Una analisi corrosiva della politica monetaria ed una suggestione libertaria

Lunedì 14 ottobre, nell’ambito delle serate dedicate al pensiero liberale e libertario, abbiamo presentato “Il mistero dell’attività bancaria”, di Murray Newton Rothbard. Erano con noi Giovanni Birindelli, Presidente di “Catallaxy Institute”, Francesco Carbone, consulente finanziario, Francesco Simoncelli, community manager per “Mellis Wallet” e Antonio Foglia, vice presidente di “Ceresio Investors”. Lo studioso libertario e anarco-capitalista ha più volte, nella sua prolifica produzione, trattato delle tematiche contenute in quest’opera, e lo ha fatto, pur nelle diversità dei contesti e nella peculiarità dei momenti storici, dalla prospettiva della Scuola Austriaca di economia (seppur filtrata dalla sua peculiare personalità e dalla sua originale parabola intellettuale). Lungo tutto il corso della sua vita, Rothbard ha riflettuto intorno al denaro, ai prezzi, alla moneta, al sistema bancario, con particolare riguardo (polemico) per le Banche centrali, cercando di mostrare come questi argomenti siano impattanti sul novero delle libertà personali di ogni individuo. Riteniamo sia adeguato, preliminarmente, proprio sottolineare come troppo spesso non vi sia la consapevolezza dei pericoli che le libertà di ognuno corrono quotidianamente in virtù delle decisioni di politica monetaria, creditizia, inflazionistica. Porre mente a questo aspetto, vale a dire comprendere appieno che ben precise direttive intorno a questi argomenti possono avere conseguenze molto pesanti, siano esse intenzionali o inintenzionali, sulla vita quotidiana di ciascuno come pure sul livello generale ed individuale di libertà, sarebbe già un’acquisizione di rilievo, in un panorama dove questi atti sembrano essere accettati senza comprenderne il peso. Rothbard ha sempre avuto, lungo tutto il corso della sua multiforme attività e in ciascuna delle sue molteplici opere, la preoccupazione quasi maniacale a farsi comprendere, utilizzando, se necessario, semplificazioni ed un linguaggio piano e chiaro orientato verso i propri lettori più che verso il mondo accademico. Questo ha generato, abbastanza comprensibilmente, il pregiudizio che Rothbard fosse poco profondo, superficiale, in generale ben poco autorevole. In realtà, il suo è sempre stato un intento metodologico preciso, volto ad esprimere concetti precisi in un modo piano, relativamente semplice e, comunque, con alle spalle una solida preparazione. Questo libro non fa eccezione e l’interesse per le tesi esposte non è disgiunto dal modo estremamente comprensibile con cui queste tesi sono esposte. Azzardando, ma non troppo, si potrebbe dire che porsi, come ha fatto sempre Rothbard, in opposizione al mainstream accademico e intellettuale per sostenere idee spesso controcorrente non poteva che presupporre una modalità espositiva nitida, volutamente lontana da astruserie verbali o terminologiche. Quest’opera ne è l’ennesima riprova, con posizioni che, se per molti versi si agganciano alla tradizione austriaca in materia, di certo mostrano un’adeguatezza al senso comune, all’analisi concettuale e logica e alla ricerca storico-critica di notevole valore. Non ci introdurremo nel merito di un intrico di punti che hanno originato da sempre fiere contrapposizioni tra gli studiosi della materia economica di vario orientamento, anche per l’impossibilità di trattare in una sintesi argomenti tanto vasti cercando di fornirne un’impressione perlomeno veridica. Ci limiteremo a due aspetti, fra i tanti, che riteniamo di notevole interesse, vale a dire la posizione dell’Autore sul complesso di vicende che ha portato alla creazione delle Banche centrali e, infine, alla proposta che Rothbard avanza per offrire un’alternativa plausibile dopo una critica tanto distruttiva. Nel primo caso, non sarà nostra intenzione discutere o riportare tutto il complesso di idee che soggiacciono al complesso punto di vista di Rothbard in materia, ma ci basterà cercare di indurre all’attenzione sul fatto che, di fronte ad un fenomeno che sembra ormai irreversibile e, per certi versi, in espansione come quello del controllo pressoché omnicomprensivo dell’attività creditizia e di politica monetaria da parte delle Banche centrali, Rothbard eleva più di un dubbio, molte riserve e delle critiche che non possono essere accantonate a cuor leggero. Lasciamo ai lettori, che, ci auguriamo, molti, la scoperta di queste precise critiche, mentre a noi il compito di considerare come estremamente importante, in un’ottica di discussione e di elaborazione del consenso intorno a punti tanto importanti, l’emergere di una voce che si permette di non accettare ogni cosa come inevitabile, ma, piuttosto, di un punto di vista in grado di esercitare un controllo critico che passa anche da una contestazione acuminata e precisa. Il secondo punto riguarda l’interesse rappresentato, nella parte conclusiva dell’opera e prima dell’Appendice, dalla proposta avanzata dall’Autore in merito ad un’alternativa. Questa proposta, che viene definita come il tentativo di “tornare ad una moneta sana ed onesta”, si configura come il ritorno ad uno standard aureo veridico, alla riscossione delle riserve auree a fronte di un cambio definito, la soppressione della Banca centrale (qui è il caso americano ad essere tenuto in conto, ma lo stesso schema potrebbe essere esteso alle altre nazioni con sistemi monetari simili), il riallineamento del sistema bancario, la soppressione della Zecca centrale e statalizzata e, in generale, la privatizzazione dell’intero settore. Tutto questo, ancora una volta, dovrebbe insegnarci che chiuderci nello steccato di una sola opzione, fatta cadere dall’alto, controllata dal potere politico e dalle autorità finanziarie centrali, ci preclude possibili opzioni più libere e, magari, più confacenti ai desideri degli uomini che fanno impresa . Non a caso, anche nella nostra epoca, che ha fatto del controllo soffocante delle istituzioni e del dirigismo un freno allo sviluppo della libertà economica, stanno inevitabilmente emergendo realtà che sono l’espressione concreta di una reazione alla coercizione finanziaria e che non possono che rappresentare una speranza per chi ha a cuore le sorti della libertà tout court. 

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