Lunedì 3 maggio 2021, in occasione del nostro centoventottesimo evento, abbiamo presentato, nell’ambito delle serate dedicati ai classici del pensiero liberale, il “Saggio sulla libertà” di John Stuart Mill. Erano con noi Elisa Serafini, presidente del Forum Economia ed Innovazione, Rick DuFer, filosofo e scrittore ed Alessio Cotroneo, presidente dell’Istituto Liberale.
All’interno di questo saggio pubblicato in prima edizione a Londra nel 1859 si trovano tutta una serie di riflessioni che, per certi versi, hanno costituito, in molti contesti, la base per la successiva discussione intorno agli oggetti trattati. Ciò detto, corre l’obbligo di una necessaria premessa : non tutta la tradizione liberale si riconosce compiutamente ed interamente nelle posizioni di John Stuart Mill, e non tanto e non solo per quanto pertiene all’opera che abbiamo presentato, quanto per una valutazione complessiva sulla cifra ed il significato da connettere all’intero percorso intellettuale milliano. Non è qui il caso ed il luogo per approfondire questo punto, ma era opportuno farlo presente, anche per la profondità delle obiezioni che prestigiosi esponenti liberali classici, e non, gli hanno rivolto.
Per tornare più specificamente a “On Liberty” (questo il titolo originale dell’opera), diciamo preliminarmente che, pur nella grande messe di formidabili intuizioni e spunti di cui è disseminato il saggio, è Mill stesso a fornire una possibile chiave interpretativa con cui leggere le sue pagine, laddove, come esergo posto ad epigrafe iniziale e quasi programmatica, appone una citazione di uno dei suoi grandi ispiratori, il filosofo e linguista tedesco Wilhelm von Humboldt : qui, come a raccoglierne la lezione e l’eredità, si afferma che il principio guida del suo contributo sarà la varietà come condizione insopprimibile e necessaria dello sviluppo umano. Mill, dunque, fin da subito mette in chiaro che la diversità sia il fondamento del progresso della società e dell’individuo. Dopo questa dichiarazione di intenti, Mill non può essere più esplicito nel delinearne l’oggetto : “L’argomento di questo saggio […] è […] la libertà civile, o sociale : la natura e i limiti del potere che la società può legittimamente esercitare sull’individuo”. Se von Humboldt è una delle grandi fonti di ispirazione di questo scritto, l’altra è sicuramente l’Alexis de Tocqueville de “La democrazia in America” (altro grande classico da noi presentato nell’ottobre dello scorso anno), vale a dire sia quel senso di preoccupazione per il destino dell’individuo nella società democratica di massa sia il timore per le possibili conseguenze di una tirannide della maggioranza. Le considerazioni di John Stuart Mill, qui, diventano appelli accorati affinché non trionfi il conformismo universale, come è, purtroppo, tipica tendenza proprio delle società democratiche di massa. Mill ricorda che siamo di fronte ad un fenomeno che non è imposto coercitivamente in modo diretto, bensì indiretto. Questo, tuttavia, non lo rende meno pericoloso, anzi ne accresce le problematicità. Mill vede all’opera una progressiva omogeneizzazione, un crescente egualitarismo uniformatore. Chi non si conforma, viene escluso, ed i numerosi benefici che vengono dalla presenza di individui non uniformati si stanno assottigliando. Individuo, natura umana e società, però, hanno bisogno per la loro piena esplicitazione proprio di quante più diversità e differenze possibili. Non è dell’omologazione o del conformismo che si necessita, ma dell’individualità piena e irripetibile.
In questo quadro, ben si comprende la battaglia di Stuart Mill per la libertà di pensiero e di discussione, di come cerchi di convincere che l’unanimita’ non è né utile ne’ un valore da perseguire, che gli uomini non sono infallibili e che lo scontro fra opinioni opposte deve sempre essere perseguito per ragioni che potremmo definire metodologiche.
Stuart Mill ci ha messo in guardia, sul solco dei suoi maestri liberali, intorno all’endemica ed irriducibile intolleranza delle società di massa nei confronti dell’ individuo. Per questo l’individuo e la sua piena esplicitazione vanno sempre tutelati, da tutti i pericoli, non esclusi quelli che si vedono sempre più spesso operanti da parte dell’autorità collettiva o di quella statale. Questo è uno dei grandi messaggi del pensiero liberale. Nel confronto delle idee e delle personalità, questo ideale tutela tutti, per fare in modo che ogni opinione possa manifestarsi.

