“Dentro il palazzo”, scritto da Carlo Cottarelli ed edito da Mondadori nel 2024 è un libro che ha come obiettivo quello di portare un resoconto dell’attività politica del suo autore. Le vicende raccontate sono sostanzialmente due, come due sono le parti in cui il libro è diviso, abbiamo un lato A e un lato B.
Il lato A si concentra sull’esperienza come senatore, mentre la seconda parte racconta dell’avventura come presidente del consiglio incaricato.
Nonostante le situazioni raccontate scendano nel particolare e nel personale, Carlo Cottarelli le utilizza per riflettere a livello generale sulla situazione e sul sistema politico in Italia, sulle sue criticità e sulle sue prospettive.
Iniziamo con il lato A, “Otto mesi al senato”, il quadro che viene riportato non è per nulla lusinghiero: in primis viene posta in analisi la sempre minor influenza del parlamento in quella che sarebbe la sua naturale funzione, ovvero quella legislativa, regole vaghe che permettono l’abuso di determinati strumenti o il continuo rinvio di decisioni importanti; viene poi posta enfasi sulla singola figura dei parlamentari, valutandone il loro trattamento economico a confronto con quelli di altri paesi, con i parlamentari italiani che sembrano essere trattati in modo nettamente più lusinghiero soprattutto se i propri stipendi e benefici vengono paragonati utilizzando il reddito pro capite dei cittadini italiani, inoltre si guarda con attenzione anche ai dibattiti parlamentari e a come non siano più luoghi di confronto e dibattito, ma momenti per far valere le proprie posizioni per partito preso, senza un reale interesse per una discussione costruttiva. La parte finale di questa sezione è dedicata al progressivo allontanamento dei cittadini dalla politica, con una particolare enfasi sui giovani e su come probabilmente il ritratto delle figure parlamentari descritto all’interno del libro non sia solo una percezione dell’autore, ma sia stato notato anche dai cittadini e abbia contribuito a farli allontanare in maniera purtroppo crescente dalla politica.
Il lato B, “Quattro giorni su è giù dal colle”, è più personale e peculiare poiché rappresenta un’esperienza inusuale persino all’interno della politica italiana e che porta con sé un grande carico di responsabilità.
Avvenuta prima dell’elezione come senatore, nell’esclusivo ruolo di tecnico non impegnato ma prestato alla politica, riguarda il ruolo come presidente del consiglio incaricato affidatogli dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella prima che le varie coalizioni politiche raggiungessero un accordo per la formazione del Governo “Conte I” nel Giugno del 2018.
Una parte preliminare alla vicenda è dedicata a raccontare i precedenti avvicinamenti dell’autore alla politica: il suo ruolo al Fondo Monetario Internazionale, il ruolo come commissario per la spending review e il la posizione di vertice all’interno dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani.
La situazione politica in Italia, come purtroppo spesso accade era instabile e incerta, non si vedevano spiragli per una formazione di un governo in tempi brevi e che potesse rassicurare i mercati internazionali riguardo all’affidabilità economica dell’Italia.
Il compito affidato a Cottarelli era quello di creare in breve tempo una lista limitata di ministri che non fossero direttamente o indirettamente (attraverso legami familiari) legati alla politica e che dichiarassero l’intento di non candidarsi alle prossime elezioni a cui il possibile governo “Cottarelli” avrebbe dovuto traghettare il paese.
In entrambe le parti del libro traspare il senso di dovere e responsabilità che hanno accompagnato l’autore in tutte le vicende che ha attraversato, è invece a tratti triste notare quale sia il quadro generale che emerge riguardo alla politica italiana e al senso di dovere verso le istituzioni che, con qualche dovuta eccezione, contraddistingue i politici di oggi.
