Lunedì 25 novembre, in occasione delle serate dedicate agli statisti che hanno saputo rendere operativi alcuni principi del pensiero liberale, abbiamo presentato la biografia di Andrew Roberts dedicata a Winston Churchill. Erano con noi Eugenio Biagini, professore di Storia moderna e contemporanea presso la University of Cambridge, Teodoro Tagliaferri, professore di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e Giulia Guazzaloca, professore di Storia contemporanea presso l’Università di Bologna. L’opera presentata, ancorché non possa essere, a rigore, definita come la biografia di riferimento su Winston Churchill, rappresenta, in ogni caso, una esauriente esposizione, ad uso divulgativo, pensata, pertanto, per un pubblico ampio, un pubblico che vada oltre la cerchia degli specialisti e che voglia accostare e rendersi conto della strabiliante ricchezza di piani che una figura come quella del grande primo ministro necessariamente porta con sé. Siamo, infatti, di fronte ad uno di quei giganti della storia del Novecento che più hanno caratterizzato il loro tempo e gli anni a venire. Churchill, come dovrebbe essere ben universalmente conosciuto, si ritrovò a fronteggiare da solo, alla guida della sua nazione, l’immenso pericolo rappresentato dal nazismo trionfante. Sebbene il Churchill condottiero della Gran Bretagna a difesa della civiltà occidentale non possa essere compreso senza tutte le moltissime vicende personali e politiche che vanno dalla sua nascita, il 30 novembre 1874, all’accettazione del primo mandato come Primo Ministro, il 10 maggio 1940, ciò nonostante sono gli oltre cinque anni in cui porta il suo paese alla vittoria nella Seconda Guerra Mondiale quelli che, inevitabilmente, sono i più rilevanti sotto tutti i punti di vista. Fino al momento dell’assunzione della carica in una coalizione di unità nazionale approntata per fronteggiare il Terzo Reich, Winston Churchill fu l’esponente di una delle famiglie più prestigiose dell’aristocrazia britannica (una famiglia con importantissime tradizioni militari e politiche), che seppe dividersi tra l’impegno su più fronti di guerra all’interno dell’allora Impero coloniale vittoriano, la passione per la politica e la grande vocazione letteraria, affinata nelle cronache sugli scenari militari e nelle ricerche storiche sulle vicende del suo paese. Il libro non manca di fornire angoli visuali per certi versi inediti (o, per meglio dire, non necessariamente di grande dominio), cercando anche di non indulgere nell’agiografia. Spesso emergono tratti anche lontani rispetto all’immagine del “Leone d’Inghilterra” che una certa storiografia ha propalato. Emergono le scelte contrastate, le difficoltà, i dubbi, i momenti duri. Ma ciò non scalfisce il valore storico e biografico di questo formidabile personaggio, anzi, se possibile, ne incrementa il possibile apprezzamento. Churchill condusse un’impresa titanica, nell’ora “più dura”, come è giusto ricordare, sotto un’immensa pressione, ma mai veramente solo. Ebbe, durante il conflitto, la nazione con sé e si può dire, senza esagerare, che avvenne, durante quei lunghissimi cinque anni, un processo di simbiosi, di identificazione, di immedesimazione tra Churchill e la Gran Bretagna, isole inespugnate dal mare in tempesta. Churchill seppe vincere un conflitto durissimo, un conflitto che prostrò l’Impero a lui tanto caro, restituendo alla fine della Guerra un nuovo egemone allo scenario globale, vale a dire gli Stati Uniti (e il loro nemico inevitabile, creato dalle ceneri dello scontro e dal sorgere della Guerra Fredda, vale a dire l’URSS comunista). Il suo paese, tanto coessenziale con il suo Premier durante la Guerra, non gli perdonò di non essere più il fulcro del mondo uscito dalle macerie e, nelle elezioni immediatamente susseguenti al termine del conflitto, lo punì, preferendogli Attlee, un profilo così distante da lui da sembrare un’autopunizione. E qui emerse, forse, uno degli aspetti più straordinari del carattere di quest’uomo indomito, che, dopo aver fatto passare la delusione, seppe reagire, conducendo la sua coalizione al riscatto e alla nuova vittoria elettorale, il 26 ottobre 1951. Churchill tornò a capo di un Governo che rimase in carica quattro anni, fino all’aprile del 1955. Dopo le dimissioni, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, passò le consegne al collega Anthony Eden. Il lascito di Winston Churchill fu ed è immenso. La nostra civiltà potè salvarsi anche grazie a lui, che seppe tenere le redini dell’unica nazione che seppe opporsi fin da subito ad Hitler, che seppe fronteggiare tutti i tentativi di invasione e che seppe contrattaccare fino alla vittoria finale. Sia ricordato un dettaglio, per dare una seppur vaga idea della statura del personaggio di cui questo libro affronta, come riesce, la vastità della figura : fu l’unico, e tutt’ora permane questo primato esclusivo, primo ministro che ebbe l’onore, e il pieno merito, di ricevere il Nobel per la letteratura, precisamente nel 1953. Per espressa volontà della Regina e con la sua Reale presenza, furono officiati solenni funerali di Stato il 30 gennaio 1965, dopo che Churchill era spirato sei giorni prima, il 24 gennaio 1965. Rimane proverbiale la capacità di Churchill di sintetizzare, in decine di frasi divenute celeberrime, momenti che hanno significato talmente tanto da trasformarsi in epigrafi. A tal proposito, quando la battaglia dei cieli di Inghilterra, in cui gli eroici avieri della RAF inflissero la prima sconfitta al Terzo Reich, fu vinta e l’incombenza dell’invasione fu sventata, Churchill ebbe a dire “Mai così tanti dovettero a così pochi”. Ebbene, nel caso di Churchill, si può ben dire, traslando la citazione, in parallelo, che “Raramente così tanti dovettero tanto ad uno solo”
