Martedì 6 marzo si è parlato di Bitcoin e di criptovalute nella nostra 52esima serata in cui abbiamo contestualmente presentato il libro “Legge e mercato”, di Giovanni Birindelli, in presenza dell’autore e di Giacomo Zucco.
Nel corso della serata, per facilitare la comprensione di cosa sono i Bitcoin, i relatori hanno fornito un’introduzione teorica per chi non ha una familiarità diretta con l’economia monetaria, il denaro e la teoria del valore. È anche di questo che si è occupato l’Autore che nel suo intervento ha offerto un inquadramento teorico di notevole profondità, esplicitamente debitore, nelle sue coordinate, degli approdi della Scuola Austriaca di economia, per arrivare infine al Bitcoin. Questa tecnologica nasce in seguito alla crisi sistemica del 2008 e si pone come uno strumento monetario per uscire dai problemi economici e politici (per meglio dire, di libertà individuale, oppressa da sovra-organismi statali e internazionali) che l’attuale regime monetario porta con sé, con le sue fasi inflattive e di ciclicità fatta di euforia e crolli sistemici.
Il Bitcoin, in maiuscolo, è un protocollo informatico che permette di trasferire un determinato pacchetto di informazioni digitali (i cosiddetti bitcoin) esclusivamente conoscendo una “password” detta chiave privata. I “wallet” (o portafogli) di bitcoin hanno la funzione di custodire e gestire queste chiavi. Il trasferimento dei bitcoin è registrato pubblicamente sulla blockchain (un registro delle transazioni), ma la chiave per firmare una transazione è privata: questo fa sì che l’informazione scambiata e tracciata sulla blockchain sia univoca e non duplicabile. Essendo la quantità massima di bitcoin limitata a circa 21 milioni di unità (divisibili fino all’ottava cifra decimale), l’offerta di questa “informazione digitale” è “scarsa” e quindi, in presenza di una sua domanda, può assumere un valore economico, che si concreta nel prezzo del bitcoin. La “scarsità” unita alla sua non “duplicabilità”, rendono limitata, per la prima volta nella storia, l’offerta di un bene digitale. Questa innovazione rappresenta una rivoluzione epocale dal punto di vista tecnologico, che può avere eguali riperscussioni in ambito sociale. In presenza infatti di un’offerta limitata di bitcoin e di una domanda di mercato, questi possono acquisire un valore e un prezzo. La non inflazionabilità dell’offerta e le proprietà di trasferibilità e sicurezza nella custodia rendono Bitcoin un buon candidato alla funzione di mezzo di scambio e riserva di valore tipica della moneta.
Bitcoin non ha le caratteristiche di centralizzazione, controllo ed iperinflazione del sistema monetario così come lo conosciamo, è invece una struttura digitale (la blockchain) in possesso di chiunque la voglia scaricare, che funge da sorta di registro contabile ove viene scritta la quantità di “monete” possedute da ciascuno e quante ne vengono trasferite. Insomma, un database che registra la ricchezza delle persone. Tale registro è condiviso da chiunque voglia far parte della rete ed è pensato per essere un sistema di certificazione di diritti di proprietà su beni definiti e non aumentabili (per via di un vincolo matematico), la cui sicurezza è garantita dagli incentivi economici che hanno i partecipanti alla rete a non trasgredire le regole su cui ci si accorda. Possiamo dire, senza esagerare, che la rete Bitcoin rappresenti un perfetto scenario di libero mercato, ovvero assenza di qualsiasi ostacolo coercitivo al libero dispiegarsi della volontà degli individui.
I bitcoin offrono insomma ai singoli individui una via di uscita dal regiome monetario attuale, non censurabile o controllabile da alcuna autorità. Il modello presentato, insomma, non pretende di trasformare o riformare lo stato di cose, ma di offrirne uno alternativo.
Senza ulteriormente addentrarsi in aspetti tecnici, diciamo che l’alternativa “Bitcoin” rappresenta una valuta che si pone come un modo per non dover sottostare all’esproprio della sovranità monetaria individuale e della libertà. Garantisce la scelta di una dimensione dove si è più liberi, effettivamente proprietari dei propri valori e in grado di contare su una vera privacy. Bitcoin è un antidoto contro i mali dell’economia “etero-diretta” e il beneficio sociale è la possibilità di evitare crisi cicliche e la redistribuzione di ricchezza all’interno della società, che costantemente viene applicata in sfavore di chi lavora producendo ricchezza, verso chi ha il potere di emettere moneta e con questa sussidiare alcune specifiche classi sociali, industrie o istituzioni.
Molti sono i pregiudizi nei confronti di questa nuova tecnologia, o gli ostacoli mentali anche solo alla eventualità di prendere in esame un progetto che si configura come un vero e proprio ribaltamento di pensiero, come un riorientamento troppo ardito o rivoluzionario. Ma, come ha illustrato nel dettaglio Giacomo Zucco sottolineando il paragone con la rivoluzione informatica di Internet che ha cambiato il mondo nel breve volgere di pochi anni, anche il Bitcoin ha tutte le carte in regola per definirsi come un fenomeno simile.
Consigliamo, per questo tema e per tutti gli altri in esso contenuti, il libro di Giovanni Birindelli. Esso ha l’incontestabile pregio, fra gli altri, di essere un presagio e insieme un auspicio per una vita più libera per ciascuno, e solo per questo meriterebbe l’attenzione dei suoi lettori.

