Ogni bene economico ha un costo (e ogni promessa di gratuità va attentamente valutata)

Lunedì 16 settembre 2024 abbiamo presentato, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, il libro di Milton Friedman “Non esistono pasti gratis”. Erano con noi Nicola Giocoli, professore di Economia politica presso l’Università di Pisa, Riccardo Puglisi, professore di Economia politica presso l’Università di Pavia e Pietro Lombardi, coordinatore per la Campania dell’Istituto Liberale. Questo breve scritto si incentra principalmente su un concetto tanto evidente quanto dimenticato : ogni azione, ogni servizio, ogni bene, insomma, ogni componente economica ha un costo. Che questo costo sia evidente, palese o nascosto e diffuso, è cosa che importa per un altro genere di considerazioni, che cercheremo di affrontare seppur come accenno, considerazioni che, tuttavia, non tangono il senso sostanziale del concetto, il suo significato profondo e cosa esso comporti.. Se ogni azione, servizio o bene hanno un costo, significa che l’idea di gratuità è infondata. Cercheremo di vedere, dopo un minimo di analisi su cosa comporti questo tipo di portato parallelo e conseguente, anche la natura dell’infondatezza dell’idea di gratuità e come questa idea vada ben compresa per evitare fraintendimenti. Cercando di andare con ordine, e partendo dall’assunto, l’Autore ricorda che non ci troviamo di fronte ad una deriva della morale quando rileviamo che ogni componente economica abbia un costo, ma semplicemente ad un fatto, tanto più palmare quanto più chiaro risulti l’evidenza per cui questo costo può assumere le connotazioni di un costo esplicito oppure nascosto o diffuso su più attori (o sull’intera comunità). Usare l’espressione idiomatica anglosassone per cui “nessun pasto è gratis” oppure che “ogni pranzo al ristorante si paga” significa invitare a riflettere sul fatto che il conseguimento di un bene economico si paga sempre, o in maniera diretta da parte del fruitore o in maniera nascosta e diversificata o, ancora, distribuendolo su diverse parti o sulla comunità. Crediamo sia opportuno sgombrare subito il campo da possibili equivoci, e per farlo diremo che sicuramente è possibile riscontrare la gratuità nelle nostre vite quotidiane, oppure atti gratuiti di cui ci rendiamo protagonisti o di cui altri decidono di farsi carico invece nostra. Come pure, è possibile riscontrare l’esistenza di concessioni erogate come un dono, senza apparente contropartita. Tutto questo non è messo in discussione, ma tutto questo non rappresenta l’oggetto su cui verte questa riflessione, che è un oggetto economico-politico. Affermare che ogni componente economica ha un costo (lo ribadiamo, vedremo più innanzi di parlare seppur brevemente della natura di questo costo) può sembrare a molti un’arida petizione di materialismo gretto o di economicismo sciatto, ma non è così che Milton Friedman intende configurare la propria analisi. La prima delle sue preoccupazioni è tesa ad esplicitare una serie di dati di fatto e, quindi, il punto da cui si dipartono le sue riflessioni è un punto che potremmo definire di analisi scientifico-sociale, incardinata ed imperniata su dati reali e perfettamente riscontrabili. Ogni bene economicamente inteso, dunque, si paga e la pretesa di fornirlo gratis (e qui ci soffermiamo sulle caratteristiche del costo di tale bene) è una pretesa infondata. Eppure, riscontriamo ogni giorno, con la stessa brutale evidenza con la quale lo scienziato economico-politico Friedman ci pone di fronte ai fatti, che da più parti, principalmente da parte del governo, dello Stato o degli schieramenti che devono o vogliono amministrare le nostre esistenze, la promessa di gratuità viene continuamente evocata, sventolata, agitata come un potente talismano come una chiave che apre molte porte. Ecco, allora, che nelle riflessioni intorno alla natura del costo, emerge che i costi che sembrano non esserci, o il cui gravame sembra essere spostato da chi dovrebbe farsene carico a fantomatiche decisioni quasi illusionistiche oppure quei costi che sembrano scomparire per decisioni dall’alto sono di fatto o nascosti oppure ripartiti oppure distribuiti. In economia (verrebbe da dire nella vita reale, seria e onesta), non esistono sparizioni, giochi di prestigio, apparenze, magie che comportano la sollevazione o la sparizione dei costi. Dove i costi non si vedono è perché quei costi vengono messi sotto il tappeto (avendo tutti la sgradevole caratteristica di ri-presentarsi aumentati degli interessi) con un colpo di scopa, oppure vengono orientati verso altre categorie che devono comunque sostenerne l’onere. Senza contare che questi costi dissimulati si configurano come “costi-opportunità”, vale a dire che ogni scelta, comportando un costo, comporta anche il valore di ciò a cui, consapevolmente o inconsapevolmente, si rinuncia. E senza contare che, per esempio nel caso dell’organismo a maggior frequenza quantitativa e qualitativa di promessa di gratuità, ovvero lo Stato, ci troviamo praticamente sempre di fronte a “costi differiti”, ossia ad aumenti della tassazione nel breve, medio o lungo periodo. Milton Friedman è efficacissimo nel mostrare come i programmi di Welfare State, propalati come concessioni governative o politiche, non siano affatto gratuiti, ma finanziati dai contribuenti. Crediamo che non sia di poco conto la riflessione intorno al fatto che queste mistificazioni siano compiute illudendo o ingannando proprio coloro che devono finire per pagare il gravame di questa mancanza di chiarezza (per usare un eufemismo).

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