Martedì 14 giugno abbiamo presentato, in occasione del nostro centottantesimo evento, “La sfida dei Liberalconservatori”, a cura di Giuseppe Valditara. Erano con noi il curatore, professore di Diritto privato e pubblico presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Universita’ degli Studi di Torino, e due degli autori che hanno voluto fornire il loro contributo, Renato Cristin, professore di Ermeneutica Filosofica presso l’Università di Trieste e Aldo Rustichini, professore di Economia presso l’Università del Minnesota.
Si tratta di un volume collettaneo, che raduna i saggi di molti autorevoli intellettuali sulla prospettiva di un’alternativa liberale e conservatrice per il futuro del nostro Paese. La proposta, significativamente identificata come una “sfida”, cerca di tutelare due ideali spesso, fra loro, confliggenti, eppure, tra loro, con molti possibili terreni di intesa, con alcune caratteristiche non escludentesi e con un nemico comune, quello che può essere sintetizzato come il neoprogressismo mondialista, politicamente corretto, avaloriale, ostile alle identità, alle tradizioni, alla storia. In sintesi, quell’ideologia pervasiva ed al momento trionfante, avversa ai valori occidentali, alla libertà individuale e di impresa, e che si sostanzia come uno statalismo assistenzialista ramificato on tutti i settori, perfino quello delle opinioni e del privato.
Di fronte a questa declinazione del Leviatano 4.0, la tesi del libro è che solo l’accordo fra la grande tradizione del liberalismo classico, con il suo portato economico inevitabile, vale a dire l’economia libera di mercato, e le più mature evoluzioni del conservatorismo, con tutta una serie di suggestioni lontane da un certo qual compiacimento neoreazionario come pure da struggimenti nostalgici, possono opporre una adeguata risposta alla marea montante e sempre più pervasiva di un pensiero unico a cui diventa sempre più difficile porre freno. Sarebbe ingeneroso e soprattutto poco serio dimenticare che non sempre le matrici autenticamente liberali e sanamente conservatrici hanno saputo unirsi per rispettare, innanzitutto, l’identità di ciascuna e per costituire una credibile risposta alle sempre multiformi incarnazioni di un punto di vista sul mondo che potremmo sintetizzare nel privilegio del collettivo e della sfera politica sull’individuo e sulla società.
Questo contributo si inserisce, peraltro, in una ricerca che, in Italia, ha una storia pluriennale, spesso capace di dar luogo a inconsueti esperimenti, con esiti capaci, anche, di raccogliere interesse e che, nell’ultimo periodo, per esempio, ha dato vita a una variegata serie di libri, saggi, proposte, suggestioni per uscire dall’empasse italica. I molti, indubbi esempi di difficile quanto litigiosa convivenza non hanno, tuttavia, impedito ai curatori del progetto che stanno dietro questo tentativo di avanzare un tipo di struttura che cerca di tutelare quanto più possibile le istanze del liberalismo classico ed, al contempo, prova a mantenere del conservatorismo quanto ci possa essere di più equilibrato nella difesa della tradizione, della civiltà occidentale, della storia, dei valori nazionali, comunitari e identitari, della sicurezza e di un’Europa confederale.
Oltre ai contributi dei tre relatori della serata, sia consentito consigliare l’analisi del professor Cubeddu sul realismo liberalconservatore, utile ed illuminante vademecum su un aspetto decisivo di questa linea filosofico-interpretativa. Va’ da sé che anche tutti gli altri autori hanno fornito spunti di riflessione estremamente interessanti, appuntandosi, per esempio, sui concetti di rivoluzione, di conservazione, di identità e storia, di pregiudizio. Tentativi come quello auspicato dal volume hanno il pregio, inoltre, di ravvivare lo stagnante dibattito intorno alla filosofia politica, troppo appiattito ad un’omologazione davvero pericolosa non solo per i singoli, ma per la pluralità democratica e delle idee.

