Lunedì 21 Ottobre, in occasione della duecentottantaseiesima serata di Lodi Liberale, è stato presentato il libro “Ottobre Nero”, alla presenza dell’autore Stefano Piazza, giornalista e saggista ticinese, esperto di fondamentalismo islamico, che collabora con il gruppo editoriale Panorama/La Verità, Stefano Magni, giornalista di “Informazione Corretta” e “La Nuova Bussola Quotidiana”, l’avvocato Cristina Franco, Presidente dell’Associazione Italia-Israele di Savona e Stefano Parisi, Presidente dall’ “Associazione 7 Ottobre”, collegato da remoto.
Il libro nasce dall’idea di raccontare i fatti di quel giorno tragico, gli eventi di quel massacro che fu il 7 ottobre, il giorno più nefasto della storia di Israele. Il racconto dei fatti è caratterizzato dal forte rispetto per le vittime e per il lettore, che rimane ovviamente colpito dalla tragedia di quella mattanza, ma sempre con la delicatezza di chi per prima cosa protegge l’umana pietà delle vittime. Stefano Piazza non racconta solo i fatti, ma le sue emozioni strazianti, riuscendo a comunicarci anche gli incontri con i parenti e i superstiti. Persone lacerate e ferite dalla tragedia per i parenti e gli amici violati e uccisi, ma anche per il tradimento palestinese di quello che era un progetto di collaborazione per la pace. Amici che si credevano tali, che lavoravano nei Kibbuz in serenità, ma al solo scopo di carpire informazioni, per poi trasformarsi in feroci assassini. Lupi vestiti da agnelli.
Descrive la situazione politica di Israele, le difficoltà del governo Netanyahu con la divisione netta della popolazione sulla riforma della giustizia che ha portato a una profonda lacerazione dell’opinione pubblica israeliana analizzando in maniera distaccata gli errori commessi dell’intelligence e le sottovalutazioni politiche.
Esplora le difficoltà di Israele ad affrontare una guerra combattuta casa per casa contro i terroristi che si nascondono nei tunnel ed emergono quotidianamente da ospedali, scuole, moschee e anche dalle sedi dell’Unrwa (Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Medio Oriente). Oltre la guerra sul campo, Israele deve combattere la guerra mediatica con la propaganda di Hamas, che viene accettata senza mai essere messa in dubbio dai media.
L’opera, inoltre, approfondisce i legami dell’Iran, sciita con il mondo sunnita di Hamas, e le varie organizzazioni terroristiche come Hezbollah e gli Houthi, uniti nella fratellanza musulmana contro il nemico giurato, l’”entità sionista”, ma non solo. Ne ribadisce i fatti e le idee che sono alla base del idea islamista che vede Israele come il nemico da distruggere, come primo baluardo a quello che è invece l’altro obiettivo: il mondo occidentale tutto, le nostre democrazie.
Il libro prosegue analizzando la situazione di crescente antisemitismo che ha travolto il mondo occidentale, già dall’8 ottobre, quando ancora non era iniziata la guerra. Ne coglie i dettagli, evidenziando i moltissimi nemici e i pochi amici di Israele e tra questi esplora lo strano rapporto di amicizia con gli Usa, evidenziando, allo stesso tempo, le difficoltà del rapporto esacerbato dalla flebile sintonia umana tra i due leader, ulteriormente stressata dalla campagna elettorale per le elezioni presidenziali americane.
Seguendo il detto “segui i soldi”, l’Autore esamina il coinvolgimento del Qatar nei finanziamenti delle università occidentali e, al contempo, nella sponsorizzazione di Hamas, che sovvenziona e protegge nelle proprie residenze dorate. Evidenzia come questo fiume di denaro verso il mondo libero abbia l’obbiettivo di approfittare della debolezza dell’occidente per portare un cambio culturale, e al contempo supportare associazioni finalizzate alla raccolta di fondi per Hamas, Hezbollah e altre formazioni.
Infine, affronta il rapporto conflittuale con l’ONU, evidenziandone le contraddizioni e le ambiguità. Spiega come l’Assemblea Generale agisca in maniera pilatesca con voti a maggioranza schiacciante contro l’unica democrazia del medio oriente.
Ma, in mezzo a tutte queste criticità, conclude affermando che Hamas, nonostante tutto, ha già perso perché Israele, pur costernato per il senso di colpa per non essere stato in grado di garantire la sicurezza della sua gente, sa con certezza che questo errore non lo ripeterà mai più.
Resta quindi, conclude Piazza, il dovere del giornalista di raccontare i fatti accaduti, in memoria delle vittime del 7 ottobre, ma soprattutto raccontare come Hamas abbia perso ogni credibilità rivoluzionaria e sia destinato per sempre al disonore.
