Lunedì 5 aprile 2021 abbiamo presentato, in occasione del nostro centoventiquattresimo evento, “La società aperta e i suoi nemici” di Karl Raimund Popper. Erano con noi, Angelo Maria Petroni, professore di Scienza dell’Amministrazione presso l’Universita’ La Sapienza di Roma, Pierluigi Barrotta, professore di Filosofia della Scienza presso l’Universita’ di Pisa ed Enzo Di Nuoscio, professore di Metodologia delle Scienze Sociali presso l’Universita’ degli Studi del Molise.
Il libro si articola in due volumi, il primo intitolato “Platone totalitario” ed il secondo dal titolo “Hegel e Marx falsi profeti”. Si tratta di un’opera di notevolissima originalità, che non teme di attaccare veri e propri miti culturali per trovare in essi le origini ideali della crisi del suo tempo. È stato proprio per analizzare, capire e contrastare la crisi che ha attanagliato il mondo nella Seconda Guerra mondiale che Popper elabora e scrive due opere collegate fra loro, e cioè “La società aperta e i suoi nemici”, pubblicata a Londra nel 1945, e “Miseria dello storicismo”, composte entrambe in Nuova Zelanda, dove era riparato, dalla natia Austria, per sfuggire alle leggi razziali naziste, ma pubblicato nel 1956 in prima edizione. Per illustrare “La società aperta” diamo breve conto di “The Poverty of Storicism” (“Miseria dello storicismo”, appunto) in quanto ne costituisce l’anticipazione. In questo scritto i bersagli polemici sono lo Storicismo, cioè la posizione per la quale la storia ha un senso proprio, che è ravvisabile, comprensibile, predicibile razionalmente, unito all’Olismo, ossia la pretesa di cogliere intellettualmente la totalità di un oggetto, di un gruppo di oggetti o di eventi e, contestualmente, la convinzione profonda di poter attuare una trasformazione piena di tutte queste entità in virtù di questa piena comprensione. Non vogliamo entrare nel dettaglio di come queste posizioni vengano smontate dalla critica di Popper, piacere che lasciamo volentieri al lettore; ci limitiamo a ricordare come “Miseria dello Storicismo” attua la una necessaria critica metodologica, preliminare e propedeutica a “La società aperta e i suoi nemici”, che rappresenta un attacco ideologico frontale ai grandi esponenti intellettuali della società chiusa. Lo Storicismo è proprio quel tipo di filosofia reazionaria che difende la società “chiusa”, cioè totalitaria, organizzata tribalmente secondo norme non modificabili.
Veniamo, dunque, all’analisi di “La società aperta”, e lo faremo evidenziando per prima cosa proprio cosa si debba intendere con essa : la società aperta è la società basata sul l’esercizio critico della ragione umana, la società che tollera ogni posizione tranne le posizioni intolleranti, la società che è incardinata sulla libertà e la democrazia, la società del confronto e delle riforme, delle opinioni e delle discussioni.
A tal proposito, riteniamo sia doveroso rilevare come la concezione di democrazia secondo Popper non può e non deve essere quella di un vacuo formalismo (governo del popolo e potere alla maggioranza), in quanto queste coordinate non hanno preservato le società europee dal fascismo e dal nazismo. La democrazia deve poter assicurare sempre alcune condizioni che vanno dal rispetto pieno e compiuto delle minoranze alla conservazione ed al continuo perfezionamento delle sue istituzioni fino alla sempre tutelata possibilità di critica e di rimozione non violenta dei governanti da parte dei governati. In questo quadro, Popper ammette la rivolta contro i tiranni o le forze totalitarie, ma solo per riaffermare o difendere la democrazia, che nella sua essenza deve configurarsi come un insieme di istituzioni volte al controllo del potere. Le caratteristiche della democrazia liberale, dove l’aggettivo “liberale e’ essenziale, connotativo ed identificativo per riuscire a comprendere il senso pieno ed ultimo delle istituzioni che qualifica, così come vengono illustrate nell’articolazione di questo libro, saranno alla base degli sviluppi delle società libere della seconda metà del ventesimo secolo e si sono forgiate nell’opposizione radicale a tutti i totalitarismi, per identificarne le radici ideologiche ed i padri intellettuali. Fra questi, Platone, cui è dedicato il primo volume (“Platone totalitario”), duramente attaccato in quanto fra i primi esponenti, e sicuramente il più prestigioso, di uno Storicismo che si configura come fede incrollabile in alcune leggi della storia umana. Platone è l’aristocratico cantore della società chiusa ed immobile, l’oppositore della democrazia ateniese, il rigoroso ideologo di una società stratificata in classi senza possibilità di ascesa, il fautore del dominio di un’élite intellettuale (i filosofi Re, antesignani delle avanguardie rivoluzionarie e unici possessori del senso del bene collettivo e della verità).
Nel solco tracciato da Platone stanno, anche se con distinguo necessari, i due protagonisti del secondo volume (“Hegel e Marx falsi profeti”). Georg Wilhelm Friedrich Hegel, in particolare, rappresenta per Popper il più compiuto esponente della deificazione dello Stato, l’apologeta del sistema prussiano, il precursore di ogni totalitarismo novecentesco. La disamina di Popper su Hegel è una critica senza possibilità di scampo, che lo relega tra i grandi responsabili, se non il principale, degli orrori e delle perdite delle libertà avvenute sul continente europeo. L’atteggiamento di Popper verso Marx, invece, pur essendo il pensatore di Treviri in antitesi con una visione liberale e democratica della società, è duplice : da un lato, in quanto prosecutore di Hegel, ne riprodusse, secondo Popper, talune devianze, ed inoltre erro’ imperdonabilmente per aver voluto farsi profeta utopistico ed ideologo totalitario. Da un altro, però, Popper ammira in Marx quello che ritiene un genuino empito di verità unito ad alcune fondamentali intuizioni che non consentono più, per la loro importanza, di tornare più indietro al mondo pre-marxiano.
“La società aperta e i suoi nemici” è un’opera vasta, profonda, di grandissimo rilievo. Siamo consapevoli di non averne esaurito le numerosissime tematiche e i notevolissimi problemi che essa pone davanti a noi. Il suo Autore ha dedicato la sua vita all’inesausta ricerca della verità, non pretendendo, tuttavia, che ne fosse possibile un’acquisizione definitiva. Il suo è sicuramente un lascito improntato alla libertà della ricerca ed all’umiltà intellettuale.

