Antisionismo e antisemitismo nell’Occidente contemporaneo

Lunedì 11 luglio abbiamo presentato il libro “Jewish lives matter. Diritti umani e antisemitismo” di Fiamma Nirenstein. Oltre all’autrice, nota giornalista italiana e israeliana che collabora con quotidiani, radio e tv, già docente per diversi anni di Storia di Israele e del Medio Oriente all’Università Luiss di Roma e membro del think-tank israeliano Jerusalem Center for Public Affair, era presente lo storico e filosofo israeliano Afir Haivry, Vicepresidente dell’Istituto Hertzl – Machon Herzl a Gerusalemme.

Il libro nasce dall’esigenza dell’autrice di lanciare un grido d’allarme per il sempre più diffuso antisemitismo che ha ormai permeato le culture occidentali. Il suo appello non è indirizzato solo alla salvaguardia del popolo ebraico e israeliano in particolare, ma a tutto l’occidente, al mondo libero, che da ormai troppo tempo sta mantenendo un atteggiamento miope di fronte agli eventi che riguardano il conflitto Arabo-Israeliano-Palestinese.

Nel testo vengono affrontate le motivazioni dell’antico antisemitismo, a partire dalle sue origini, e della sua strisciante permanenza ancora in mezzo a noi. Viene evidenziato, inoltre, come l’ebraismo sia stato una fonte di ispirazione per le altre religioni monoteistiche ma, nello stesso tempo, anche causa di invidia e rancori per un errato alone di superiorità che gli viene attribuito: infatti questa religione non fa proselitismo e quindi appare elitaria. È inoltre una religione sempre in divenire, in discussione, innovativa. E questa continua evoluzione ha fatto emergere nuove idee che si sono di volta in volta scontrate con gli ordini costituiti. Queste caratteristiche hanno causato diversi massacri, ricorrenti espulsioni, frequenti esclusioni, sanguinosi pogrom; sofferenze che hanno generato l’idea visionaria di Theodor Herzl, ideologo del sionismo alla fine del XIX secolo: il diritto degli ebrei di fondare uno stato ebraico in Palestina (allora facente parte dell’Impero Ottomano) per trovare riparo rispetto a un’Europa che più volte aveva dimostrato di non saper rispettare l’ebreo come essere umano. Questo progetto seppe mostrarsi fondato, corrispondente alle esigenze di un popolo perseguitato e profetico, come dimostrano i totalitarismi che si sarebbero affermati nel XX secolo.

Ma quello che ora sorprende è che l’antisemitismo, che per anni si credeva prerogativa del nazi-fascismo e delle destre in genere, oggi rinasce strisciante a sinistra, ossia proprio in quel lato dello spettro politico laddove ci si dichiara essere paladini dei diritti dell’uomo, del mondo LGBT, ecc. Oggi si tende a cancellare buona parte della cultura occidentale, come accade ad esempio a Shakespeare o Cristoforo Colombo, accusati di essere razzisti, colonialisti, sessisti, ecc., ma poi, per opportunismo politico, si appoggiano le più crudeli satrapie che certo non rispettano nessuno dei principi che dovrebbero essere difesi.

Soprattutto la Nirenstein evidenzia che l’antisionismo e l’antisemitismo sono la stessa cosa; dimostra come le accuse di Apartheid a Israele siano false e come siano in realtà proprio gli accusatori coloro che discriminano.

Nel libro si rileva come la narrazione araba sia accettata senza discussione come vera, senza verifica delle fonti: se Hamas dichiara un massacro di innocenti, la notizia si considera vera a prescindere, guardando solo le foto fornite dagli accusatori. In realtà l’autrice stessa testimonia di avere assistito alla messinscena con i “cadaveri” che, dopo lo scatto fotografico, si alzano e se ne vanno sulle proprie gambe.

L’autrice, da un lato, accetta come dato di fatto che nel mondo islamico sia atavico l’odio verso l’ebreo e di conseguenza l’israeliano, citando gli statuti di Hamas o le prese di posizione dell’ANP, ma, dall’altro, si preoccupa di come i valori del mondo occidentale si stiano sgretolando, nell’incapacità di cercare e di vedere la verità, incapaci di ricordare che ogni volta che l’antisemitismo è esploso, l’intero mondo civile è caduto nel baratro.

Nella chiusura del suo libro però, la Nirenstein lancia un messaggio di speranza. Con gli accordi di Abramo firmati nel 2020 si è visto che sono possibili la collaborazione, la crescita e lo scambio culturale e soprattutto la pace tra paesi che per così tanto tempo si sono combattuti.

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