Libertà e proprietà, i baluardi da difendere

Lunedì 18 aprile abbiamo presentato, nell’ambito dei classici del pensiero liberale e libertario, il libro di Gustave de Molinari “Le serate di rue Saint-Lazare”. Erano con noi Paolo Luca Bernardini, Gianfranco Fabi e Bernardo Ferrero. Gustave de Molinari è uno dei primi esponenti del libertarismo ed è noto principalmente per le sue riflessioni sulla privatizzazione della sicurezza come alternativa concettuale e realistica al monopolio statale del controllo sugli individui.

Nella prospettiva liberale classica, la funzione dello Stato era confinata a quella di guardiano notturno, quindi come esclusivo portatore, e conseguentemente come esclusivo decisore nei tempi, nei modi e nell’efficacia, del servizio di sicurezza e protezione ai cittadini. Molinari propone un altro scenario. Innanzitutto ribalta il concetto stesso di monopolio statale ed evidenzia come un’altra prospettiva sia non solo possibile, ma auspicabile e maggiormente efficiente. Accanto al campo della sicurezza, Molinari connette quello della giustizia e le sue conclusioni sono simili : una gestione privata è possibile, più efficiente rispetto a quella statale, e moralmente superiore. Tali punti di vista sono presenti sia ne “Le serate di Rue Saint-Lazare” che nel saggio “De la production de la sécurité”.

Il libro presentato durante l’evento è del 1849, lo stesso anno del saggio. Queste posizioni, poi, furono ribadite in seguito dall’Autore, che sostenne per tutta la sua esistenza le idee liberoscambiste, antiprotezionistiche, critiche verso il mercantilismo e il colonialismo, oltre che profondamente ostili ad ogni forma di schiavismo e di nazionalismo. L’opera è concepita in forma di dialogo serrato fra tre “idealtipi”, ossia tre esponenti delle principali correnti sia economiche che dottrinali del tempo : da una parte il Conservatore, ossia colui che incarna la tradizione, lo status quo ed, in ultima analisi le “ragioni” dell’immobilismo; dall’altra il Socialista, il membro apparentemente più progressista, l’elemento nuovo nel panorama politico ed economico, che si inserisce nelle speculazioni in corso dalla fine del XVIII secolo alla prima metà del XIX secolo in Europa. Infine, l’Economista, vale a dire l’alter ego dell’Autore, il portatore delle sue posizioni, attaccato sia dal Conservatore che dal Socialista, ma sempre in grado di uscire brillantemente e vittoriosamente dagli scontri dialettici, per porgere una visione liberale rigorosa, coerente e strutturata. Questi scontri verbali, occasioni per rendere evidente i rispettivi punti di vista su economia e società, si definiscono, come si diceva (e come recita l’illuminante sottotitolo) sia in dialoghi sulle leggi economiche che in quello che potremmo tranquillamente definire come una delle principali preoccupazioni dell’intero itinerario intellettuale di Molinari, ossia la difesa della proprietà. Gustave de Molinari, in quest’opera, se volessimo condensare al massimo il senso di quanto vi è contenuto, difende strenuamente e pervicacemente la proprietà, convinto che l’esautorazione e l’esproprio della proprietà individuale rappresentino la porta di ingresso per ogni abbattimento e sottrazione degli ambiti della libertà personale.

Il suo liberalismo è essenzialmente uno scudo alla proprietà privata, un muro eretto a sua protezione, per costituire una ferma, rigorosa e radicale tutela delle libertà personali dai sorgenti e sempre più ridondanti pericoli provenienti da sinistra e dal fronte reazionario. Uno dei messaggi più interessanti contenuti nell’opera è la sostanziale identificazione delle tesi conservatrici con quelle socialiste e viceversa, in un processo di disvelamento teso a mostrare come il più autentico ideale contro tutte le posizioni di retroguardia (di destra o di sinistra) sia quello di un liberalismo energico, basato sui principi di libertà e proprietà in ogni ambito. È perfino comico, sotto certi punti di vista, rilevare, come viene messo in evidenza nella serie dei dialoghi che si dipanano lungo le serate, la grande somiglianza quando non la perfetta corrispondenza (e l’esibito accordo) tra il senso ultimo delle tesi socialiste e quello delle tesi conservatrici. Il motivo è presto fatto emergere : socialisti e conservatori convergono sull’esaltazione e sul privilegio accordato alla dimensione collettiva, comunitaria, generalista a detrimento di quella individuale, personale, unitaria. In una sintesi, conservatori e socialisti divergono sulle modalità ma non differiscono sul senso ultimo delle ricette proposte, ossia una continua anteposizione della statualita’ davanti alle esigenze del singolo uomo e della singola donna.

Il liberalismo classico, ed il libertarismo a’ la de Molinari a maggior ragione, essendone una versione più rigorosa, si configurano come la risposta più attenta alle dimensioni più intime ed importanti della persona e rivelano la finzione che si cela dietro ogni pretesa che manifestano sempre tutte le categorie sovra-individuali di ergersi a paladine degli interessi e dei desideri più intimi. Sicuramente “Le serate di rue Saint-Lazare” presenta, al suo interno, molti spunti di riflessione, che per esigenze di brevità qui non si sono toccate. Piuttosto, è  sembrato quanto mai utile mettere in rilievo che per de Molinari va smascherato questo contrasto tra conservatori e socialisti  come piú presunto che reale. In questo quadro, l’economista e divulgatore belga  è chiarissimo nel proporre la vera alternativa teorica e fattiva, il libertarismo.

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