Evasione fiscale, corruzione, eccesso di burocrazia, lentezza della giustizia, crollo demografico, divario fra Nord e Sud del Paese, le difficoltà a convivere con l’euro. Sono queste le grandi problematiche dalla cui risoluzione dipende il futuro del Paese, secondo il libro di Carlo Cottarelli “I sette peccati capitali dell’economia italiana” presentato lunedì 7 maggio scorso in un incontro organizzato da Lodi Liberale cui hanno presenziato l’autore e Danilo Taino, giornalista del Corriere della Sera.
Le ore precedenti all’incontro di Lodi avevano visto rincorrersi indiscrezioni sul nome di Carlo Cottarelli come possibile premier, e lo sviluppo dell’intricata crisi politica ha effettivamente portato, nei giorni successivi, il professore cremonese ad essere chiamato come soluzione alternativa all’approdo che, di fatto, si è concretato. Dopo l’incontro resta l’auspicio che la professionalità e la serietà di Carlo Cottarelli non restino un bene unicamente a disposizione, ma che siano in un qualche modo utilizzate con profitto, in un quadro di implementazione di strategie autenticamente liberali.
Alcune necessarie premesse sono d’obbligo. La prima è che, per esplicita ammissione dell’autore, l’elenco dovrebbe essere esteso anche ad altri mali del nostro sistema, mali che non sono citati se non a latere, ma che meriterebbero anch’essi di essere messi a tema per un’analisi che ne evidenzi cause e soluzioni. In questa rassegna ulteriore, peraltro, il lettore può essere utilmente facilitato dalla copiosa opera precedente dell’autore in tema di politica monetaria, inflazione, tassi di conversione, sviluppo, politiche bancarie, ma soprattutto controllo della spesa pubblica e contenimento dell’indebitamento.
Siamo dunque afflitti da molti mali, e il primo passo per superarli è essere consapevoli sia della loro gravità che del fatto che ne siamo responsabili. L’Europa e le potenze economiche mondiali procedono a una velocità superiore alla nostra, che è troppo bassa. L’Italia non cresce abbastanza e il motivo è anche per le zavorre indicate sopra. Da questi “peccati” è possibile emendarsi, per consentire finalmente all’Italia una rinnovata fase di benessere generalizzato.
Cercheremo, seguendo la falsariga del testo, di sintetizzare le proposte per la soluzione di queste gravi zavorre, le strade indicate per far uscire il nostro Paese dal suo stato di perenne arretratezza e di endemica inferiorità. Partiamo dall’evasione fiscale, dicendo che l’Autore, dopo un’analisi della situazione, propone una serie di misure che contemplino il rafforzamento degli organismi di controllo, l’abbandono di soluzioni estemporanee per concentrarsi, piuttosto, su una strategia definita e chiara, il miglioramento e la semplificazione della struttura stessa della tassazione, un’unica aliquota, una riduzione delle tasse stesse mediante un’azione combinata di risparmio di spesa, un necessario mutamento nella cultura diffusa. La questione fiscale è fondamentale. Rimandiamo sicuramente al libro per affrontarne tutte le complesse sfaccettature.
Allo stesso modo, anche la corruzione viene affrontata attraverso una preliminare analisi articolata, di seguito vengono segnalate le misure preventive e repressive, con riflessioni non banali ispirate a un concreto equilibrio.
L’eccesso di burocrazia, come pure la lentezza del sistema giudiziario, rappresentano fonti di problemi che ineriscono a tutti i settori, inibendo o comunque condizionando la vita di ciascuno di noi. Sono esempi di ipertrofia della macchina pubblica, e ovviamente di malfunzionamento. Burocrazia e giustizia vanno riformate, in un senso che è specificato laddove l’Autore dice “occorre puntare su una riforma della pubblica amministrazione basata non sulla triade «più leggi, più stato, più repressione», ma «più liberalizzazioni, più concorrenza, meno leggi e regole».
Non sempre viene citato il crollo demografico, soprattutto in saggi di questo tipo, come un problema da affrontare e di cui avere consapevolezza. Bene dunque si fa nel libro a sottolinearne la rilevanza, anche perché una nazione che si spegne è una nazione destinata a non potersi più permettere gli standard precedenti.
Il divario Nord-Sud è una “questione”, è il caso di dirlo, di lunga durata. Essa si porta dietro inefficienze e vizi sui quali non si è stati in grado di porre un rimedio adeguato.
Anche qui, tuttavia, pur nel riconoscimento di un’immane disfunzione, vengono compiute alcune considerazioni al positivo di grande interesse: questo grande problema, come gli altri, peraltro, è anche una formidabile opportunità per disincagliare il sistema e un modo per intrecciare le soluzioni di ciascun punto dolente in un miglioramento complessivo. Tutti i problemi, infatti, sono interrelati e quindi logica vorrebbe che la loro soluzione possa aiutare a migliorare gli esiti di tutti e di ciascuno.
Consigliamo, infine, con particolare attenzione la lettura del capitolo riguardante le nostre difficoltà con la moneta unica, per comprendere con completezza taluni aspetti che le passioni politiche, spesso, tendono a dimenticare. L’ultimo accenno lo riserviamo ad un punto sul quale Cottarelli definisce con particolare rigore la propria attenzione, citandolo più volte e riprendendolo lungo la trattazione: una trasformazione sociale e culturale, un rinnovamento dell’ethos e dell’educazione civica di ognuno. Non riusciremo ad uscire, infatti, dalla nostra empasse se non affineremo un superiore senso della responsabilità e della consapevolezza, al riparo da facili ricette e da narrazioni semplicistiche.

