La componente epicurea nella tradizione individualista

La componente epicurea nella tradizione individualista

Nella sua opera Epicureismo e Individualismo, Raimondo Cubeddu indaga, come il titolo suggerisce, il presunto rapporto tra la filosofia epicurea e l’individualismo metodologico; tale legame, come Cubeddu stesso evidenzia in più passi del libro, è stato perlopiù ignorato dai vari pensatori libertari: l’autore, per esempio, fa notare che, nonostante il fondamento filosofico del liberalismo risieda nell’epicureismo, i libertarians statunitensi hanno esplicitamente ripreso non Epicuro o gli epicurei, ma Aristotele. È, in effetti, quantomeno curioso notare come, mentre pensatori come Mises e Bruno Leoni – come Cubeddu stesso sottolinea – hanno elogiato l’impostazione individualistica dell’epicureismo, filosofi come la Rand e Rothbard hanno, invece, fondato i propri sistemi sul pensiero aristotelico: secondo Ayn Rand, ad esempio, «Aristotle is the father of Individualism» (“Aristotele è il padre dell’individualismo”; traduzione mia). Anche Locke – comunemente considerato come il padre del liberalismo classico –, in verità, fonda la propria filosofia politica su un impianto aristotelico; il fatto che i libertarians statunitensi riprendano perlopiù il pensiero di Aristotele, deriva, a mio vedere, proprio dal fatto che la tradizione liberale e libertaria statunitense si fonda sul lockismo, mentre quella europea sullo humismo: Cubeddu stesso, infatti, evidenzia il fatto che, nel pensiero di David Hume, vi è un’eco delle concezioni epicuree – e, come Cubeddu sottolinea, l’epicureismo non si avvicina allo humismo soltanto in filosofia politica, ma anche in filosofia teoretica. Come afferma Mingardi ne L’intelligenza del denaro, «“Un’economia di mercato presume due profondi impegni epistemici”: il riconoscimento dell’ignoranza e la tolleranza dell’incertezza», poiché «Se il futuro non è prevedibile, è sul mercato che le aspettative si confrontano»; ebbene, lo scetticismo teoretico è proprio il fondamento del pensiero di David Hume: a parere di quest’ultimo, nessun fenomeno è prevedibile e, dunque, controllabile, poiché la ragione non è in grado di stabilire legami causali necessari, ovverosia non è in grado di sapere se, in seguito a una determinata causa A, si darà sempre l’effetto – secondo Hume, per esempio, il solo fatto che si sia sempre osservato che una palla da biliardo si è mossa dopo esser stata colpita da una palla da biliardo A non dimostra che la palla da biliardo si muoverà ogniqualvolta verrà colpita dalla palla da biliardo A. Anche secondo Epicuro e Lucrezio, è perfettamente possibile che i legami causali varino, poiché il movimento degli atomi – per gli epicurei, ogni fenomeno è spiegabile sulla base del moto di atomi – può essere soggetto al clinamen, ossia diventare casuale: come spiega Cambiano, il clinamen, fondandosi sulla possibilità che il movimento atomico divenga casuale, apre anche alla possibilità che l’azione dell’uomo sia libera. La libertà epicurea non soltanto consiste nella possibilità della non-necessità della causalità – Kant espone un concetto di “libertà” simile quando tratta della terza antinomia –, ma si esplica anche nell’allontanamento dell’individuo dalla cosa pubblica, dalla polis: per gli epicurei, infatti, l’uomo non è un “animale politico” (zoon politikòn), ma, al contrario, un individuo che può vivere in tranquillità, raggiungendo così l’atarassia (il termine “ataraxìa” deriva dalla crasi tra l’alpha privativo e il verbo “tarasso”, che significa “turbare”), soltanto tenendosi lontano dalla politica. read more

Per la libera coltivazione del dubbio

Per la libera coltivazione del dubbio

Il 25 giugno 2024 Lodi Liberale ha presentato il libro “La grande bugia verde”, di Nicola Porro, ospitando Roberto Graziano (Ricercatore di Geologia stratigrafica e sedimentologica all’Università di Napoli “Federico II”) e Arturo Raspini (Ricercatore all’Istituto di Scienze Marine del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche).
Nicola Porro è giornalista, saggista, vicedirettore de il Giornale,  conduttore di programmi televisivi di approfondimento giornalistico.
Il sottotitolo è chiaro: “scienziati smontano, con dati reali, i dogmi dell’allarmismo climatico”.
L’incipit del libro: “Usate questo libro per farvi delle domande; accendere il cervello, esercitare spirito critico. È ciò che stampa, politici, burocrati, amici al bar, hanno da tempo smesso di fare sulle questioni che riguardano il clima”. Cervelli in “stand by”: quella lucetta rossa che i climatisti vorrebbero spenta del tutto, in omaggio al talebano “risparmio di Watt”.
Con la complicità della pigrizia giornalistica (che privilegia il sensazionalismo) e della politica del gregge: oramai qualsiasi tipo di catastrofe è colpa dei cambiamenti climatici: una delle grandi “bufale” del terzo millennio.  A metà del 2024 tutti i principali giornali hanno raccontato in prima pagina dell’aumento del costo del caffè. La causa? Il riscaldamento climatico, ovviamente.
Beppe Sala ha impunemente sostenuto che la causa di un aumento delle buche per strada nella sua Milano, fosse il riscaldamento climatico.
Non c’è campo della nostra vita che non sia contagiato dalle “certezze” green. Si dovrebbe evitare di seguire il “sentito dire”, ma dubitare delle affermazioni catastrofiste di: Nazioni Unite, UE, Stati Uniti, e persino del Papa (?), come se fossero inattaccabili fonti di certezza scientifica. Il libro denuncia la “bufala” del 97% della comunità scientifica d’accordo che l’uomo abbia un impatto catastrofico sul clima … In realtà s’è trattato dell’invio di poco più di 10.000 e-mail a vari scienziati, a cui hanno risposto in poco più di 3.000; tra quelli fu scelto un campione di 79, di cui 76 (97,2%) hanno risposto “sì” a una domanda di disarmante genericità.  (ndr: secondo l’Università di Palermo ci sarebbero circa 185.000 scienziati e circa 8 milioni di ricercatori universitari nel mondo). Dal punto di vista scientifico, il “consenso” vale meno di nulla. Novità scientifiche si sono affermate contro  il consenso dell’epoca. “E pur si muove” …
Il libro chiede: Siamo certi che il riscaldamento climatico derivi dalla CO2 ? Siamo certi che l’aumento della concentrazione di CO2 sia davvero deleterio? Porsi domande è da “negazionista” ?. Inquinamento e cambiamento climatico sono sempre sovrapposti strumentalmente. Scrive Porro: Mai accettare dogmi, ma confrontarsi su dati e interpretazioni degli stessi. Il “metodo” adottato dalla prima all’ultima pagina è rigorosamente “scientifico”:  la scienza come struttura che procede per dubbi evitando i dogmi.
Nel 2010 fu incredibile lo svarione del rapporto dell’IPCC:  “entro il 2035 scompariranno tutti i ghiacci dell’Himalaya” …
A chi dare retta? Ci sono tanti libri sul clima; cos’ha questo di diverso dagli altri ? Ogni capitolo è stato scritto da uno scienziato / ricercatore di alto profilo.
«È vero che gli uragani, le inondazioni, gli incendi, stanno aumentando ?», «I ghiacci si stanno sciogliendo ?», «Le città costiere saranno cancellate dalle cartine ?».
Facciamoci domande:
I modelli climatici calcolano variabili fondamentali ?.
Qual è il ruolo della variabile umana sul clima?
Il numero di disastri naturali globali è in aumento?
Uragani, alluvioni, incendi: stanno crescendo?
I ghiacci si stanno sciogliendo?
Variazioni del livello marino: scompariranno le città costiere?
Le politiche green sono davvero green?
Quanto c’è di “non rinnovabile” nell’impiego delle tecnologie “verdi”?
Transizione energetica o transazioni finanziarie?
Sono domande lecite, o “negazioniste” ? read more

Presentazione libro “La grande bugia verde. Gli scienziati smontano, con dati reali, i dogmi dell’allarmismo climatico”

Presentazione libro “La grande bugia verde. Gli scienziati smontano, con dati reali, i dogmi dell’allarmismo climatico”

Siamo lieti d’invitarti al prossimo evento che si terrà eccezionalmente nella serata di martedì 25 giugno alle ore 21:00 presso la Sala Rivolta, via Cavour 66,  in cui presenteremo il libro “La grande bugia verde. Gli scienziati smontano, con dati reali, i dogmi dell’allarmismo climatico” insieme a: read more

I moniti di Friedrich August von Hayek a suoi posteri

I moniti di Friedrich August von Hayek a suoi posteri

Lunedì 17 giugno abbiamo presentato, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, “La presunzione fatale”, di Friedrich August von Hayek. Erano con noi Alberto Mingardi, professore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università IULM di Milano, Gilberto Corbellini, professore di Storia della medicina presso la Sapienza Università di Roma e Andrea Bitetto, avvocato. Si tratta dell’ultimo libro pubblicato dall’Autore, nel 1988, quattro anni prima di morire, ormai novantaquattrenne, nel 1992. E’ un libro che, pur scritto da un Hayek ormai novantenne, mantiene inalterato il fascino del periodare hayekiano, talvolta involuto, ma capace di rendere con prepotente chiarezza il senso di quanto egli ha sostenuto lungo il corso di una formidabile esistenza. Questo libro, infatti, potrebbe essere letto anche come la presentazione che Hayek fa alla storia del proprio percorso : dopo aver a lungo combattuto il socialismo ed aver additato a tutti i pericoli in cui incorreva la nostra civiltà percorrendo <<la via verso la schiavitù>>, dopo aver espresso moniti contro tutte le forme di interventismo pubblico nella vita degli uomini, dopo essere divenuto il più prestigioso ed al contempo inascoltato rappresentante del pensiero liberale dell’intero XX secolo ed aver delineato con analisi raffinate le fondamenta economiche, gnoseologiche e morali delle società libere ed aperte, creatrici del nostro benessere diffuso, Hayek si apprestava, sulla soglia della caduta del Muro di Berlino e sull’onda di un suo ritorno in auge – ritorno che farà da sfondo intellettuale necessario alle esperienze di Margaret Thatcher e Ronald Reagan – a raccogliere i frutti delle sue intuizioni ed a vedere nei fatti e nella realtà quel cambio di paradigma che lo scienziato sociale viennese aveva più volte paventato ed auspicato. Ed è proprio questo il primo aspetto su cui si vuol porre l’attenzione, ossia che proprio Hayek, e proprio in questo libro, sintesi e testamento della sua lunga ricerca, ci ricorda come la confutazione del socialismo e di tutti i suoi portati, in tutti gli ambiti e in tutte le sue forme, avviene principalmente nei fatti e nella realtà. Indubitabilmente l’aspetto teorico era ritenuto vitale (del resto, era stato proprio Hayek nel 1949 a scrivere “se possiamo riguadagnare la credenza nel potere delle idee – che era il tratto distintivo del liberalismo al suo meglio – la battaglia non è persa”) ed Hayek non poteva certo essere additato di essersi risparmiato nella battaglia delle idee, a favore della libertà; tuttavia, qui, come in altri punti della sua vasta opera, Hayek ci ricorda di non dimenticare mai che la confutazione del socialismo, dell’interventismo, del presunto potere salvifico di organismi sovraindividuali sul singolo si concreta nella realtà, nei fatti, in ciò che vediamo quotidianamente, in ciò che la storia ha dimostrato. Chi sostiene che l’ordinamento delle interazioni umane debba essere deliberato, sovra diretto, razionalmente impostato dall’alto da un’autorità centrale e presuntamente onnisciente è destinato a creare danni, tragedie e dolori, e questo avviene proprio in quanto questo modo di vedere le cose, questa strategia adottata per provare a risolvere i problemi si imposta e si incardina su un errore nei fatti. Le conoscenze e le risorse, infatti, non possono essere utilizzate così, mediante, cioè, una pianificazione centralizzata da un organismo presuntamente capace di avere doti superiori. Sono i fatti e la realtà, lo ripetiamo, a dirlo. Sebbene le motivazioni per le quali conoscenze e risorse non possono essere utilizzate così siano complesse, contro-intuitive e generalmente contro le nostre molte, umane presunzioni, è al valore fattuale di evidenza e di palmare realtà inconfutabile che tutti dobbiamo guardare per dire che <<il socialismo non può fare ciò che promette>>. Hayek mostra molti altri errori del socialismo, certo. Esso si basa, per esempio, come si accennava, su una presunzione tipicamente umana, una tracotanza razionalistica, più che razionale, ossia la credenza che la ragione possa tutto e che tutto sia originato e spiegabile da essa. Tutta la vita di studioso di Hayek, nei molti campi in cui si trovò ad operare, in virtù della sua erudizione enciclopedica e dei suoi svariati interessi, fu mirata anche allo screditamento ed alla confutazione di questa presunzione. Che la storia ha dimostrato essere fatale per coloro che hanno dovuto subirne gli effetti. Fra costoro, non solo i moltissimi che si trovarono sotto le frequenti tirannidi presenti nei secoli della civilizzazione del nostro pianeta, ma anche i cittadini delle nostre democrazie, spesso angariati e brutalizzati dal peso di decisioni adottate e volute da governi e governanti che hanno fatto leva su  interpretazioni molto interessate di consenso e rappresentanza. Hayek ha voluto porre sotto l’attenzione di tutti che l’ordine esteso cui dobbiamo il nostro benessere e la nostra civiltà non si basa su un progetto deliberato, su una determinazione, ma su un processo per lo più spontaneo, inintenzionale, evolutivo, adattativo, ancorato spesso alla tradizione e a componenti morali. Un processo sul quale la razionalità è solo una delle tante componenti e spesso nemmeno la più rilevante. Un gigantesco e straordinario apparato che soggiace, per esempio, a regole di condotta umana che si sono gradualmente evolute lungo l’arco di generazioni. In campi quali il mercato, il linguaggio, il diritto, lo scambio, la moneta, non tutto può essere spiegato da considerazioni strettamente razionali, né nel loro svolgersi che nel loro dipanarsi storico. Hayek ha saputo dimostrare a tutti di essere un analista della società di formidabile acume e di grande preparazione, capace di inserirsi, consapevolmente, nel solco di una grande e multiforme tradizione; inoltre, ha saputo mostrare a tutti di aver avuto, con le sue riflessioni e le sue premonizioni, molte ragioni. La realtà ed i fatti, insieme alle idee a cui tanto teneva, sono state dalla sua parte. Ci auguriamo che possa rappresentare sempre per tutti quel classico che ha saputo essere e che, quindi, la sua lezione non sia dimenticata. read more