Le dinamiche di un Paese ostile all’imprenditoria

Lunedì 12 ottobre Lodi Liberale è giunta al suo centesimo evento, un traguardo ragguardevole di cui siamo orgogliosi. Per festeggiarlo abbiamo voluto organizzare la presentazione del libro di Flavio Briatore “Sulla ricchezza” insieme all’autore (Imprenditore), Alberto Mingardi (Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni) e Roberto Brazzale (Imprenditore). Il nostro auspicio è che il libro venga letto prescindendo dai pregiudizi, anche verso il suo autore che dimostra di saper affrontare molti dei maggiori problemi che affliggono il nostro sistema Paese con notevole realismo e grande franchezza. Questo volume, lontano da un certo qual snobismo paludato e da facili accomodamenti, ha il pregio di presentare un quadro scomodo, duro, in taluni punti persino spietato, di un’Italia sospesa sul precipizio. È un’opera, oltretutto, anteriore all’emergenza pandemica che ha, se possibile, acuito la situazione di drammaticità in cui viviamo.

Lo diciamo subito, è un libro che non può non piacere a tutti. Per esempio, non verrà apprezzato da quelle categorie che vengono esplicitamente indicate come le responsabili dello nostro stato di sfacelo. O ancora, da tutti coloro che danno per acquisito il disastro e, quindi, lo accettano come inevitabile. Ad alcuni sembra invece mancare la consapevolezza della gravità della nostra condizione, mentre altri credono si possa tranquillamente proseguire in questo modo, essendo quindi in qualche modo corresponsabili della rovina economica e del default dei conti pubblici a cui ci stiamo pericolosamente avvicinando.

Flavio Briatore non intende presentarsi come un intellettuale o un saggista. Il libro è una documentata denuncia dell’inadeguatezza italica di fronte alle sfide del XXI secolo con la presentazione di casi di efficienza e di benessere implementati da altri Paesi che, nei confronti della ricchezza, del lusso e dei servizi di alta qualità hanno dimostrato un’attenzione speciale. Tutto ciò ha prodotto risultati inoppugnabili per quei Paesi e le conseguenze positive si sono moltiplicate, riversandosi anche su categorie della popolazione molto lontana dai fruitori diretti di quei servizi. Perché è questo, tra le altre cose, che il libro cerca di evidenziare: dove il libero mercato funziona e dove lo stato di diritto è vivo e operativo si ampliano le condizioni, gli indici e i livelli assoluti e relativi di benessere, il reddito pro capite, la qualità stessa, diffusa, della società. L’Italia è un Paese che disprezza la ricchezza, che odia il lusso, che censura e castra la volontà di emergere, che schiaccia sotto un peso insopportabile le persone fisiche e le imprese, che diffida del merito. È un Paese ostaggio di una burocrazia frustrante, di una classe politica scollegata dalla quotidianità, di una spesa pubblica che clientele e gruppi di interesse non vogliono tagliare, di una fiscalità soffocante e strutturalmente errata. Quando lo sguardo si dirige, poi, su specifici punti (il Sud, il turismo, l’imprenditorialità, la corruzione, il sistema pensionistico, la fuga di capitali e di giovani capaci, un’organizzazione dell’istruzione totalmente inadeguata) siamo posti di fronte a nervi scoperti e irrisolti da decenni, in un’atmosfera di caos, approssimazione, complicazione e immoralità che dovrebbero indurci alla vergogna.

Questo è un libro che non si limita a denunciare l’indubitabile bassezza dei nostri standard, ma che prova a fornire delle concrete soluzioni, in ciascuno dei comparti criticati. Le soluzioni sono presentate alla luce di un’impostazione favorevole al mercato e all’iniziativa privata che ricorda i momenti più produttivi della nostra storia, esalta il carattere nazionale e invoca una necessaria liberazione di energie e vitalità troppo a lungo sedate.

Insomma, il libro è una sorta di manuale di liberismo applicato con un invito a spendersi per far ripartire questa meravigliosa nazione non dandone, invece, per scontato il futuro di declino economico senza aver provato una soluzione tanto diversa quanto plausibile. E questo è solo uno dei moltissimi motivi per cui il volume vale la pena di essere letto.

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