Mercoledì 3 giugno, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, abbiamo presentato “I danni della scuola di Stato”, di Murray Newton Rothbard. Erano con noi Riccardo Canaletti, caporedattore di MOWE e curatore del libro, Andrea Favaro, professore di Filosofia del diritto presso l’Università degli Studi di Verona, Sandro Scoppa, avvocato e Nicoletta Di Giovanni, referente “Scuola” di Rete Liberale. Il saggio, con il titolo originale di “Education Free and Compulsory”, fu pubblicato in prima edizione nel 1979 ed è incentrato, essenzialmente, sulle differenze fra un’educazione libera ed un sistema di istruzione obbligatoria, gestito e monopolizzato dallo Stato. La percezione comune dell’universo che attiene ed afferisce alla scuola è quasi esclusivamente dominata da una concezione monistica, omogeneizzata di quella lunga fase nella quale tutti sono più o meno sottoposti ad un rigido insieme di coordinate da cui è pressoché impossibile, ormai, uscire. La fase formativa è ritenuta ormai da quasi tutti come di assoluta, incontestabile e incrollabile pertinenza dello Stato, delle sue istituzioni, delle sue strutture. L’evoluzione storica e dottrinale sembrano aver consegnato al monopolio dei ministeri, delle direttive governative variabili e delle linee guida pubbliche un campo importantissimo e decisivo come quello dell’istruzione. Di questa importanza lo Stato è perfettamente consapevole e attraverso i suoi organi e i suoi strumenti ramificati in ciascuna scuola della nazione, detta una serie di precisi messaggi e veicola una serie di precisi condizionamenti da accettare senza contestazioni, pena l’esclusione dal sistema e l’emarginazione culturale. Pur non essendo stato sempre appannaggio dell’istituzione statale, l’istruzione ha seguito non solo il progressivo aumento della presenza dello Stato nella società e nella vita di tutti, ma ha anche affiancato, come un’alleata fedele e prona, le direttive che venivano dall’alto, espressione di precise politiche culturali e di una multiforme volontà politica. Il saggio osa mettere in discussione tutto questo e lo fa cercando operando in diverse direzioni critiche. Lo fa, principalmente, ponendo all’attenzione la questione di principio, il fulcro nodale dell’intera problematica, che viene definito come, essenzialmente, una questione di libertà. Rothbard, a livello metodologico, parte sempre dalla questione della libertà e dalla questione morale annessa. In questa situazione, è rispettata la libertà personale ? Originariamente, è tenuta in debito conto la libertà di ciascuna persona di rifiutarsi di sottostare a questo sistema ? La concorrenza è garantita oppure anche le realtà educative alternative al sistema pubblico sono obbligate a seguire tracce ben segnalate, senza possibilità di derogare ? Solo in un secondo tempo, anche se non secondariamente, Rothbard si chiede, e chiede ai propri lettori, se questo sistema di coazione funzioni, arricchisca chi ne usufruisce o se, piuttosto, non ne limiti le possibilità. Provocatoriamente, come spesso succede quando Rothbard affronta una tematica, l’Autore tocca, dello specifico, un aspetto polemico chiedendosi se sia corretto, adeguato e giusto che la scuola sia obbligatoria. Non solo, ma pone persino in dubbio se essa debba proporre un modello uguale per tutti.. Chiedersi se la frequenza alla scuola, almeno fino ad una certa età (età posta, peraltro, in un modo spesso arbitrario o, comunque, seguendo criteri non sicuramente oggettivi) debba essere sancita come obbligatoria non significa, certamente, per Rothbard il desiderio di lasciare nella minorità dell’ignoranza una massa di ragazzi e ragazze, quanto, piuttosto, interrogarsi su una condizione di cogenza, di coazione, di comando inappellabile e indiscutibile posto da e attraverso l’istituzione statuale. E mettere in discussione il modello egualitario, significa, nella sua essenza profonda, cercare di far comprendere che ognuno va sempre considerato come libero e come diverso. L’omologazione e l’appiattimento verso schemi precostituiti e unitari rappresentano senza dubbio fra i grandi danni che la scuola pubblica cerca programmaticamente di mantenere, ma la realtà ci parla di differenze, di persone, di singoli dalle storie intime e private non riproducibili. E crescere, per un uomo, significa educarsi, quindi l’educazione è vitale. Su di essa e sui suoi contenuti, chi deve avere il controllo ? La persona, la famiglia o lo Stato ? E’ giusto che un individuo dalle capacità sopra la media debba uniformarsi ? o debba non poter contare su modelli alternativi ? Queste e altre domande sono poste da Rothbard, semplicemente un intellettuale che non accettava che le cose venissero accettate senza discutere. Semplicemente un pensatore dotato di senso critico e di un naturale rifiuto per il conformismo.
