Lunedì 20 ottobre, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, abbiamo presentato “L’etica della Libertà”, di Murray Newton Rothbard. Erano con noi Luigi Marco Bassani, professore di Storia delle dottrine politiche all’Università Telematica Pegaso, Roberta Adelaide Modugno, professore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università Roma Tre di Roma e Carlo Marsonet, assegnista di ricerca presso l’Università di Torino. “The Ethics of Liberty” uscì nel 1982 negli Stati Uniti e fu pubblicato per la prima volta in Italia nel 1996 dalla casa editrice Liberilibri di Macerata, nella meritoria e storica collana “Oche del Campidoglio”. In quest’opera è presente la delineazione di una teoria della libertà e della società senza Stato, visto come un male di cui si può e si deve fare a meno. Rothbard propone, insomma, un ordine politico che rigetta la coercizione per porre, al posto delle più comuni giustificazioni della presenza statuale, i diritti naturali dell’individuo e il sistema di libero mercato. Si tratta, insomma, della fondazione dell’anarco-capitalismo come risposta teorica e pratica al progressivo esondare della presenza sovra-individuale. Il libro si articola in cinque parti : la prima tratta del diritto naturale, esaminando la gloriosa tradizione giusnaturalistica dei diritti naturali dell’uomo, che viene ripresa e fatta costituire il fulcro filosofico della sua visione. La seconda presenta la teoria della libertà, dividendo la trattazione in una prima sottosezione, l’umanità senza relazioni, vale a dire la condizione di Robinson; nella seconda sottosezione, l’umanità è immaginata come inserita nella dimensione sociale, quelle delle relazioni e degli scambi. Ovviamente, la seconda parte è la più cospicua, costituendo una fenomenologia sociale dei diritti naturali correttamente intesi. Infatti, l’obiettivo esplicito dell’Autore è quello di strutturare una visione che, da un lato, rispetti e tenga sempre conto del complesso dei diritti naturali degli individui, dall’altro ne salvaguardi gli aspetti relazionali e la propensione sociale. La terza parte si incentra sull’analisi critica degli effetti deleteri dell’ organizzazione statuale sulla libertà individuale : è la parte dove viene delineato il nemico, il male da combattere ed evitare, per la ragione principale che lo Stato ha una natura ben precisa, che è quella dell’organizzazione e del monopolio della violenza, della sopraffazione e della coercizione sugli individui. La quarta parte presenta alcune teorie moderne della libertà, in particolare quella utilitaristica, e le visioni di Isaiah Berlin, Friedrich August von Hayek e Robert Nozick. Nella quinta ed ultima parte, significativamente intitolata “Verso una strategia della libertà”, vengono mostrate le linee strategiche ed operative per rendere fattiva, operante ed efficace la libertà nella sua dimensione individuale e a-statale. All’interno del libro si trova anche una teoria normativa del diritto, una prospettiva che censura e attacca da un punto di vista filosofico la presenza dello Stato nel campo del diritto, oltre che la sua attività legislativa. Quest’opera è uno dei contributi filosofici più interessanti e originali della seconda metà del Ventesimo secolo, ponendosi alla base del libertarismo e dell’anarco-capitalismo e configurandosi come una proposta anarco individualista incentrata sui diritti naturali, sulla centralità dell’individuo, sul libero mercato, sul sistema capitalistico come chiave risolutiva dei gravi problemi indotti dalla nascita dello Stato moderno. A più riprese, Rothbard insiste sul fatto che una teoria positiva della libertà debba essere necessariamente un’analisi su ciò che si debba considerare come diritto di proprietà e su ciò che debba essere considerato un crimine; inoltre, afferma esplicitamente di considerare l’insieme di tutti gli echi della sua vasta opera come un continuo richiamo alla libertà, una sorta di basso continuo di una “scienza della libertà individuale; di seguito, a suo modo di vedere la filosofia politica non può che essere un’etica, non può che fondarsi su una filosofia morale, che, nel suo caso, deve concretarsi come un sistema etico positivo di difesa della libertà individuale; infine, Rothbard insiste con frequenza sulla centralità dei diritti di proprietà, perchè è solo dalla istituzione fondata e fattiva di un sistema coerente di diritti di proprietà privati che una teoria della libertà può stare in piedi. Molte critiche sono state mosse, durante gli anni, alle idee di Rothbard contenute in questo libro. Oltre ad esse, l’opera è stata investita da quel tipo di reazione verso le prospettive insolite tipica di un certo qual atteggiamento conservatore, di destra o di sinistra, e in questo tipo di reazione, spesso, si è registrata anche l’indifferenza. Al di là dei giudizi di merito, che ciascuno può utilmente e legittimamente avere nei confronti questo libro, risulta indubitabile affermare che esso è sicuramente mosso dalle preoccupazioni per il dilatarsi della presenza pubblica e sovra-individuale sulla e nella vita di ogni singola persona. In fondo, a ben vedere, questa è anche una delle preoccupazioni più caratteristiche del liberalismo classico e uno dei suoi cavalli di battaglia nella tutela e nella garanzia di quegli ambiti che dovrebbero rimanere intangibili.
