet riserverà al mondo del diritto.
Il volume, articolato in dieci saggi tra loro collegati, è costantemente supportato da un vasto excursus commentato di legislazione e giurisprudenza internazionale, tanto europea quanto extraeuropea, ponendo a confronto costituzioni, leggi e pronunce giurisdizionali provenienti da Paesi del mondo molto diversi tra loro per cultura giuridica e legislativa. Leggendolo si capisce pienamente la vocazione liberale di Internet, confermata dalla paura che i paesi intolleranti manifestano nei confronti della rete a causa della straordinaria possibilità che essa fornisce nell’aumentare la libertà globale. Ed è per questo che, per usare le parole dell’autore, “il motto della nuova rivoluzione costituzionale è: Liberté, Egalité, Internet”.

