Caro direttore,
nella 204esima serata di Lodi Liberale abbiamo presentato il libro di Nicola Porro “Il Padreterno è liberale. Antonio Martino e le idee che non muoiono mai” insieme all’autore (Vicedirettore de Il Giornale), Raffaele Della Valle (Avvocato) e Bernardo Ferrero (Vicedirettore di Storia Libera).
Il volume cerca di spingersi oltre le convenzioni e i pregiudizi sul liberalismo, presentando una dettagliata analisi delle idee e delle politiche liberali, in un modo che è sia provocatorio che stimolante. Si tratta di un omaggio ad Antonio Martino, maestro di vita e di pensiero, scritto da un suo discepolo e collaboratore, vista l’esperienza dell’autore in qualità di addetto stampa al Ministero degli Esteri nel 1994. In questo senso l’approccio iniziale e il successivo ambientamento in questo ruolo vengono spassosamente ricostruiti nel volume. Da questa esperienza nasce la consuetudine dell’autore con lo stesso Antonio Martino, allora titolare della Farnesina, diventandone col tempo anche amico.
Antonio Martino è stato, come recita il titolo di uno dei suoi libri, “Semplicemente liberale” e ha rappresentato paradossalmente una contraddizione vivente essendo stato un protagonista assoluto dal punto di vista accademico, intellettuale e politico, ma al contempo rimanendo un outsider. Da un lato, ha ricoperto incarichi importanti e prestigiosi nel settore pubblico, quali Ministro degli Esteri e della Difesa, e nel settore privato con un’intensa e partecipata attività nel campo intellettuale, come testimoniano il rettorato della facoltà di Scienze politiche alla Luiss oltre che la Presidenza della Mont Pelerin Society; ha conosciuto e frequentato molti premi Nobel dell’Economia, tra cui Milton Friedman, di cui divenne amico fraterno, oltre che personalità
politiche quali Margaret Thatcher, la famiglia Bush e il gotha dei repubblicani americani. Contestualmente, però, le sue idee non sono certo state prevalenti né nell’accademia né nel dibattito pubblico, e nei due unici partiti a cui è stato iscritto (il Partito Liberale Italiano e Forza Italia) non hanno realmente mai sfondato. Gustosissimo, in tale senso, è il racconto di come Martino venne candidato alla segreteria del PLI e straordinario fu il discorso che tenne al Congresso, suscitando gli entusiasmi di moltissimi presenti, tra cui il giovane Porro, per la chiarezza, la cultura e l’umorismo con cui venivano distillate vere e proprie perle di saggezza liberale con una precisa e documentata analisi dei problemi di allora, che purtroppo sono ancora i nostri, e una coerente ed efficace presentazione di possibili soluzioni, che sono tuttora valide. Ma l’entusiasmo contagioso al suo discorso si tramutò, tuttavia, in pochissimi voti congressuali. In Forza Italia, invece, di cui fu la tessera numero due dopo il suo fondatore Silvio Berlusconi e pur avendo ricoperto due volte il ruolo di Ministro, è stato certamente una voce autorevole, rispettata e citata, ma quasi mai seguita concretamente nelle decisioni politiche.
Martino è stato un rispettato e autorevole economista, un prolifico scrittore di libri e un apprezzato editorialista principalmente de Il Giornale di Montanelli: per anni i suoi pezzi hanno consentito a molti di avvicinare le idee dei liberali classici, degli economisti della scuola di Chicago e dei pensatori della Scuola Austriaca. Sempre coerente e spesso controcorrente, egli ha costantemente avuto come faro la libertà, battendosi con ogni mezzo contro ogni provvedimento che la limitasse, anche quando era in splendida solitudine, e schierandosi a favore di quelli che la ampliavano, come la legge che porta la sua firma sull’abolizione della leva
obbligatoria, che di fatto restituì un anno di vita ai giovani maschi italiani.
Porro, come Martino, non ha paura di esprimere le sue opinioni, anche se a volte vengono considerate controverse e urticanti dai molti adoratori di quella vera e propria religione laica che è il politically correct di oggi. Tuttavia, è proprio questa franchezza che rende il volume una lettura interessante e coinvolgente, proponendo una prospettiva innovativa e audace sulla politica e l’economia contemporanee. Il libro affronta temi cruciali quali il ruolo dello Stato nell’economia, la questione della redistribuzione della ricchezza e l’importanza delle libertà individuali, evidenziando come purtroppo queste ultime nel nostro Paese non abbiano attecchito molto.
Attraverso il suo approccio provocatorio e stimolante, Porro dimostra come le idee di Martino abbiano invece mantenuto la loro rilevanza nel contesto attuale perché il liberalismo, se interpretato correttamente, può offrire soluzioni efficaci per affrontare le sfide sociali, economiche e politiche del nostro tempo. Martino è stato davvero un pensatore visionario, il cui approccio coerente, flessibile e pragmatico al liberalismo continua a ispirare nuove generazioni.
“Il Padreterno è liberale” rende quindi un omaggio sincero e toccante ad Antonio Martino, evidenziando l’eredità del suo pensiero e delle sue proposte, fondamentali per uscire dalle sacche del declino che ci opprime da troppi anni con uno statalismo asfissiante, una tassazione esorbitante, una spesa pubblica pervasiva e una quasi assente fiducia nelle capacità degli individui e delle imprese di fare le scelte migliori per il proprio benessere.
Porro riesce a coniugare la sua analisi approfondita con aneddoti personali e racconti di incontri con Martino, arricchendo così la narrazione che rende il libro un’esperienza di lettura davvero coinvolgente e appassionante. Il volume riesce a combinare un’analisi teorica accurata con un tocco personale ed è quindi consigliato a chi è interessato alla politica, all’economia e alla filosofia politica in generale, così come a chi, più semplicemente, desidera approfondire la figura di quel grande uomo che è stato Antonio Martino.
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