John Locke ed i diritti naturali come base di un liberalismo rigoroso

Lunedì 17 gennaio 2022 abbiamo presentato, nell’ambito delle serate dedicate ai classi del pensiero liberale e libertario, “Il secondo trattato sul governo civile”, di John Locke. Erano con noi Luigi Marco Bassani, professore di Storia delle Dottrine politiche presso l’Università degli Studi di Milano e Claudio Martinelli, professore di Diritto pubblico comparato presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca.

Diciamo subito, a scanso di equivoci, che ci troviamo di fronte non solo a quella che molti considerano l’opera che inaugura l’indirizzo liberale della riflessione politica, almeno facendo propri i dettami del diritto naturale, ma corre l’obbligo di ricordare come questo scritto sia tra i capisaldi della filosofia politica in genere e che la sua influenza, lo vedremo più avanti, è stata determinante come poche altre opere sul concreto svolgersi degli avvenimenti in Inghilterra, Stati Uniti e Francia nei cento anni successivi. Ad esso si richiamarono più o meno esplicitamente molti scrittori e filosofi, ma anche divulgatori, volgarizzatori e financo non specialisti, trovando in esso tutta una serie di contributi che finirono per diventare un’acquisizione permanente del dibattito culturale, delle azioni e dei pensieri di intere generazioni.

A riprova della sua fecondità, questo testo, nell’imperante ed onnicomprensivo dominio della statualità, ha saputo affascinare nuove schiere di liberali più intransigenti, divenendo davvero un classico imprescindibile per chi ha identificato nella difesa dell’individuo davanti ai tentativi di invadenza da parte del Leviatano la caratteristica fondamentale di ogni tutela delle libertà. Non riteniamo opportuno, in questa sede, ripercorrere l’itinerario teorico di quest’opera, anche alla luce del fatto che essa dovrebbe aver ricevuto un’illustrazione almeno accennata nella formazione scolastica dei lettori. Ci limitiamo a tentare di riflettere su un solo nucleo costitutivo, senza la pretesa di esaurirne la grande ricchezza; lo facciamo augurandoci che i nostri lettori (ma, implicitamente, anche la nostra temperie culturale) vogliano leggere questo autore e questa sua fatica eminentemente politica, comprendendone il peso ed il rilievo. Da quella che è insieme una constatazione ed una teorizzazione, ossia che gli uomini si riuniscono in società per proteggere i loro diritti naturali (proprietà, vita, libertà e sicurezza), Locke incentra la definizione precisa di un ambito e di un compito: i diritti naturali degli individui sono il primum, mentre il governo e lo stato si giustificano ed hanno la loro ragion d’essere solo in quanto capaci di tutelare questi diritti naturali.

Governo e Stato non sono entità primarie, non sono istituzioni naturali, ma sono secondarie, frutto di un accordo di protezione di qualcosa molto più importante di loro e, soprattutto, devono sempre essere removibili dai veri protagonisti, gli individui. I governi, gli stati, i re, la classe dei rappresentanti sono resi attivi con la precondizione di accettare che i veri depositari della sovranità, ossia gli individui, tolgano il loro appoggio ad essi, vanificando di fatto la loro esistenza. La loro ragion d’essere si si giustifica con il rispetto pieno ed incondizionato al mandato per il quale sono nati, cioè un accordo fuori da dette istituzioni innaturali per proteggere e tutelare i diritti individuali dei loro creatori, che con il consenso le hanno rese possibili.

Locke, dunque, operando all’interno di una venerabile, antica e multiforme tradizione, capovolge l’impostazione che vedeva nelle istituzioni di governo e di potere il baluardo cui gli individui dovevano guardare ed a cui, in ultima istanza, dovevano cedere le proprie pretese o i propri diritti. Non è il governo, o lo Stato o il monarca o un ente collettivo creato dagli individui ad essere il fulcro della società degli uomini, ma gli uomini, con i loro diritti naturali ed i loro accordi. Questa impostazione, insieme a molti altri punti che, per ovvi motivi di sintesi abbiamo tralasciato, ha generato esempi gloriosi di accordo fra individui ed istituzioni, rappresentando di fatto una fra le conquiste più significative della filosofia politica moderna e contemporanea.

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